All posts tagged: meritocrazia

Questioni di merito

Puntuali come le feste comandate, al via delle prove Invalsi (ultimo appuntamento 17 giugno per i ragazzi di terza media), partono anche le proteste. Scioperi, bambini non mandati a scuola, azioni di boicottaggio da parte degli insegnanti. Il nostro Paese, è cosa nota, ha qualche problema nell’accettare le misurazioni. Che poi non sono altro che regole, condivise, per conoscere meglio il nostro operato secondo l’adagio, tutto nordico per la verità, che misurare è conoscere. Ma, come dice Giorgio Neglia, consigliere del Forum della Meritocrazia e coordinatore gruppo di lavoro che ha messo a punto il primo Meritometro in Europa: «Riconoscere e promuovere il merito, in Italia, è soprattutto un problema culturale. La valutazione è percepita come evento punitivo, mentre è proprio la condivisione di standard oggettivi la strada per costruire una società che punta su conoscenza e competenze, una società meritocratica». Inutile dire che, in base ai sette pilastri usati come indicatori quantitativi per misurare il merito (libertà, pari opportunità, qualità del sistema educativo, attrattività per i talenti, regole, trasparenza, mobilità sociale), il nostro Paese …

giovani, donne e mediocrazia

Il giorno in cui è morto Steve Jobs ho twittato questo messaggio: «Immaginatevi il giovane Jobs in Italia. Immaginate cosa sarebbe riuscito a fare. Ecco, ora sapete quanto è messo male questo Paese». Basta poco, in fondo, per rendersi conto del gap tra noi e il resto del mondo. Non serve nemmeno che ce lo dica Mario Draghi a Sarteano che l’Italia sta bruciando il futuro dei giovani. Lo sappiamo. Sappiamo che il talento dei giovani, in coppia sempre con il talento delle donne, è spesso solo un argomento buono per dotte pagine di giornali, un atto dovuto per non sentirsi troppo lontano dai temi comuni dell’attualità. Ma alla fine nessuno ci dice perché questo Paese considera i giovani e le donne un fastidio e non una risorsa. Nessuno ci dice che cosa impedisce di valorizzare i talenti e le idee. Quando parlo con amici che lavorano all’estero, Stati Uniti, Spagna o Germania, la costante della differenza tra noi e loro non sta tanto nella gravità della crisi, quanto nella nostra incapacità cronica di riconoscere …

tante scuse

Questa sera Bruno Vespa chiederà scusa a Giuliano Pisapia per aver travisato (in buona fede s’intende) una notizia Ansa che riportava una parte dell’intervista che Cinzia Sasso ha rilasciato a Vanity Fair. L’incapace a governare, come potevamo attenderci tutti, non era suo marito Giuliano, ma Silvio Berlusconi. Tante scuse anche da Ignazio La Russa che ammette di aver esagerato un po’ nei toni della campagna elettorale, anche perché dare dei brigatisti ai PM di Milano nel Giorno della Memoria davvero è un errore (ma come on perdonare un errore) che chiede immediata riparazione. Le scuse di Letizia Moratti all’offesa pubblica sull’ormai famigerata intervita a SKY Tg24 arriveranno invece se Pisapia accetterà un altro confronto. Anche perché porgere le proprie scuse deve avere almeno una contropartita. Le scuse dei cinque TG che venerdì sera hanno mandato altrettante interviste fotocopia da posizione genuflessa costeranno invece ai cittadini italiani svariate centinaia di migliaia di euro. Ma è bene dirlo, che cosa non si fa per farsi perdonare. In questi giorni poi sono tornate alla mente anche le scuse …

il (buon) carattere della mediocrazia

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Lo dico subito senza indugio: lottare per la parità di genere, lottare per i diritti delle donne, significa lottare per la meritocrazia. Ovvero lottare per un sistema di regole e consuetudini capace di premiare i comportamenti virtuosi e non le relazioni amicali o occasionali. Sembrerà sessista affermarlo, e forse lo è. Ma ho visto troppe volte donne capaci e preparate lasciate indietro solo perché non avevano le qualità anatomiche per partecipare al Bar Mario (o alle chiacchiere da spogliatoio). Ovvero, non avevano quell’attributo, quell’appendice muscolare, che consente, ai soli uomini veri, di condividere informazioni e cazzeggi indispensabili all’ascesa, e al mantenimento, delle posizioni che contano. Conosco donne che si sono spese con passione per il loro lavoro dimostrando capacità creative, organizzative, progettuali. Che poi è tutto (o tanto) quello che servirebbe per creare un sistema veramente produttivo. Un sistema che funzioni, ricco di figure professionali attive e non di servi/serve fedeli. Il …