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N.e.r.d. Non è roba per donne

N.e.r.d. Non è roba per donne è un progetto rivolto a studentesse delle scuole superiori a cura del Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza di Roma, dell’Università Bicocca di Milano in collaborazione con IBM. L’obiettivo è promuovere la partecipazione femminile ai corsi di Laurea in Informatica e Ingegneria Informatica, dal momento che i dati reali parlano di solo un 3 per cento di ragazze iscritte. A Milano ci sono 350 ragazze delle superiori (principalmente delle 4-5 te di vari licei milanesi ) che hanno e stanno partecipando a laboratori per apprendere l’utilizzo di una APP (APPinventor del MIT) per poi inventare loro stesse una APP. Le migliori saranno premiate il prossimo 8 maggio nella sede dell’Università Bicocca. Come sostiene Paola Bonizzoni, docente di Informatica al Dipartimento di Informatica Sistemistica e Comunicazione (DISCo) dell’Università di Milano-Bicocca: «I dati circa l’occupazione futura mostrano che l’informatica è il primo settore in cui c’è la necessità di figure professionali, e le richieste superano di molto l’offerta (in Italia come nel resto dell’Europa). Ma  la questione non è solo economica, sarà anche politica, poiché l’informatica ha dimostrato e avrà sempre più un suo potere nella comunicazione politica. …

Piccoli maker crescono

[Pubblicato su Style Piccoli/CorrieredellaSera marzo 2015] La missione è chiara: costruire una scuola sulla luna. E non si può affidare a tutti. Diciamo che essere bambini, sempre pronti a sperimentare e a galoppare con la fantasia, aiuta. Chi, se non loro, potrebbe ricreare lo spazio infinito su un foglio blu cosparso di sassolini bianchi? Far partire un razzo da un prato assolato e poi inventare i rumori dell’atterraggio stropicciando foglie e sbattendo i rami su un albero da frutto? Chi, se non una banda di ragazzini e ragazzine dai 7 ai 14 anni, con il più grande a smanettare sul computer e la più piccola a dare istruzioni su come risolvere quel fastidioso problema della gravità, potrebbe trasformare tutta l’avventura in un video in 3D, e pure in un’applicazione per iPad, con tanto di personaggi e giochi inventati da loro? «Dai ai bambini una motivazione e degli strumenti che sanno utilizzare quasi meglio dei genitori, e metteranno in campo tutte le loro risorse per raggiungere l’obiettivo». Chi parla è Giulia Franchin, da cinque anni coordinatrice …

FoodMade, ancora cibo e design

  FoodMade è una mostra collettiva che sarà a Milano dal 30 marzo al 5 aprile. Un anticipo del Salone del Mobile e dell’Expo messi insieme che vorrebbe far immaginare nuovi processi di trasformazione della materia prima alimentare. Seguendo il motto Edible is Better c’è chi ha sperimentato nuovi metodi di cottura (41BP Design Studio), chi ha trasformato un ingrediente simbolo del territorio in un rivestimento (Alessandro Zambelli), chi ha ragionato con l’autarchia e la stampa 3D (A/R Studio); chi ha riflettuto sulla socialità (Ctrlzak). Ecco qui sotto una gallery dei progetti esposti a Expo Gate di Milano.  

Città delle donne o solito puttantour?

Oggi sono stata all’Expo Gate per una cosa molto bella, che non vi racconterò (almeno ora) e poi, per un’altra cosa che doveva essere altrettanto bella, ma che mi ha quantomeno perplesso. Eppure gli ingredienti per uscire soddisfatta c’erano tutti, visto che il viaggio, la cultura sharing e le donne mi interessano parecchio da soli, figurarsi se combinati fra loro. La Città delle donne unisce infatti il racconto partecipato e collaborativo dei luoghi, la mappatura condivisa delle città, con lo sguardo femminile. Un modo per scoprire itinerari “altri” di Milano, angoli urbani fuori dai luoghi comuni, storie itineranti che non sempre si trovano nelle classiche guide. Una bella occasione quindi di vedere come queste cose possono progettare la realtà. Così, viene fuori che, al momento di individuare delle parole attorno alle quali costruire una mappatura condivisa di Milano, dopo speranza, volontariato, moda, design, sperimentazione, cultura, accessibilità, viene fuori la parola “figa”. Risolino diffuso, e io mi chiedo se sono la sola a trovare questa esternazione fuori luogo. Mi guardo intorno e vedo se c’è ancora Francesca Zajczyk, sociologa urbana nonché delegata alle Pari …

Makers al femminile

Ago, filo e Arduino. Non so se quella della wearable technology sia l’unica strada per portare le donne all’interno del movimento makers, ma senza dubbio il workshop condotto da Zoe Romano e Costantino Bongiorno di WeMake all’interno della Tinkering Zone, il nuovo laboratorio permanente del Museo della Scienza di Milano dedicato al making, all’ingegneria, al design e, in generale all’innovazione, è stata un’esperienza interessante. E bella. Donne di tutte le età e interessi riunite intorno a un tavolo a lavorare insieme tra sensori di temperatura, umidità, pressione o luminosità, fili conduttivi, strati di neoprene e tessuti non tessuti… Non che la cosa mi sorprendesse: sono convinta che la prassi digitale sia molto vicino alla creatività femminile. E che le donne siano istintivamente ricettive all’innovazione e alle sue nuove tecniche. Così, vederle progettare, disegnare, assemblare circuiti per formare decorazioni interattive,  scrivere algoritmi per dettare il ricamo, imparare a destreggiarsi con Flora, la wereable electronic platform compatibile con Arduino, usare taglierini e forbici e persino qualche macchina formatrice, per dare forma a cappelli, borse, guanti capaci di illuminarsi rispondendo ai …

Il ristorante piace micro

[Articolo pubblicato su Lei Foodie il 28 aprile 2014] Un investimento medio di 120 mila euro, tanta passione e un certo intuito imprenditoriale. L’idea, invece, arriva da New York, dove i micro-ristoranti a micro-menu (una o due specialità al massimo) stanno registrando un successo di clienti e di fatturato. Pochi metri quadrati con cucine a incastro e tavoli per pochi, quando non un’unica vetrata con tavolino all’esterno (il resto in piedi o take away), che stanno diventando il posto preferito per la pausa pranzo o lo spuntino veloce prima e dopo un cinema. «Il modello americano è perfetto anche per il nostro Paese» dice Lucio Miranda, presidente di Export Usa. «E in effetti, qualche esempio, dai panzerotti alla polenta, esiste già. Il fatto è che la cucina italiana si presta molto a questo modello di business per la ristorazione: basta avere una base, semplice come la pasta o le piadine, che può essere cucinata in modi differenti». Il segreto però, è ovviamente essere originali. E mescolare la cultura gastronomica locale con una certa dose di …

questa città non è un parcheggio

Una storia italiana, ancor più che milanese. Con un decreto istantaneo, che neppure una turpe violenza in fragranza di reato o l’amianto sul tetto di un asilo nido, il Consiglio di Stato ha sospeso l’Area C della città di Milano. Quella richiesta da un referendum dalla più parte dei cittadini, per intenderci. Quella che ci rende più vicini a città come Londra o Parigi piuttosto che a New Dehli, per capirci. Quella lì. Ha vinto (per ora, ma comunque fino a settembre) il garage del signor Brambilla e i suoi interessi privati ed economici (il signor Brambilla quasi mai fa questioni di principio). Forse qualcuno si è già dimenticato dello scandalo dei parcheggi milanesi «… parcheggio su suolo pubblico, concesso a costo zero dal Comune secondo il piano della giunta Albertini (cosa di cui si era occupata anche Milena Gabanelli) che ha avviato le procedure per oltre 200 cantieri che avrebbero dovuto togliere dalle strade 60 mila auto». Storie di lavori infiniti, di cadute libere di case e operai. Di strane infilatrazioni. I milanesi, di …

una legge uguale per tutte

Stiamo per finire, come un’amica ha intelligentemente osservato, in un cul de sac. In una rete che, in parte, abbiamo tessuto anche noi. Se avete minimamente seguito il dibattito milanese che ha preceduto la nomina della Giunta Pisapia, sul blog di Marina Terragni o su Facebook, ve ne sarete accorte. Perché di fatto, nonostante le intelligenze messe in campo, nonostante il grande lavoro offerto in modo generoso da tante e competenti donne milanesi, fino all’ultimo la presenza femminile è stata messa in dubbio. Un’insicurezza a volte isterica, accompagnata da una sequela di nomi che si susseguivano senza tregua, che si confermavano e si smentivano, per poi cambiare ancora. Come nomi di donne in passerella, e chissà quale di loro sarebbe stata estratta dal cilindro per l’ultimo, clamoroso, effetto finale. Avevo scritto in quei giorni proprio a Marina Terragni commentando la lettera di Anna Catasta, Forma e Sostanza, che mentre ci stavamo arrovellando su quale donna sarebbe stata scelta come vicesindaco o nella giunta, il problema vero e reale era che ancora una volta queste donne …

giunta alla fine…

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }span.textexposedshow { }div.Section1 { page: Section1; } Tra oggi e domani presumibilmente si saprà la composizione della giunta del Comune di Milano scelta da Giuliano Pisapia. Vedremo se saranno rispettate alcune indicazioni preelettorali come un vicesindaco donna e un consiglio che tenga conto insieme parità di genere e competenze. Quote di sapere invece che quote di potere, avevano ripetuto in più occasioni Giuliano Pisapia e Stefano Boeri. Nella settimana che ha preceduto questa scelta le donne milanesi si sono molto interrogate sui criteri di selezione che avrebbero portato a tale giunta. Soprattutto ci siamo accorte (ma non lo sapevamo già?) che la qualità delle competenze messe in campo, il tanto lavoro speso così generosamente, non erano bastate ad assicurarci un posto al sole. Il sospetto di essere state strumentalizzate, proprio come un cavalo vincente su cui si punta per vincere la posta per poi lasciarlo da parte stanco e sfinito, si è fatto pressante. Sono sfilati così …

ma quanto ci siamo divertiti

Che cosa resterà di questa compagna elettorale? Un sorriso, è la risposta. Non le invettive o gli insulti dispensati da Moratti & Co. Non la strategia della paura siringata con manifesti e slogan terroristici. Ma un sorriso. Perchè, e questo è il bello, nonostante tutto ci siamo divertiti. E pure tanto. Avendo scoperto, con la gaiezza dei sognatori, che la letizia (quella vera) è in grado di disinnescare ogni attacco. La satira non sceglie né conosce i suoi oggetti. Nasce nella fuga da essi, che le premono addosso, scriveva Karl Kraus in Pro domo et mundo. Ecco perché a volte il sorriso è una liberazione, e oggi, di Liberazione si parla. Basterebbe rileggersi i morattiquotes per comprendere lo spirito leggero che ci ha portato fino a qui. Un’intelligenza non spocchiosa o supponente, ma fresca e pungente come quel vento che ha corretto le vecchie e brutte abitudini politiche (castigat ridendo mores). Sono sicura che gli esperti di comunicazione avranno molto da dire su questo nuovo linguaggio nato dalla rete e capace di trasformare incubi e …