All posts tagged: Lorella Zanardo

confuse e infelici

Due sorelle che picchiano a sangue una coetanea di 14 anni rivale in amore. Una tredicenne che insulta su Facebook la compagna di scuola e poi l’aggredisce. Ragazzine che vanno in giro con tirapugni e martelli nella borsetta. Piccole bulle che durante l’ora di educazione fisica costringono la compagna a denudarsi. Altre che si coalizzano per prendere a calci e pugni una coetanea che le ha guardate troppo inistentemente. Forse, mi dico, era meglio il merletto a tombolo. Dal sud al nord del Paese questa assimilazione di un’abitudine manesca fino a qualche tempo fa ritenuta maschile è in crescita. Intervistate dalla Società Italiana di Pediatria, il 22,4 per cento delle bambine  a cui è stato chiesto se capitava loro di fare a botte, risponde di sì. E le adolescenti di oggi dimostrano di potersi, e volersi, azzuffare come, e meglio, dei loro amici maschi. Non dipende dall’estrazione sociale, dalla situazione familiare. Per le adolescenti convivere con la violenza è normale, quasi come bere un bicchier d’acqua. Ma se una zuffa tra giovanotti era quasi assimilata …

Uscire dalla violenza

Nel giorno in cui il caso dello stupro dell’Aquila viene descritto dai media come una pratica di sesso estremo, mi colpisce un articolo che è apparso su The Guardian. Alison Saunders, procuratore capo del CPS di Londra, ha dato un significativo allarme: la demonizzazione delle donne da parte dei media sta avendo un impatto devastante sul sistema giudiziario britannico fino a portare ad assoluzioni in casi di stupro. Il messaggio è stato colto al volo dall’associazione End Violence Against Women, i cui dati confermano purtroppo una fuga dalle denunce e una crescita, da parte degli agressori, del convincimento di non essere puniti. Al di là dei casi specifici riportati nell’articolo, che purtroppo confermano come in certi casi tutto il mondo è il (nostro) Paese, comprese le esternazioni di certi politici, le pagine Facebook che promuovono la violenza sessuale, l’uso disinvolto di barzellette che ridono su e dello stupro, fino alla diffusione di una retrograda misoginia nei blog dei vari quotidiani, la cosa che mi ha colpito è che, secondo recenti ricerche della Middlesex University, ormai …

casa dolce casa

Che strano. Giusto ieri mi sono sorpesa a leggere il risultato di un dibattito on line tra i lettori dell’Economist: il 60 per cento diceva che il posto delle donne non è il lavoro. Ammesso e non concesso che si possa definire in senso assoluto “un posto per le donne”, oltre all’inquietante alternativa che si profila all’orizzonte del non detto (se il posto ideale non è il lavoro allora è la casa), fa ancora più riflettere quello che ormai è considerato un dato di fatto: non si può avere tutto, lavoro, con relative soddisfazioni professionali, o figli. Questa mattina all’evento organizzato al Teatro Verga da #2eurox10leggi, una delle parole che ho sentito ripetere di più, e gli interventi delle relatrici erano tutti di altissimo contenuto, era stanchezza. Stanchezza politica, che poi è la sfiducia che svuota le piazze e i teatri, stanchezza personale, che poi è la rinuncia a una battaglia per un posto migliore (nel mondo e nella propria professione), stanchezza di relazione, che preclude o rinnega la possibilità di uno scambio più alto, …

quella sporca dozzina

Sporco popolo di sinistra. Ecco, ci siamo arrivati all’essenza della più alta dissertazione politica. Dopo mesi e mesi, anni di storia repubblicana (150 per l’esattezza) ecco il linguaggio più alto che la nostra  classe dirigente può manifestare.  La massima espressione del dibattito e delle argomentazioni per cercare di caricare, alla grossa, più voti. Echissenegrega. Siamo alla violenza pura. Violenza verbale che mi spaventa ancora di più se a promuoverla è una donna, Letizia Moratti, che aspetta l’ultimo secondo, quello che per regolamento non dà diritto di replica per affondare un colpo basso. Basso perché è pura insinuazione, basso perché parla alla pancia, basso perché non è nel suo scopo informare, chiarire, confrontarsi, ma solo colpire e far male. Quelli di sinistra puzzano, come i poveri e i “negri”. Al contrario, i soldi, i milioni di euro che la stessa signora ha speso per ricomprarsi porta a porta i voti di Milano, no. Pecunia non olent, si sa. Anche se nessuno ci dice da che parte vengano, tutti questi soldi. La violenza è un virus che …

altezza mezza bellezza

donna Padaung Ci sono tanti  blog sulle donne. C’è quello bellissimo di Lorella Zanardo e Il Corpo delle Donne, c’è quello serio e super informato di Womenomics e davvero io mi sento un poco in imbarazzo. Il rischio di essere dei banali doppioni c’è. Quello che vorrei fare è cercare di portare nella semplice (si fa per dire) realtà quotidiana i grandi temi sul ruolo della donna nella società di oggi (assertività femmnile, quote rosa, womenomics appunto etc..). Talvolta ho l’impressione che piovano regole schematiche e astratte su come combattere l’eccesso di machismo italiota, o che ci sia una sorta di autoreferenzialità nelle analisi dell’universo femminile. Certo, parole come Womenomics, Quote Rosa… fanno una bella figura sui titoli dei giornali, ma alla fine ognuna di noi si trova a combattere con delle atroci banalità quotidiane. Qualche giorno fa, per esempio, ho fatto un colloquio con il capo del personale della mia azienda. Una conversazione franca e piacevole ma, alla fine, dopo avermi detto che aveva voluto conoscermi perché molti gli avevano parlato di me, se …

il corpo è mio e me lo gestisco io

Mentre stavo impazzendo per Adele e indugiavo sul suo aspetto rotondo, il mio amico Paolo ha postato il link dell’intervista di Maria Latella a Nadia Macrì su SkyTg24. Il post comprendeva il commento della sua cara mamma: «…è il cliente che fa schifo!». Dove per cliente si intendeva il signore di Arcore a cui la signora era andata a far visita. Anche Paolo non nascondeva la sua indignazione e, giustamente, ha ricordato il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo (a Milano il 2 dicembre al circolo Arci di via Cicco Simonetta ore 21), che ben inquadra l’uso e l’abuso del corpo femminile. Ora, da femmina, avrei dovuto partecipare all’unanime condanna, e invece mi sono trovata a rispondere che: «il corpo delle donne è semplicemente delle donne e se si aspettano che qualcuno glielo regali… beh allora continueremo a prostituirci (in tutti i sensi)». Perché il punto è proprio questo: sono le donne per prime a dover scegliere da che parte stare. Se alcune pensano, come Nadia Macrì, che sia naturale l’equazione bellezza=escort… beh …