All posts tagged: linguaggio

caro Severgnini…

Oggi Il Corriere della Sera ha pubblicato l’intervento Donne e carriera, basta eroismi che Beppe Severgnini  ha fatto in occasione della conferenza internazionale Women in Diplomacy. L’articolo è rimbalzato subito sui Social Network e sul blog de La27esimaOra suscitando molti commenti. Io uso il mio blog per farlo. Perché, mi verrebbe da dire caro Severgnini, mi fa piacere che un uomo scriva su tematiche femminili, e che ci dia pure consigli – ben accetti si intende – su come uscire da questa impasse culturale. Del resto, ogni volta che un uomo affronta queste spinose questioni, magari snocciolando dati che ormai credo (io come tante altre) di sapere a memoria, appare sempre come un illuminato e progressista, mentre, tutte le volte che le stesse cose sono scritte da una donna, vengono etichettate come lamentazioni uterine (si legga i commenti ai vari post del blog de La27esimaOra). Non mi fraintenda, caro Severgnini, io voglio che gli uomini si occupino e scrivano di queste cose: mi piace solo far notare la differenza. Una cosa però gliela vorrei dire: …

più notizie e meno scuse

Era depresso. Senza lavoro. Oberato dai debiti. Triste perché era stato lasciato. Esasperato perché non poteva vedre i suoi figli. Reso cieco da una lite furiosa. Da un raptus. I media, siano essi carta stampata, radio o televisione, hanno lo stesso modo per parlare di femminicidio (non sono certo la prima a dirlo, vedi, per esempio, il lavoro di Michela Murgia). Cominciano dall’autore del delitto, e ne descrivono la motivazione. Di per sé, già un errore giornalistico c’è: perché una dichiarazione così affrettata è una supposizione, e non un fatto. Ma tant’è. L’ansia del cronista nel trovare quella che a tutti gli effetti sembra un’attenuante sembra un riflesso incondizionato. Con tanto di nota pietistica per quell’assassino che magari è stato lui stesso a chiamare la Polizia e che sembra già un pentito…  Qualche esempio? dall’Ansa di oggi: «tra i due sarebbe sorto un diverbio per futili motivi. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Quando Perrotta si è reso conto di avere commesso un gesto inconsulto ha cercato di rianimare la compagna e …

uscire dalla violenza

Nel giorno in cui il caso dello stupro dell’Aquila viene descritto dai media come una pratica di sesso estremo, mi colpisce un articolo che è apparso su The Guardian. Alison Saunders, procuratore capo del CPS di Londra, ha dato un significativo allarme: la demonizzazione delle donne da parte dei media sta avendo un impatto devastante sul sistema giudiziario britannico fino a portare ad assoluzioni in casi di stupro. Il messaggio è stato colto al volo dall’associazione End Violence Against Women, i cui dati confermano purtroppo una fuga dalle denunce e una crescita, da parte degli agressori, del convincimento di non essere puniti. Al di là dei casi specifici riportati nell’articolo, che purtroppo confermano come in certi casi tutto il mondo è il (nostro) Paese, comprese le esternazioni di certi politici, le pagine Facebook che promuovono la violenza sessuale, l’uso disinvolto di barzellette che ridono su e dello stupro, fino alla diffusione di una retrograda misoginia nei blog dei vari quotidiani, la cosa che mi ha colpito è che, secondo recenti ricerche della Middlesex University, ormai …

l’offesa

La Ministra Elsa Fornero, l’ha detto oggi, si sente offesa da come la televisione tratta le donne. Per la verità non so se è solo le donne che la televisione pubblica italiana tratta come subnormali, o gli italiani tutti, uomini e donne. Non so se i maschi italici si sentono ben rappresentati da una continua messa in onda di battute da ospizio e spettacoli gerontocratici. In sostanza, non so se mi ha offeso di più il monologo surreale e cialtrone di Adriano Celentano o la gara di spacchi, ma si potrebbe definire la sfilata ginecologica, delle tre grazie dell’Ariston. Forse, è un po’ tutto questo Paese che offende. Forse l’offesa non ha mai smesso di essere il tratto distintivo della dialettica di questo Paese. E ha ragione @insopportabile e dire che ci sarebbe da offendersi prima, e a maggior ragione, per come le donne sono trattate al lavoro. Provate a far mente locale e cercate di concentrarvi sul numero di volte che il Bar Mario, l’allegra colleganza ad alto tasso di testosterone che impregna l’italica …

sono solo barzellette

Avevo un docente alla mia Facoltà di Architettura, uno di quelli capaci di illuminarti con una frase che ti porti dietro per tutta la vita. Si chiamava, e si chiama, Tomàs Maldonado e ha scritto libri bellissimi e profetici, per tutti non solo per architetti, come La Speranza Progettuale. L’ha scritto nel 1970, ma letto oggi non ha perso la sua attualità. Come non ha perso d’attualità la sua riflessione intorno all’insidia che si nasconde dietro un certo linguaggio dei media. Perché in una società ridotta a barzelletta, il passo da il ridere al deridere è molto breve. È una cosa che si impara da bambini, dalla lettura delle favole e racconti per l’infanzia, e che ci ha insegnato la storia. Non a caso le barzellette sugli ebrei sono ancora oggi uno dei principali combustibili dell’antisemitismo e, anche per i disabili, i malati di mente, gli omosessuali, la costruzione dell’odio e della loro negazione e segregazione è sempre cominciata con simpatici aneddoti. Perchè per rimuovere il prossimo come altro da noi, per non consideralo più …

parità aggiunta

Finalmente siamo uguali. Uomini e donne, tutti insieme egalitariamente, in pensione a 65 anni. Pubblico e privato. Elsa Fornero, intervistata su La Stampa da Flavia Amabile, sembra dire così. Certo, all’osservazione della giornalista sulla nota disparità di trattamento economico, carriera e tempo libero, Fornero risponde: «Lo so, però…». Quando le viene fatto notare che sono spariti i fondi per gli asili nido ammette: «Non lo so, ma…».  E all’insistenza della giornalista su perché continuare a fidarsi di queste politiche, ripete per due volte il mantra cerchiobottista «ma anche». Non che io non sia abituata a risposte evasive, ma il fatto che questa cattiva abitudine della doppia posizione, di evocare la protesta costruttiva per castrare la protesta effettiva, sia portata avanti anche dalle donne, mi preoccupa. Ecco un’altra parità di cui avrei fatto volentieri a meno. Due giorni fa avevo apprezzato la voce chiara e diretta di Susanna Camusso: si poteva non essere d’accordo con il suo pensiero, ma non si poteva che lodare la sua coerenza e il suo coraggio. Quello che non ho mai …

poveraccio sarà lei

Evidentemente è una parola che ama molto. Il sostantivo poveraccio deve avere per Umberto Bossi una potenza evocativa tutta sua, e anche una capacità di inclusione sociale straordinaria. Una volta, dal palco dei comizi, i politici si vantavano di difendere le fasce deboli della popolazione. I lavoratori dipendenti a basso reddito, gli anziani e i pensionati, i disoccupati, i giovani precari… Oggi, con un colpo di mano forse dovuto al caldo ferragostano, ecco che, dalla gente che lavora alle donne (ora categoria indistinta e omnicomprensiva), tutti sono finiti in un’unica definitiva sostantivazione: poveracci. Prima durante il comizio a Ponte di Legno ha urlato: « Dobbiamo salvare gli enti locali, ma non a costo di affamare i poveracci, perché l’economia si sviluppa dal basso» e ancora: «faremo un emendamento per salvare i poveracci che non devono pagare due volte le tasse (si riferiva alla tassa di solidarietà)». Poi replica ad Alzano Lombardo: «Non si possono toccare i soldi di gente che ha lavorato, delle donne. Non si mettano le mani in tasca a dei poveracci». Per …

libere tutte

Questo post nasce come una risposta a un commento del post la donna cougar. L’osservazione che mi si faceva era giusta, poiché anche le donne hanno diritto a vivere pienamente lo loro sessualità anche dopo gli anta e anche con un uomo più giovane, ma il punto è – credo – che certi fenomeni di costume spacciati per emancipazione abbiano ben poco a che fare con i diritti delle donne e con l’essere libere. Non so perché, ma proprio non riesco a vedere la donna cougar come una conquista, come una liberazione da tabù arcaici (compreso quello che considera disdicevole che una donna matura stia con un uomo molto più giovane). L’amore e il sesso non hanno età, da sempre, e questo certo non me lo deve dire un trend setter. In più, quando leggo della disinvolutura di ragazzine adolescenti che usano la loro vita sessuale per guadagnare qualche ricarica o girare video da lanciare su YouTube; quando continuo a leggere di giovani donne che sbarcano il lunario accompagnando signori attempati ma euromuniti; quando ancora …

il linguaggio è un’abitudine

Questa mattina sono andata dalla mia medico generica per farmi prescrivere degli esami. Lei era in vacanza così c’era un giovane sostituto. Quando mi ha chiesto degli esami precedenti, al momento di ricordare la terapia che mi avevano prescritto, mi ha detto: «Lei si ricorda se lo specialista, o la specialista, le aveva per caso…». Un piccolo sussulto. Era la prima volta che, in modo così ovvio, veniva esplicitata una possibilità. Ovvero la possibilità, per la verità statisticamente superiore al 50 per cento, che il medico che mi aveva in cura fosse una donna. Che oltre al sostantivo maschile, ci fosse, in parallelo e a parimerito, quello femminile. In Italia il 60 per cento dei laureati è donna e solo il 40 per cento è uomo. E le donne sono quasi il 52 per cento della popolazione italiana. Si vede che il giovane medico se lo è ricordato. Si sarà ricordato anche delle sue tante compagne di studi, e non avrà voluto cancellarle con l’abuso di una sola parola (sempre la stessa che finisce per …

se la sicurezza è un lusso

Ho avuto il piacere di ricevere uno dei 10 mila Vademecum per la Sicurezza presentato qualche giorno fa nella Sala del Campidoglio dal Gianni Alemanno e distribuito alle donne romane che volessero sentirsi più sicure. Leggo subito sulla copertina (rosa): Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci. E io che pensavo che la sicurezza fosse invece il minimo sindacale! Per tutti, dico. Uomini, e anche donne. e invece no. Così, avida di consigli, sfoglio con interesse questo bignamino dell’autodifesa. A pagina 4, preceduto da una serie di fotoritratti di donne che evidentemente hanno appoggiato con entusiasmo il documento, mi viene subito presentata l’insidiosa bolgia metropolitana in cui io, sfigata e debole femmina, devo sopravvivere. Una bolgia in cui immigrati di razze diverse in cerca di casa e di lavoro si riversano nelle periferie… e io già mi vedo masse equine, bovine, ovine o suine provenienti da Africa, Sudamerica, Asia che si riversano per le strade del’Urbe! Devo arrivare a pagina 9 per leggere i Consigli da donna a donna dell’Onorevole Lavinia Mennini, delegato …