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Democrazia paritaria: alcune proposte

Il 2013 sarà un anno cruciale per la democrazia paritaria e la rappresentanza femminile. Se ne parlerà a Milano sabato 14, a Palazzo Reale, Piazza Duomo 14, dalle 10 del mattino: incontro nazionale di Se Non Ora Quando. Raggiungendo la massa critica nelle istituzioni rappresentative le donne potranno contribuire con il loro sguardo e la loro differenza alla formazione delle agende politiche e alla costruzione di una nuova visione per il Paese. L’obiettivo è riprodurre a livello nazionale l’esperienza delle giunte di Milano, Bologna, Torino, Cagliari: 50/50 a ogni livello, condizione necessaria, anche se non sufficiente  – sul passaggio dal 50/50 al patto di genere c’è molto da lavorare – per il cambiamento che noi tutt*, donne e uomini, auspichiamo. Grande parte delle nostre energie dovranno convergere in questa direzione, individuando gli strumenti più efficaci. Eccone alcuni legge elettorale Anche se nessun dispositivo può sostituire la volontà politica di eleggere un maggior numero di donne, sono indispensabili misure antidiscriminatorie che variano secondo il modello elettorale. In coda al post, alcune proposte elaborate dalla costituzionalista Marilisa …

fonti primarie

Certo, non facciamone un caso. Ma se le ultime due Primarie in cui il PD aveva presentato una candidata donna, prima a Genova (ne avevo scritto qui) a poi a Palermo, si risolvono con uno scivolone del partito tutto, c’è da riflettere. E se a Genova ha vinto il candidato sostenuto da Sel, in una tornata che fin dall’inizio era sembrata pretestuosa (far fare le primarie a un Sindaco in carica non è come delegittimarlo?), a Palermo Sel era al fianco di Rita Borsellino, ma non è bastato. Il PD, la vicenda di Milano ne è la prova, ha già dimostrato di sopravvivere a questi esiti dispettosi, quindi le solite lotte intestine, c’è chi le chiama resa dei conti, poco mi interessano. A me interessa invece come ne esce la rappresentazione della donna in lotta per il potere. E soprattutto, che fine fa, nella politica di questo Paese, la possibilità di avere una rappresentanza politica un po’ più paritaria. Non vorrei, e esorcizzo nella scrittura la paura, che si dicesse che il PD perde perché …

se non scelgo non voto

L’ho ri-letto questa mattina su Twitter e mi è venuto in mente un forum di Marco Travaglio del 2007 che aveva proprio questo titolo: Se non voto non scelgo. Andatelo a leggere e vedrete che non è cambiato molto da allora e forse neanche dal 1700 quando Jean Jacques Rousseau diceva, più o meno, che il popolo era libero soltanto nel momento del voto per poi tornare schiavo il giorno dopo. Ora, è ovvio che finché il nostro resterà un parlamento di nominati e non di eletti, la nostra libertà sarà annullata persino nel momento delle elezioni. E questo vale, per come sono messe le cose, ancor più per le donne che in questo momento storico stanno combattendo due battaglie parallele: quella per una reale democrazia paritaria che le veda equamente presenti in tutti i luoghi dove si decide, e quella che costruisce questa stessa presenza in virtù di scelte trasparenti e dirette. L’ho scritto tante volte, è la libertà di scegliere e non di essere scelte (un articolo ben fatto sulla condizione della rappresentanza …

la voce dei numeri

Unmilioneduecentodiecimilaquattrocentosessantasei. Tanti sono i firmatari del referendum che chiede l’abrogazione dell’attuale legge elettorale, detta anche Porcellum. Numeri che fanno pensare, numeri che raccontano di un’Italia migliore, più seria, colta e responsabile, dei suoi rappresentanti a Palazzo. Ieri sera guardavo e ascoltavo i cittadini di Parma. Anche loro numeri, e non nomi e cognomi di quelli – e quelle – che riempiono le pagine dei giornali. Solo numeri in piazza ogni giorno da mesi. «È così che bisogna fare», diceva una signora bionda: perché se la politica, disillude, non è questa una buona ragione per abbassare ancor di più il prezzo, e la dignità, delle nostre, di vite. Della nostra, di politica. Una politica che le donne devono ancora prendere in mano. Scrissi il 17 giugno nel post Una legge uguale per tutte che la battaglia sul rinnovo della legge elettorale era una battaglia prioritaria per le donne. Una battaglia che si poteva guidare da protagoniste. Alla vigilia di Siena scrissi più volte della differenza determinante tra la libertà di scegliere e la libertà di essere …

no woman no party

Quale infinita tristezza. Concentrato di mediocrità, di mancanza di idee, di decenza. Odore di muffa e di noia. Più che di vacanze, come molti si affrettano a scrivere oggi. Ho seguito tutto il dibattito alla Camera. Di quello al Senato ho visto di strascico Rutelli, poi ho avuto pietà di me. Nessuna donna ovviamente. Più della metà del Paese che non parla. Sta seduta e ascolta. L’altra metà forse mercanteggia, stabilisce un prezzo, misura la propria convenienza: è la nuova declinazione della responsabilità nazionale. Altro che vacanza, altro che festa. No woman, no party. Non è la soluzione finale, e nemmeno quella totale, ma potrebbe essere l’inizio. Non vorrei rispolverare The Gender Equality Project, il Cedaw, o le ricerche Goldman Sachs, potete sempre andarli a vedere (anche in questo blog). Certo, un colpo di reni qualcuno avrebbe potuto averlo: tipo lavoriamo ad agosto e mettiamo le basi per una nuova legge elettorale. Qualcuno poteva anche essere una donna: vi fanno stare sedute, ma mica vi hanno ancora tagliato la lingua. Quando è che ci svegliamo? …

una legge uguale per tutte

Stiamo per finire, come un’amica ha intelligentemente osservato, in un cul de sac. In una rete che, in parte, abbiamo tessuto anche noi. Se avete minimamente seguito il dibattito milanese che ha preceduto la nomina della Giunta Pisapia, sul blog di Marina Terragni o su Facebook, ve ne sarete accorte. Perché di fatto, nonostante le intelligenze messe in campo, nonostante il grande lavoro offerto in modo generoso da tante e competenti donne milanesi, fino all’ultimo la presenza femminile è stata messa in dubbio. Un’insicurezza a volte isterica, accompagnata da una sequela di nomi che si susseguivano senza tregua, che si confermavano e si smentivano, per poi cambiare ancora. Come nomi di donne in passerella, e chissà quale di loro sarebbe stata estratta dal cilindro per l’ultimo, clamoroso, effetto finale. Avevo scritto in quei giorni proprio a Marina Terragni commentando la lettera di Anna Catasta, Forma e Sostanza, che mentre ci stavamo arrovellando su quale donna sarebbe stata scelta come vicesindaco o nella giunta, il problema vero e reale era che ancora una volta queste donne …

psicoanalisi post elettorale

Aspettiamoci di tutto perché succederà. Mi pare già di vedere i primi commenti a caldo dei vertici istituzionali di questa città. Si dirà che le donne sono state messe lì solo per rispettare il tanto radical chic 50&50, nomine di facciata per darsi un tono di illuminata modernità. Si parlerà di strumentalizzazione o, ancor peggio, ci si lascerà andare a entusiasmi partigiani davvero esagerati. Commenti fiduciosi tipo il nuovo (rosa) che avanza o annunci ottimistici della svolta della vita. Ma la vita, come la politica, è in generale un poco più complessa e io ho l’impressione che tali comportamenti non facciano altro che sottolineare l’immaturità della nostra società. Ogni volta che una donna viene nominata in un posto di responsabilità nasce un sospetto di competenza insufficiente, e questo è un dato. L’altro è che, subito dopo aver cavalcato il principio paritario (quote rosa obbligate), gli uomini ce lo ritorgono contro rimproverandocene la forzatura e il sessismo latente. Eppure io non ho mai visto un uomo mettere in discussione la legittimità della sua posizione di potere. …

giunta alla fine…

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }span.textexposedshow { }div.Section1 { page: Section1; } Tra oggi e domani presumibilmente si saprà la composizione della giunta del Comune di Milano scelta da Giuliano Pisapia. Vedremo se saranno rispettate alcune indicazioni preelettorali come un vicesindaco donna e un consiglio che tenga conto insieme parità di genere e competenze. Quote di sapere invece che quote di potere, avevano ripetuto in più occasioni Giuliano Pisapia e Stefano Boeri. Nella settimana che ha preceduto questa scelta le donne milanesi si sono molto interrogate sui criteri di selezione che avrebbero portato a tale giunta. Soprattutto ci siamo accorte (ma non lo sapevamo già?) che la qualità delle competenze messe in campo, il tanto lavoro speso così generosamente, non erano bastate ad assicurarci un posto al sole. Il sospetto di essere state strumentalizzate, proprio come un cavalo vincente su cui si punta per vincere la posta per poi lasciarlo da parte stanco e sfinito, si è fatto pressante. Sono sfilati così …

bar condicio

Come in pubblicità. Quando un messaggio ti arriva tante di quelle volte che alla fine, neanche ti tocca più. Un gioco che ti stanca, una musica diventata poco più che rumore di sottofondo. Non c’è niente di più efficace, per togliere forza e valore a un argomento, a un’azione, che ripeterla all’infinito. Fino, appunto, all’esaurimento. Il web, tra siti dei quotidiani, blog e forum, sembra il paradiso dell’espressione del libero pensiero. Ognuno dice la sua, fa il tifo per l’una o l’altra parte, con buona pace del politically correct (che poi in Italia non c’è mai stato) e, talvolta, del buon italiano. Tant’è. Poi c’è l’informazione cartacea e la televisione. Il gioco si fa duro, e anche serio, e allora ecco che si alzano gli scudi dell’obiettività. Va bene un’opinione, se c’è anche quell’altra. Va bene un candidato, o una candidata, se viene citata anche l’altra dell’altro schieramento. Si chiama par condicio e, nella pratica quotidiana, sta diventando la morte civile della facoltà (non libertà) di espressione. Già il nostro è un Paese di grande …