All posts tagged: maternità

L’amore è la risposta

Che non siamo indispensabili all’Universo lo sappiamo già. Del resto dalla nostra comparsa, in termini di ecosistema, forse abbiamo fatto più danni che meraviglie. Ma l’ostinazione con cui perseveriamo nel cancellare le tracce di umanità talvolta mi fa sorridere. E questo mentre, soprattutto i più intelligenti, gli intellettuali, si inchinano a una mondo macrobiotico, eco-compatibile, bio-dinamico… Quando si parla di Vita però, di come far convivere queste esistenze fatte di corpo e respiro, di carne e affetti, elaboriamo teorie a dir poco astratte. Quasi ci sia un tentativo di epurare noi stessi dalla debolezza dei sentimenti, dai cedimenti ormai strutturali di una psiche sempre più insicura e persa. Aarathi Prasad l’ha detto chiaramente dalle colonne del Guardian: per diventare madri, e padri, nel futuro non ci sarà più bisogno né di accoppiarsi, tantomeno di portare in grembo per nove mesi quel fastidioso esserino. E finalmente, l’aspirazione femminile di essere insieme madri e madonne, diventerà realtà: non a caso il suo libro premessa a questo mirabolante futuro si intitola Like a Virgin. Sottotitolo: come la scienza cambierà il …

mamma rai

Si parlava di offese, qualche giorno fa. E da alcune ore, è apparsa la notizia di uno strano contratto fatto firmare alle collaboratrici precari di mamma Rai in cui la gravidanza sarebbe paragonata alle malattie e ad altri spiacevoli inconvenienti che minerebbero la produttività e quindi, causa (possibile?) di licenziamento. Chissà se la ministra Elsa Fornero si è sentita offesa anche questo strano, e indelebile, tatuaggio sulle sacre italiche abitudini. Perché è un Paese strano il nostro. L’unico che unisce bassa natività e bassa occupazione femminile. L’unico che continua a far fatica a capire che maternità e produttività non sono in contraddizione. Anzi. I paesi con maggior occupazione femminile sono anche quelli dove si fanno più figli. Ed è strana anche Mamma Rai, che pontifica sulla famiglia, rigorosamente tradizionale, manda in onda spot per detersivi per sole mamme, e poi, quando si tratta di diritti, di promuoverla davvero la famiglia, si muove da azienda da terzo mondo. Perché diciamolo, un’azienda che si comporta in questo modo è un’azienda meno moderna e meno competitiva. Ma sì, …

24 ore in sala parto

Comincerà il prossimo 23 febbraio la nuova Serie Factual, modo engagé per dire, Reality Show, 24 Ore in sala parto, format dell’inglese Channel 4 e in onda su canali come Real Time (Digitale Terrestre Free Canale 31, Sky canali 124 e 125 e in HD, Tivùsat Canale 31). La diretta dalla sala parto aveva già interessato un mio post, ma allora era un episodio estemporaneo legato a una starlette della televisione. Qui, invece, parliamo di una serie intera. Di un grande fratello piazzato dentro un ospedale, perché di questo si tratta, a scrutare dolori e gioie, sofferenze fisiche e estasi emotive, lacrime e sorrisi, vita e morte. Non so come questo «straordinario esperimento televisivo», così come è stato definito, possa essere inserito nel club delle storie vere e delle fonti documentaristiche. Io mi sono un poco documentata sulla realtà dell’evento parto in questo pianeta e, se devo dirla tutta, c’è poco di spettacolare e televisivo. Però, tra un vagito e una lacrima di nonna, tra un taglio di cordone e un’episiotomia, magari la rete o  …

falsi miti e falsi problemi. un post scomodo

scomodità numero 1. Tanto per cominciare, il lavoro si paga. Qualunque esso sia, se lo riteniamo ben fatto, non vedo perché farci venire pruriti moralisti e sensi di colpa nel pagarlo, anche tanto. Se li vale, e in genere un professionista sa cosa e quanto può pretendere, non vedo che cosa ci sia di strano. L’anno scorso ci si scandalizzò per il compenso di Roberto Benigni che poi comunicò, in ossequio al buonismo, di devolvere tutto il suo cachet all’ospedale Meyer di Firenze (vorrei ricordare a tal proposito il meraviglioso monologo di un’ora sull’Inno di Mameli che a mio parere i 250 mila euro li valeva tutti). Quest’anno, è la volta di Adriano Celentano che ora, dice, a seguito delle polemiche, consegnerà il suo compenso pari pari all’Emergency di Gino Strada. Un falso problema dipanato con una falsa soluzione. Perché se il lavoro di Adriano Celentano valeva quei soldi, non vedo perché non darglieli. Troppi? Il valore del denaro è quel che di più relativo c’è al mondo. Una domanda: è più scandaloso, e eticamente …

sulla paternità obbligatoria

È bastato che Elsa Fornero accennasse al congedo di paternità obbligatorio in televisione, alla trasmissione di Lilli Gruber su La7, che i Social Network gridassero all’alleluja, i quotidiani ne facessero titoli e sommari, e le radio mandassero in onda  trasmissioni dedicate (oggi, Tutta la Città ne parla su Rai Radio 3). Sono soddisfatta e per due motivi. Il primo perché la portata di questo semplice provvedimento andrebbe ben al di là del suo aspetto legislativo. Quindi, se se ne comincia a parlare in luoghi diversi da associazioni e convegni, ben venga. Il congedo di paternità obbligatorio è infatti di una di quelle norme che immetterebbe nella società il gene di uno di quei cambiamenti culturali quasi rivoluzionari. Come disse Alessia Mosca, relatrice di un disegno di legge sul tema in Parlamento, all’incontro organizzato a Milano per #2eurox10leggi, è la prova che le buone leggi possono attivare un circolo virtuoso nell’evoluzione della nostra società. Ridistribuire in modo più equo, tra uomini e donne, il lavoro di cura e di accudimento in questo Paese non è questione …

figli a carico

Continuano a sfilarmi davanti i video e le immagini degli scontri di Londra. Quando non sono immortalati mentre scappano da un supermercato, escono dal Tribunale insieme alla mamma. Vedo ragazzini che indossano tute Adidas, pantaloni-felpa con elastico dello slip in vista e scarpe All Star coordinate. Potrebbe essere mio figlio, penso. La maggior parte sono minorenni, e pure rampolli di buona famiglia. Altri è pur vero, sono figli di madri sole, che l’hanno avuti a 14 o 15 anni, se va bene, e ora non hanno neanche la forza fisica di riprenderli. «Non siamo una famiglia perfetta», ha detto un genitore braccato dai reporter all’uscita di un’udienza. Eppure davanti a un ragazzino o a una ragazzina disposti a tutto per accapparrarsi una tv al plasma o l’ultimo modello di cellulare (che manco gli serviva) non riesco a non farmi prendere dallo sgomento. Anch’io talvolta, come madre, quando vedo che mio figlio fa e dice cose che mai vorrei facesse o dicesse, mi chiedo: ma dove ho sbagliato? Sono stata attenta, mi dico. Pochissima televisione, niente …

donne che odiano le donne

Quasi 150 commenti in meno di un giorno non sono uno scherzo. Vuol dire proprio che la lettera scritta dal direttore di Vanity Fair Luca Dini Donne che odiano le mamme, ha punto sul vivo. Senza contare il coro scandalizzato e risentito che si è sollevato sui Social Network. Non vorrei turbare questa unanime comunione di donne, ma a me, la lettera di Dini è piaciuta. O meglio se devo fare qualche appunto, questo non va nella direzione più condivisa. Forse da un po’ fastidio che lo dica un uomo che le donne si fanno la guerra, anche se sembra che sia uno dei pochi, rarissimi, uomini che vede la maternità delle sue collaboratrici come una ricchezza e non come un calo di produttività. Il fatto è, e questo è il primo appunto, che le 800 mila donne che ogni anno abbandonano il lavoro in seguito alla maternità, fotografano un altro mondo (e altre relazioni con i colleghi e le colleghe), e invece di basarsi su due lettere acide arrivate in redazione, bisognerebbe parlare di …

mammima cara

Avete comprato le rose? Oppure il cesto di gardenie, di solito, alla Festa della Mamma, si regalano quelle. Tenetene un poco anche da offrire alle mamme contemporanee. E non mi riferisco alle Mamme 2.0. Quei fenomeni del web che sono state capaci di trasferire su blog e siti dalle frustrazioni alle strategie di sopravvivenza post parto. No, mi riferisco, per esempio, a quella mamma a progetto che qualche giorno fa raccontava la solita storia: guarda caso, la sua maternità ha coinciso con il raggiungimento degli obiettivi del datore di lavoro, e per lei, con il licenziamento. E mi riferisco a quelle donne, una su tre e anche una su due nel caso siano extracomunitarie secondo quanto scritto in un recente articolo di Repubblica, che a essere mamme ci devono rinunciare perché quel figlio che hanno in grembo non lo riescono a mantenere. Pensate sia blasfemia parlare di aborto nel giorno della festa della mamma? Mi madre lo fece tremando nella mia sala post parto. Mi raccontò di quando si affidò a un medico che praticava …

pancia all’aria

Oggi a Milano Gianna Nannini ha presentato il suo nuovo disco. Sulla copertina vi si vede lei che mostra la sua pancia, meglio il suo pancione, quasi con un’aria da sfida. Durante la conferenza di presentazione Gianna ha ammesso che prima della nascita della figlia non aveva compreso appieno cosa fosse la creatività (e ci voleva che lei diventasse mamma per ricordarcelo!). Francamente non mi interessano i dati anagrafici della signora Nannini. Tantomeno l’attestazione di paternità di Penelope. Sicuramente la piccola sarà più fortunata di quel neonato di 20 giorni morto di stenti a Bologna perché la madre (italiana di 35 anni) non aveva di che vivere. Ma di queste maternità, di queste donne, non si parla. Ci si scandalizza di una ricca 55enne che decide di farsi come regalo le gioie della maternità, e si relega in quarta, quinta pagina (e dopo un paio di giorni) la morte per freddo di un neonato senza nome. Mi chiedo dove avesse partorito quella donna. Chi le era accanto. Quali cure le sono state offerte. Me lo …

20 settimane e mezzo

Un mio collega ha preso la paternità. A parte qualche maschio nordeuropeo esibito in documentari progressisti, non avevo mai visto, e realmente conosciuto, un uomo che affrontasse questa scelta. Gli ho suggerito di aprire un suo blog, 20 settimane e mezzo appunto, per raccontare giorno per giorno la sua esperienza. Mi ha risposto che il fatto stesso che glielo avessi proposto implicava che la sua scelta atipica fosse vagamente indecorosa. «In fondo», si è giustificato, «non mi sono mai trovato a dover stare così tanto tempo senza lavorare». Che strano, mi sono detta. Io non avevo mai pensato che la sua scelta fosse una diminutio. Anzi, pensavo che fosse una cosa così speciale da meritare un diario-tributo. Una volta, scherzando, gli dissi persino che in questo modo avrebbe compreso sulla sua pelle che cosa capitava ad una donna costretta ad abbandonare il lavoro per dedicarsi alla maternità. Per come la vedo io, mettersi nei panni di un’altra persona, è sempre un arricchimento e non viceversa. Ma, evidentemente, i panni di noi donne sono meno piacevoli …