All posts tagged: leadership

Barack Obama, la storia va sempre in direzione della giustizia

Al netto del vippume, che c’era e tanto, da Fabio Volo che faceva avanti e indietro a Geppi Cucciari, al codazzo degli chef (da Cracco a Oldani) e dei politici (da Renzi alla Fedeli); facendo finta di non sapere che con un pass extra potevi pure farti un selfie con Lui; e senza mettersi a fare i conti di chi (e quanto) ha pagato davvero e quante erano le sedie vuote, ho deciso di concentrarmi su Barack Obama, il 44esimo presidente degli Stati d’America che si è presentato al The Global Food Innovation Summit di  SeedsandChips per fare una conferenza, e non so quanti chi, prima d’ora, avessero sentito parlare di questo evento (ne parlai qui). In ogni caso, è bastato che entrasse in sala, ringraziasse e salutasse, e il livello medio della platea si è alzato per magia. Non è una considerazione di mera estetica, perché Barack Obama ha parlato per buona parte della conferenza di leadership. Di come costruire una leadership, di come comunicarla, di come attrarre persone. Lui che ha capito cosa fosse la leadership a Chicago …

Power dress. L’abito del potere

[Pubblicato su Gioia! 23 ottobre 2014] She dresses to win! Era il giugno 2008, il titolo era del New York Times, e “she” era Michelle Obama che, da lì qualche mese, sarebbe diventata la nuova first lady degli Stati Uniti d’America. Chissà cosa avrà pensato Naomi Wolf, neo-femminista e autrice di saggi bibbia come Il mito della bellezza e Vagina. Una storia culturale (Mondadori): lei che alle lusinghe della moda ha sempre imputato la costruzione di quella “trappola della bellezza” che teneva le donne vincolate a un ideale voluto, guarda caso, dai maschi. E che oggi, invece, con tutti i media a fare il tifo per il female power, si ritrova una moda celebrata non come dittatrice, bensì come strumento usato dalle stesse donne per esprimere il loro nuovo potere “sul” e “nel” mondo. Più di qualcosa è cambiato, di fatto, da quando Yves Saint Laurent – agosto 1966 – presentò la sua prima versione di Le Smoking nel suo quartier generale di Avenue Marceau. Poi ci furono le donne in carriera degli anni Ottanta …

Il potere? Questione di allenamento

[Articolo pubblicato su Gioia! numero 38 del 2 0tt0bre 2014] Diceva la maratoneta britannica Paula Jane Radcliffe, campionessa del mondo nel 2005 e primatista mondiale, che il segreto di un vittoria sta nel non porsi limiti, nello spingersi oltre i sogni e nel ridere un sacco. In poche parole, nel piacere della competizione. In ogni campo. Ora, se c’è un posto dove si impara questa attitudine, questo non è un corso di leadership al femminile, ma la palestra. O meglio ancora, il campo da basket, il ring o la pedana da scherma. A dirlo sono molti studi statistici: le ragazze che praticano sport di squadra si laureano e trovano lavoro con più facilità, arrivano prime nelle posizioni di vertice e hanno compensi maggiori. Mica è una gara… si dirà. No, però è bene sapere che quando il Comitato Olimpico Internazionale cominciò a pensare all’Athlete Career Programme per chi, terminata la carriera sportiva, voleva entrare nel mondo del lavoro, scoprì, non senza sorpresa, che le donne atlete davano prova di una marcia in più anche in …

#WomenFashionPower

E ora, cosa mi metto? Questo avrà esclamato, nel febbraio del 1975, Margaret Thatcher quando, prima donna nella storia, venne eletta leader del Partito Conservatore in Inghilterra. Non che la Lady di ferro non conoscesse l’importanza dell’“apparire”. Lei, che aveva già studiato duramente per modulare la sua voce stridula grazie alle lezioni di dizione di Kate Fleming, la stessa che insegnò il potere della parola a Laurence Olivier e Peter O’Toole, e che, per non essere esclusa dai video del partito, si era sottoposta alle tecniche di rilassamento per il corpo. Così scelse, e non a caso, un tailleur celeste di Mansfield, il marchio creato da tale Frank Russel, figlio di un sarto, quasi eroe di guerra e perfetto esempio di self-made man meglio conosciuto come King of coat. Insomma, tutto very british. Tanto che quell’abito profilato con una seta a righe ripresa dall’ampio foulard divenne un’icona di stile politico. Lo stile Thatcher. Il perché, per le donne più che per gli uomini per la verità, l’abito faccia la monaca, è una delle domande a …

Fate tanti figli, farete carriera

[Articolo pubblicato su LeiWeb il 12 novembre 2013] Qualche anno fa uscì un libro, best seller negli Usa, della giornalista premio Pulitzer Katherine Ellison, intitolato Il cervello delle mamme. Come la maternità ti rende più brillante. Era forse solo un’intuizione derivata dall’esperienza, poi confermata dai risultati, scientifici, di una ricerca diretta dal biologo Adam Franssen (qui una sua intervista al Smithsonian Magazine) dell’Università di Longwood, in Virginia. La ricerca, pubblicata nei primi mesi del 2013, evidenziava come le donne madri avessero aumentato la loro capacità di organizzazione, di risolvere i problemi e di rispondere con più efficacia ai momenti di ansia e stress. Che le mamme abbiano competenze manageriali non ordinarie è per altro dimostrato anche dal fenomeno crescente delle mumpreneurs, un network che ormai copre tutta Europa, a partire dalla Gran Bretagna, tanto che persino la rivista economica Forbes ha ritenuto opportuno stilare un elenco dei sei segreti delle mamme che lavorano da applicare al business: una migliore organizzazione per aumentare l’efficienza, massimo utilizzo delle ore del mattino, privilegiare la qualità al posto della quantità, prendersi cura della propria persona per essere …

2020: il futuro non è rosa

[Articolo pubblicato su LeiWeb il 5 novembre 2013] Non è facile parlare di leadership femminile e gender diversity dopo i recenti dati di Confartigianato. Lo scarso investimento nel welfare (20,3 miliardi, equivalente all’1,3 per cento del Pil, che poi sono il 39,3 per cento in meno rispetto alla media dei 27 Paesi Ue) impedisce alle famiglie di conciliare lavoro e vita privata, e alle donne, su cui ricade la maggior responsabilità dei lavori di cura, di lavorare. Eppure, in Italia, le donne imprenditrici e lavoratrici autonome sono le più numerose di tutta Europa (il 6 per cento in più rispetto alla media europea). Eppure l’Europa, il 14 ottobre, ha dichiarato in una nota che la presenza delle donne ai vertici delle società quotate in borsa è salita al 16,6 per cento: quasi un punto percentuale in più rispetto a un anno fa (qui i link dati). In quello stesso giorno, la Commissione europea ha proposto un’altra direttiva per affrontare lo squilibrio di genere nei consigli d’amministrazione. Oltre alle così dette quote rosa, e all’invito agli …

Ricomincio da me – la guastafeste

In un recente articolo su Forbes, Natalee MacNeil l’ha chiamata una rivoluzione silenziosa. Elvira Serra, sul blog La27esimaOra, ha ricordato invece l’articolo del Sunday Times e il successo delle mumpreneurs, che per altro godono di un network ormai consolidato in quasi tutta Europa. Nei corsi e ricorsi economici, tra riprese e recessioni, l’economia al femminile, torna insomma come se fosse una novità. Come se fosse una notizia la capacità femminile di “tenere botta” nei momenti più tragici della storia: basterebbe pensare all’economia di guerra, quella sostenuta in silenzio dal lavoro femminile, dalla gestione economica delle donne che rimanevano a casa, per capire che la notizia non è poi da prima pagina. Che cosa è in fondo, questa crisi se non una guerra? Si è detto molte volte. Come si è detto che la crescita del lavoro femminile è dovuta al fatto che molte donne, ritrovatesi con il marito a casa, hanno ripreso la via dell’impiego accettando anche lavori dequalificati per loro. Ma qui si parla di mamme. Di donne soddisfatte e sorridenti (di default) che …

La gestione delle imprese? Un lavoro da donne

Articolo pubblicato su Lei Web il 3 ottobre 2012 C’è un dato che pochi conoscono e in cui l’Italia può vantare di essere davanti a Paesi da sempre additati quali esempi di equità e produttività come Germania e Svezia: è il numero delle imprenditrici a guida di aziende artigiane. Per l’esattezza si tratta di un esercito rosa di un milione e mezzo di donne che nell’ultimo anno, nonostante la crisi, è riuscita persino a crescere e migliorare la propria redditività, soprattutto se confrontata con quella dei loro colleghi maschi. Ma cosa hanno di tanto speciale queste imprenditrici? La risposta viene da un’interessante ricerca presentata dalla Confartigianato Lombardia in collaborazione con Il Corriere della Sera. È lei il titolare?, questo è il titolo della ricerca delle sociologhe Michela Bolis, Arianna Fontana (anche imprenditrice), Riccardo De Vita, Cecilia Manzo e Ivana Pais, ha cercato di capire, analizzando esempi concreti, in che cosa si differenzia il modo di governare le aziende tra uomini e donne e quali risultati, questa eventuale differenza di genere apporta, sia in termini di benessere in azienda che di produttività. Ebbene, la leadership …

Tra il dire e il fare

Una delle cose che mi ha più colpito della ricerca È lei il titolare presentata una settimana fa nella Sala Balzan de Il Corriere della Sera e su cui sono stati già scritti molti post (ecco il mio su LeiWeb e quello di Dario di Vico su Il Corriere) è una dichiarata diffidenza delle imprenditrici interessate verso i salotti della politica rosa. In modo più o meno esplicito, infatti, queste donne, che sono il simbolo di una “vittoria” al femminile nella gestione delle imprese, non hanno esitato ad affermare che, di certe tematiche femministe, fanno volentieri a meno (spesso quote rosa comprese), perché loro, la parità dei ruoli e delle mansioni se la conquistano sul campo. Cosa che, di fatto, succede. Queste donne non usano “relazioni” per accrescere la propria azienda, tanto più relazioni femminili: forse sono troppo impegnate nel lavoro “vero”, forse non lo credono indispensabile, ma, onor del vero, questo comportamento le condanna a una dimensione imprenditoriale piccola o almeno modesta. Queste donne cioè, non riescono a fare il salto: dirigono, ma non troppo; …

caro Severgnini…

Oggi Il Corriere della Sera ha pubblicato l’intervento Donne e carriera, basta eroismi che Beppe Severgnini  ha fatto in occasione della conferenza internazionale Women in Diplomacy. L’articolo è rimbalzato subito sui Social Network e sul blog de La27esimaOra suscitando molti commenti. Io uso il mio blog per farlo. Perché, mi verrebbe da dire caro Severgnini, mi fa piacere che un uomo scriva su tematiche femminili, e che ci dia pure consigli – ben accetti si intende – su come uscire da questa impasse culturale. Del resto, ogni volta che un uomo affronta queste spinose questioni, magari snocciolando dati che ormai credo (io come tante altre) di sapere a memoria, appare sempre come un illuminato e progressista, mentre, tutte le volte che le stesse cose sono scritte da una donna, vengono etichettate come lamentazioni uterine (si legga i commenti ai vari post del blog de La27esimaOra). Non mi fraintenda, caro Severgnini, io voglio che gli uomini si occupino e scrivano di queste cose: mi piace solo far notare la differenza. Una cosa però gliela vorrei dire: …