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Libero sfogo

Sento il bisogno di una linea di demarcazione. Di una semplificazione forse un po’ ingenua della realtà. Sento il bisogno di ripulire i giorni dalla paura e dalla speranza per riempirli solo di responsabilità. Credo che siano finiti i tempi della comprensione reciproca. Dell’“italiano brava gente” che fa calare dietro un paravento di paternalismo le conseguenze delle proprie azioni. È come il battito di ali di una farfalla. Flebile e inosservato, ma con possibili effetti devastanti. Così, sto bene a guardare come muovo le ali io e come le muovono gli altri. Avevo già deciso, tempo addietro, di scegliere con maggiore cura i miei commensali. Perché ho imparato che il “male” si nasconde dietro ad azioni banali a cui si dà poca, o nulla, importanza. Svicoliamo dallo specchio che riflette la nostra immagine sempre più spesso. Ma ora basta. Mi spiace. Tiro la linea. A futura memoria, ciascuno non potrà dire che non se ne era accorto. Che pensava andasse diversamente. Che si tratti di un posto al Parlamento o del posto di lavoro, il …

Non ho l’età

È solo per puro esercizio del dubbio, o per un gusto tutto femminile di complicarmi la vita, ma quando tutti urlano a una stessa cosa, a me vien voglia di cercare un altro punto di vista. Spazio ai giovani, si dice. Avanti con la rottamazione dei vecchi dinosauri della politica: da D’Alema a Finocchiaro, da La Russa a Cicchito, da La Malfa a Bonino, non hanno più l’età. Certo, mi sembra un buon proposito. Meno buono invece, è la logica conseguenza che si suppone obbligata: ovvero che i giovani siano meglio dei vecchi e che basti un dato anagrafico a tenerci lontano da ruberie e abusi di potere. Ancora una volta, in questo Paese sparisce dal dibattito un tema fondamentale: quello della meritocrazia e delle competenze. Competenze che non hanno età anche se, è bene ricordarlo, un buon leader, un buon capo, è quello che meglio ha fatto crescere i migliori e i più meritevoli affinché un giorno lo sostituissero. Abbiamo avuto una classe dirigente così generosa? Basta guardare alla cronaca. Per dire, Maria Stella …

L’eroica

Quella che all’azienda di famiglia ci pensa lei, che è meglio di suo fratello, ma continua a preparare il pranzo al marito, accompagnare la figlia a danza, occuparsi della mamma malata, preparare il mangiare precotto per tutta la settimana, perché il tempo è mio e me lo gestisco io. Quella che sta con le donne del PD, ma anche con quelle di Fli e forse anche con la Lega e il PDl perché le donne sono accoglitive e trasversali per natura. Quella che a far lezione di musica alla prole ci penso io, dopo i compiti e la piscina, perché io il pianoforte lo suono da 20 anni. Quella che i capelli io non me li tingo fino a che non lo fa anche Richard Gere. Quella che sorride, sempre. Quella che fa il capo ma è anche amica dei suoi dipendenti. Quella che fa il genitore ma è anche amica dei suoi figli. Quella che di figli non ne fa, se mai li adotta, perché questo mondo di povertà e sovrappopolazione ne ha già …

Sensi (vietati) di colpa

«Non mi sembra che ricevere per Natale una borsa firmata sia una cosa tanto strana. La borsa di Gucci ce l’ha chiunque, tutte le mie amiche, per esempio». Quando si dice che la pezza è peggio del buco: questa la risposta ad Alessandra Paolini, giornalista di Repubblica, di Samantha-con-la-acca, detta anche (Principessa) Sissi, mentre tentava di contestualizzare il fatto di essere stata assunta a sua insaputa… Non è che non ci siamo abituati. Ci siamo già presi dei pezzenti sfigati perché non abbiamo amici ricchi che ci portano in vacanza nel Mediterraneo in yacth e perché, da barboni, quando si va fuori a cena si fa “alla romana”. E che dire del dirigente delle case Aler che taglia le gomme al disabile e poi si giustifica dicendo che «C’è chi è peggio di me» o che irride al fatto di essere stato multato perché lui parcheggiava, da sempre, un poco più in là, in divieto di sosta. Poi c’è quello che ruba solo perché così fan tutti e poi, i soldi erano tanti, perché non …

questa città non è un parcheggio

Una storia italiana, ancor più che milanese. Con un decreto istantaneo, che neppure una turpe violenza in fragranza di reato o l’amianto sul tetto di un asilo nido, il Consiglio di Stato ha sospeso l’Area C della città di Milano. Quella richiesta da un referendum dalla più parte dei cittadini, per intenderci. Quella che ci rende più vicini a città come Londra o Parigi piuttosto che a New Dehli, per capirci. Quella lì. Ha vinto (per ora, ma comunque fino a settembre) il garage del signor Brambilla e i suoi interessi privati ed economici (il signor Brambilla quasi mai fa questioni di principio). Forse qualcuno si è già dimenticato dello scandalo dei parcheggi milanesi «… parcheggio su suolo pubblico, concesso a costo zero dal Comune secondo il piano della giunta Albertini (cosa di cui si era occupata anche Milena Gabanelli) che ha avviato le procedure per oltre 200 cantieri che avrebbero dovuto togliere dalle strade 60 mila auto». Storie di lavori infiniti, di cadute libere di case e operai. Di strane infilatrazioni. I milanesi, di …

gli assennati

Non vogliono tradire la tradizione. Modificare un rito e un’istituzione che, a parer loro, è il simbolo di un Paese. Una settantina di Tory ribelli, gli Assennati della camera del Lord appunto, hanno le idee così chiare che non intendono discutere di un argomento storico (i loro privilegi) in soli 10 giorni. Per eliminarli magari (sempre i loro privilegi), in 10 giorni. 10 giorni è anche il tempo richiesto per elaborare il testo base di una nuova legge elettorale, la nostra. Dopo la strigliata di Napolitano, si deve accelerare, ma non troppo. Bisogna essere assennati per discutere e dipanare questioni spinose e “storiche” come quelle delle preferenze, dei premi di maggioranza, dello sbarramento. Bisogna far le dose con calma perché, come dice l’assennato Angelino Alfano, mica si vorranno drogare i risultati elettorali. Mica. Ho sempre avuto una passione per la pazzia, per quella genialità imprevedibile che fa fare i salti invece che lo striscio lento delle lumache. Quel pazzo di Hollande che abbassa l’età pensionabile e pensa a un’imposta ai ricchi e a ritirar fuori …

cattive compagnie

Gli spettri che si aggirano per l’Europa non finiscono mai. Quegli “ismi” che sfuggono al dialogo e alla ragione, e per cui, come diceva Milan Kundera, ognuno grida, con pericolosa convinzione, lo stesso nome. Comunismo, nazismo, fascismo, capitalismo, estremismo, populismo… (lo so qualcuno pensa anche a femminismo…). Quello che vorrei dire è che, e non certo da esperta di poltica internazionale, una lettura veloce dei giornali mi ha fatto sorgere una qualche inquietudine. Ci siano dimenticati in fretta dell’Ungheria, pensiamo che la Grecia sia lontana e la Francia, con Marie Le Pen, troppo evoluta per dar pensiero alla nostra democrazia. Forse. Tuttavia le cattive compagnie portano influenze ancor peggiori. Sono virus del pensiero e dell linguaggio. Fanno passare l’idea che semplificare voglia dire risolvere. Strano, in una società che è sempre più complessa, ciò dovrebbe destare almeno qualche sospetto, e invece nulla. Così, dopo aver ridotto la libertà a “ognuno fa un po’ come gli pare”, ecco che il populismo è diventato “la voce del popolo”. Le grida si alzano, perché sono loro gli unici …

falsi miti e falsi problemi. un post scomodo

scomodità numero 1. Tanto per cominciare, il lavoro si paga. Qualunque esso sia, se lo riteniamo ben fatto, non vedo perché farci venire pruriti moralisti e sensi di colpa nel pagarlo, anche tanto. Se li vale, e in genere un professionista sa cosa e quanto può pretendere, non vedo che cosa ci sia di strano. L’anno scorso ci si scandalizzò per il compenso di Roberto Benigni che poi comunicò, in ossequio al buonismo, di devolvere tutto il suo cachet all’ospedale Meyer di Firenze (vorrei ricordare a tal proposito il meraviglioso monologo di un’ora sull’Inno di Mameli che a mio parere i 250 mila euro li valeva tutti). Quest’anno, è la volta di Adriano Celentano che ora, dice, a seguito delle polemiche, consegnerà il suo compenso pari pari all’Emergency di Gino Strada. Un falso problema dipanato con una falsa soluzione. Perché se il lavoro di Adriano Celentano valeva quei soldi, non vedo perché non darglieli. Troppi? Il valore del denaro è quel che di più relativo c’è al mondo. Una domanda: è più scandaloso, e eticamente …

Etiopia, solo ritorno

Lo hanno trovato alla stazione di Napoli e ha detto che voleva tornare a casa, in Etiopia. Da Novara a Napoli ci sono 827 chilometri: li ha fatti in 5 giorni, a piedi, in treno, con qualche passaggio di fortuna. Ma la cosa che mi ha colpito di più, è che, Habtamu Scacchi, al contrario di migliaia di suoi connazionali e limitrofi, voleva ritornare a casa. La stessa caparbietà, e fors’anche la stessa illusione di salvezza, ma nel senso contrario. Una fuga verso il ritorno nei luoghi da cui, quotidianamente, si scappa. Solo la forza, a volte di una disperata adolescenza, dell’immaginazione di un giovane di 13 anni può arrivare a tanto. Perché spesso tutto è questione di punti di vista e ciò che a taluni appare una prigione, per altri può essere un rifugio. Non dimentichiamoci di questo quando guardiamo gli “extra” da noi e, forse con troppa leggerezza, pensiamo che per loro, andarsene dal proprio Paese in fondo è stata una liberazione. Forse no. Forse del loro Paese hanno lasciato le strade, ma …

la costruzione di un Paese

Vicino a casa mia stanno per completare la costruzione, in mezzo a un parco, di centinaia di metri cubi di cemento. Ai consigli di zona c’era da sgolarsi per far capire che sarebbe stato uno sfregio alla città tutta, una speculazione edilizia che avrebbe arricchito solo i soliti noti. Ma alla fine c’era chi si sgolava di più, perché voleva una casa vicino per la figlia e il nipote, perché attraverso l’amico dell’amico poteva fare un investimento vantaggioso, perché in fondo lì c’erano dei capannoni e allora meglio un bell’attico vista parco. Certo, ora che il cemento c’è, e anche almeno 500 macchine in più, davanti agli eco-mostri la gente si ferma e si chiede come si possa vivere in questo alveare. Gli stessi abitanti della zona cominciano a lamentarsi perché non riescono più a vendere le loro, di case, quelle comprate in edilizia convenzionate a poche migliaia di lire, quindi svincolate e rivendute a centinaia di migliaia di euro (ognuno specula ciò che può). Questo è un Paese fatto così. Ci si scandalizza del …