All posts tagged: linguaggio

il (solito) corpo delle donne

Mi piacerebbe raccontarvi una storia. Una storia di quotidiano lavoro e di quotidiano trattamento dell’immagine femminile. Io faccio la giornalista, lavoro in un mensile, e assisto alla fattura della comunicazione ogni giorno. Tempo fa, alla chiusura di un numero dedicato alle spiagge, mi sono trovata di fronte un servizio che proponeva un bel lato B in discesa vero un mare blu. La foto era puramente decorativa poiché nell’immagine non si vedeva alcun riferimento alla località descritta. Un non-luogo condito con un testosteronicamente gradevole non-senso che ha fatto sorgere qualche dubbio persino ai correttori di bozze che, non senza una punta di ironia, mi hanno lasciato sull’impaginato questo appunto: «Manca la didascalia della foto A, ma forse perché c’era poco da scrivere». Infatti. Così ho cercato di veicolare all’interno del corpo del direttore e del suo vice una riflessione sulla pericolosa inutilità dell’immagine. Tentativo fallito. Ho sperato allora che, avendo tra i decisori finali, i responsabili del fior fiore del giornalismo italiano, lo stesso servizio tornasse indietro con una nota sensibile: «Cambiare foto onde evitare eventuali, …

tante scuse

Questa sera Bruno Vespa chiederà scusa a Giuliano Pisapia per aver travisato (in buona fede s’intende) una notizia Ansa che riportava una parte dell’intervista che Cinzia Sasso ha rilasciato a Vanity Fair. L’incapace a governare, come potevamo attenderci tutti, non era suo marito Giuliano, ma Silvio Berlusconi. Tante scuse anche da Ignazio La Russa che ammette di aver esagerato un po’ nei toni della campagna elettorale, anche perché dare dei brigatisti ai PM di Milano nel Giorno della Memoria davvero è un errore (ma come on perdonare un errore) che chiede immediata riparazione. Le scuse di Letizia Moratti all’offesa pubblica sull’ormai famigerata intervita a SKY Tg24 arriveranno invece se Pisapia accetterà un altro confronto. Anche perché porgere le proprie scuse deve avere almeno una contropartita. Le scuse dei cinque TG che venerdì sera hanno mandato altrettante interviste fotocopia da posizione genuflessa costeranno invece ai cittadini italiani svariate centinaia di migliaia di euro. Ma è bene dirlo, che cosa non si fa per farsi perdonare. In questi giorni poi sono tornate alla mente anche le scuse …

ladri di parole

È cominciato tutto con il furto di un incoraggiamento sportivo. Forza, Italia! Avremmo dovuto preoccuparci già da allora, tutti, perché un grido che ci univa, tutti insieme per i colori della nostra Nazionale, era stato trasformato in uno slogan di parte. E poi, a pensarci bene, questo primo scippo aveva in sé una funesta premonizione: quella della politica interpretata come tifo da stadio. Ho scritto più volte, ci hanno tolto le ideologie, e ci hanno lasciato il tifo. Ideologia, ecco la seconda parola messa nel sacco dai ladri di parole. Non più «scienza delle idee e delle sensazioni» come indicato dal suo inventore Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy, ma malato pre-giudizio. La terza parola violata è stata Democrazia. Stanchi del confronto che obbliga il rispetto delle idee altrui, ecco che la maggioranza si è trasformata in un asso-piglia-tutto con la conseguenza che anche la parola Libertà, furto numero quattro, è stata semplificata in un faccio-un- pò-quello-che-mi-pare di Guzzantiana memoria, e, se ho più soldi, più potere, più gente che mi vota, allora la mia libertà sarà …

quella sporca dozzina

Sporco popolo di sinistra. Ecco, ci siamo arrivati all’essenza della più alta dissertazione politica. Dopo mesi e mesi, anni di storia repubblicana (150 per l’esattezza) ecco il linguaggio più alto che la nostra  classe dirigente può manifestare.  La massima espressione del dibattito e delle argomentazioni per cercare di caricare, alla grossa, più voti. Echissenegrega. Siamo alla violenza pura. Violenza verbale che mi spaventa ancora di più se a promuoverla è una donna, Letizia Moratti, che aspetta l’ultimo secondo, quello che per regolamento non dà diritto di replica per affondare un colpo basso. Basso perché è pura insinuazione, basso perché parla alla pancia, basso perché non è nel suo scopo informare, chiarire, confrontarsi, ma solo colpire e far male. Quelli di sinistra puzzano, come i poveri e i “negri”. Al contrario, i soldi, i milioni di euro che la stessa signora ha speso per ricomprarsi porta a porta i voti di Milano, no. Pecunia non olent, si sa. Anche se nessuno ci dice da che parte vengano, tutti questi soldi. La violenza è un virus che …

il potere della parola, le parole del potere

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Ieri sera sono stata a un interessante incontro organizzato dalla Fondazione del Corriere della Sera sul tema del linguaggio tra maschilismo e letteratura di genere. A dibattere c’erano l’enigmista e scrittore Stefano Bartezzaghi, la Presidentessa dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, la scrittrice Elisabetta Rasy e la giornalista Maria Laura Rodotà. Sono andata perché se negli ultimi anni si è discusso molto sull’immagine della donna, poco si è detto sulle parole usate con lei e per lei. E questo in un periodo in cui per la verità, la volgarità anche verbale (leggi barzellette oscene o minacce televisive), o la sempre più alta aggressività di ogni confronto dialettico, sono sotto gli occhi di tutti e di tutte. E poi le parole sono un’arma difficilmente riconoscibile come tale. Io, per esempio, ho provato un certo fastidio quando un luminare a cui mi sono rivolta per un problema agli occhi, mi ha chiamato principessa. Ci ho …

il tempo della mela

Leggo sulla prefazione del libro Una mela è una mela? di Giandomenico Semeraro, «Una rosa, è una rosa, è una rosa…, ha detto Gertrude Stein. Questa non è una pipa, ha dipinto René Magritte». Che poi alle mele ci si è anche dedicato. Ma anch’esse appunto, non erano mele. O meglio, parevano. Perché tutto può diventare soggetto per diverse rappresentazioni, tutto è simbolo, strumento, servo muto. La Grande Mela, Cogli la prima mela… Il tempo delle mele… e delle mele marce… que me la pongo, que me la pongo.. yeah… Anni fa vidi un bel corto dell’iraniana Samira Makhmalbaf e si intitolava La mela. Raccontava la storia (vera) di due bambine rinchiuse dalla nascita. Con una madre cieca, un padre integralista islamico, e una famiglia che si batte per salvarle. Così la mela era la speranza, come la gioia della scoperta di chi morde per la prima volta la vita. Ora, io mi sono riproposta in questo blog di non nominarlo mai. E non lo farò ora. Ma il fatto è che se io volessi …

cercasi donna disperatamente

A volte mi chiedo se la tecnologia sia una risorsa o una condanna. In questa valle ai confini con l’Austria, La7 non sanno neppure cosa sia. Ho un maestro che mi parla in tedesco e una compagna di fondo, Christine, che mi guarda come se fossi una terrona viziata. Comunque ieri sera la mia amica Magda mi ha mandato un sms per segnalarmi la trasmissione Exit di Ilaria D’Amico, così ho acceso il computer e mi sono collegata via web. Cosa che ho scoperto essere ancora più interessante poiché, accanto alle immagini in diretta, appaiono anche i commenti dei telespettatori. E per la prima volta, posso dirlo, ho capito concretamente che cosa s intende con arena mediatica, nel suo senso da Basso Impero certo, con tanto di accese tifoserie, istigatori e vittime sacrificali. Il titolo, di un aplomb anglosassone ma efficace, era Facoltà di darla. Il sottotitolo, Libertà di vendersi. Ma la cosa che mi ha spiazzato di più con il proseguire della trasmissione, era che le tematiche presentate erano considerate prioritariamente femminili. Come se …