All posts tagged: LeiFoodie

Generazione click to cook

[Articolo pubblicato su Lei Foodie] Vogliamo cucinare bene come gli chef stellati che vediamo ogni giorno in televisione. Ma vogliamo farlo in modo semplice, veloce e con risultati garantiti. La fatica, il caldo, gli aromi e le inevitabili tracce della preparazione del cibo, non rendono in effetti così allettante l’esperienza del cucinare tanto quanto uno show cooking patinato. E allora? Ci pensa la tecnologia. Con forni intelligenti che impostano da soli il tempo di cottura, cappe che aspirano ogni aroma mentre diffondono musica, piani di lavoro interattivi e soprattutto elettrodomestici comandati a distanza con la solita App. È l’avanzata della generazione click to cook, che prima usava smart phone e tablet per fare la spesa o consultare ricette, e ora, anche per supervisionare la cucina. Così se, come dice la ricerca di Whirlpool, la nostra vita è a metà tra nomadismo e condivisione, ecco che un’innovazione come 6° Senso Live Technology, che permette di interagire da remoto con tutti gli elettrodomestici tramite una semplice applicazione, consente anche di realizzare ricette gourmet seguendo, passo dopo passo, …

Il ristorante piace micro

[Articolo pubblicato su Lei Foodie il 28 aprile 2014] Un investimento medio di 120 mila euro, tanta passione e un certo intuito imprenditoriale. L’idea, invece, arriva da New York, dove i micro-ristoranti a micro-menu (una o due specialità al massimo) stanno registrando un successo di clienti e di fatturato. Pochi metri quadrati con cucine a incastro e tavoli per pochi, quando non un’unica vetrata con tavolino all’esterno (il resto in piedi o take away), che stanno diventando il posto preferito per la pausa pranzo o lo spuntino veloce prima e dopo un cinema. «Il modello americano è perfetto anche per il nostro Paese» dice Lucio Miranda, presidente di Export Usa. «E in effetti, qualche esempio, dai panzerotti alla polenta, esiste già. Il fatto è che la cucina italiana si presta molto a questo modello di business per la ristorazione: basta avere una base, semplice come la pasta o le piadine, che può essere cucinata in modi differenti». Il segreto però, è ovviamente essere originali. E mescolare la cultura gastronomica locale con una certa dose di …

Si fa presto a dire plastica

  [Articolo pubblicato su Lei Foodie] Non è facile inventarsi cose nuove. Non è facile perché i nostri gesti, anche alimentari, sono gli stessi da sempre. Al pari dei nostri bisogni essenziali. Esiste però, un margine di innovazione che consiste nel cercare di dare ascolto e forma ad alcune voci apparentemente distanti dalla disciplina del design. Così, se devi provare a pensare di innovare gli oggetti della tavola, chiamare chi lavora nelle cucine e nelle sale dei ristoranti, può essere una buona strada. Sono passati 40 anni da quando, negli anni Settanta, Anna Castelli Ferrieri e Franco Raggi davano il via alla collezione Kartell in tavola. Allora, innovare significava soprattutto un materiale figlio del boom economico e della rivoluzione dei costumi: la plastica. Bastava lei, colorata e leggera, e il rito ingessato del pranzo diventava un atto di libertà. Oggi, sofisticati some siamo, è tutto un po’ più complicato. Lo sanno bene gli chef, vere e proprie star che hanno capito che per stuzzicare gli appetiti non basta più solo una ricetta, ma anche una buona dose di spettacolo condita da un’efficace …

Ido Garini: bere è una magia

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di LeiFoodie] Non sarebbe meraviglioso assaggiare la storia? Assaporare i misteri dei popoli antichi, sentire il sapore delle meraviglie del Rinascimento, gustare gli intrighi delle grandi corti europee? Sono state queste le domande che Ido Garini, eating designer di origini israeliane e fondatore di Studio Appétit, si è posto all’inizio del progetto che ha portato alla formulazione di Elixir. Presentato durante l’ultimo Design Miami all’inizio di dicembre, Elixir comprende una serie di pozioni che, solleticando subconscio e papille gustative, evocano i diversi periodi della storia dell’Uomo. Nulla a che fare con Harry Potter o Asterix dunque, ma se mai un ripercorrere, attraverso profumi e sapori, il culto del bere magico. Si comincia con la Pozione numero 1 e un mix di liquirizia, cannella, ortica  e semi di cardo mariano che ci ricorda il Nuovo Regno dell’antico Egitto. Poi l’Impero Romano, con foglie di ulivo, fichi, bulbi di rosa e cardamomo. Quindi la consapevolezza e l’armonia dei Maya: cacao, vaniglia, peperoncino, verbena e flor de Muerto (la calendula), e la grandezza dell’Impero Mongolo: tè nero, zafferano, fiordaliso. Con la Pozione numero 5 arriviamo infine alla dinastia …

Il mondo in un cucchiaio

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di LeiFoodie] Lo sapevate che un formaggio ha un sapore più salato se assaggiato da un coltello invece che da una forchetta? E che un cucchiaino bianco e leggero fa percepire uno yogurt più denso e ricco? Provate poi a prendere una crema con diversi cucchiai placcati argento, oro, acciaio, o rame: scoprirete che anche il materiale, oltre al colore e alla forma, hanno il potere di modificare la percezione del sapore e quindi, l’esperienza stessa del mangiare. A dirlo, sono diverse ricerche del Dipartimento di Experimental Psychology dell’Università di Oxford diretto da Charles Spence, già sperimentatore e promotore della sinestesia legata al cibo, ovvero a quel vissuto che più frequentemente contamina sensi e percezioni diverse. Un esempio? La famosa Heinz Beanz ha chiesto al duo terribile dell’eating design britannico Bompas&Parr, una consulenza per il lancio dei suoi fagioli in scatola, e loro, per esaltare i nuovi sapori, hanno pensato bene di servirli con dei cucchiaini musicali: i suoni della tipica Punjabi Bhangra per la versione speziata, echi mediterranei per quella con aglio, e una melodia di percussioni su tamburelli e lattine per gli …

Saké Drink, la nuova tendenza alcolica tra Parigi e Tokyo

[Articolo pubblicato nella mia pagina autore di LeiFoodie] Parlare della nuova tendenza cocktail nippo-parigina con uno chef sommelier piemontese giramondo via Skype mentre si trova in Rwanda per una consulenza. Il rutilante mondo della gastronomia oggi è anche questo. Lui è Alessandro Merlo, ha studiato in Svizzera, fatto la gavetta a Londra per poi volare al Valentino di Los Angeles, quindi all’Essex House di Alain Ducasse a New York e, oggi, a Parigi dove, qualche anno fa, si imbatte in una degustazione di sake pregiati e in Nicolas Sikorsky, uno dei più grandi specialisti di sake al mondo nonché selezionatore di alcolici presso la Maison du Whisky di Parigi. «Il sake è un prodotto quasi intellettuale e, per comprenderne la qualità, bisogna avere un palato molto allenato. Il suo gusto fine e allo stesso tempo complesso mi ha accompagnato, sotto la preziosa guida della giornalista gastronomica Aya Ito, alla scoperta di tutta la cultura giapponese». Così si è ritrovato a Tokyo a visitare le case di produttori di sake più importanti del mondo come Dassai e Artisan, quindi di nuovo nella capitale francese a cimentarsi in una collezione …

Un capolavoro di tavola. Imbandita

[Articolo pubblicato con la fotogallery nella mia pagina autore di LeiFoodie] Si dice l’arte di apparecchiare la tavola, ma quali e come le opere d’arte raccontano i modi di stare a tavola? Che cosa ci dicono i capolavori di maestri olandesi, francesi e italiani sugli stili della convivialità? A tavola. Apparecchiare nel tempo e nella cultura è uno studio promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Alessi e che proseguirà, nel corso del 2014, sul sito di Tavole ad arte. In attesa, proviamo a costruire un percorso nel tempo, e nell’arte, per guardare con occhi diversi, più attenti ai dettagli quotidiani, capolavori famosi. Così, osservando la miniatura di Jean Fouquet per il banchetto dato a Parigi nel 1378 per Carlo V Il Saggio, e realizzata per Les Grandes Chroniques de France, noteremo che ogni commensale ha due coltelli, un contenitore per il sale, un tovagliolo, pane e un piatto (1455-1460). Nessuna forchetta visto che, questa posata, non si affermerà prima del Seicento, e una tavola scarna, poiché solo nella seconda metà del Settecento, quando la vita sociale si fa più …

Enrica Rocca, Venezia è un piatto

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di Lei Foodie] «A Venezia, tutti prendono e nessuno dà, così ho voluto fare un omaggio alla mia città unendo due eccellenze che rischiano di morire da troppe contraffazioni: il vetro e il cibo». Chi parla è Enrica Rocca, Maestra di cucina, The Cooking Countess secondo il Financial Times, perché, invece di somministrare menù di tre portate ai suoi allievi, insegna a sfruttare il 100 per cento degli ingredienti ripescando ricette della tradizione lagunare. Dalla sua filosofia è nato il libro, in uscita in questi giorni, Venezia nel piatto…ma che piatto! (Marsilio ed.) in cui 65 diverse ricette della tradizione enogastronomica veneziana sono ritratte nei vetri delle celebri manifatture muranesi, come Barovier & Toso, Carlo Moretti o Venini, dal fotografo belga Jean Pierre Gabriel. È un libro particolare quello di Rocca. E non solo perché si tratta di un vero ricettario glam impreziosito dall’introduzione di Pierre Rosenberg, direttore del Musée du Louvre, ma perché restituisce un senso etico ed estetico all’ars culinaria. «Mi accorgo sempre più spesso che la gente ha smarrito il contatto con il mondo del cibo. …

Eater-tainment, l’emozione è servita

[Articolo sulla mia pagina autore di LeiFoodie] L’ultimo rapporto di Azti Tecnalia, centro spagnolo all’avanguardia nella ricerca delle tendenze alimentari in Europa, lo aveva detto. Tra le espressioni più forti del cibo prossimo e venturo, ci saranno l’Eater_tainmente il Super Sense, ricette emotive e gastronomiche capaci di trasformare l’atto del mangiare in un’esperienza emozionale e spettacolare. Una sorta di nuova forma d’arte, di sperimentazione, talvolta di provocazione, che guarda al cibo al di là delle sue potenzialità nutritive. In un certo senso, si possono considerare l’Eater_tainment e il Super Sense l’evoluzione più estrema del food design e dell’eating design. Se, come ama sottolineare l’olandese Marije Vogelzang, non è il cibo, in sé naturalmente perfetto, che può essere progettato, bensì l’atto del mangiare, allora si possono ripensare e “cucinare” anche le esperienze che questo atto provoca. Non servono citazioni letterarie per essere consapevoli che il gusto e l’olfatto agiscono su memoria ed emozioni. Ma c’è chi, di questo trucco gastronomico, ne ha fatto un mestiere. Gli inglesi dell’Experimental Food Society per esempio, dal 2011, ogni fine novembre, organizzano nella capitale inglese una serie di banchetti evento …