All posts tagged: Milano

giunta alla fine…

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }span.textexposedshow { }div.Section1 { page: Section1; } Tra oggi e domani presumibilmente si saprà la composizione della giunta del Comune di Milano scelta da Giuliano Pisapia. Vedremo se saranno rispettate alcune indicazioni preelettorali come un vicesindaco donna e un consiglio che tenga conto insieme parità di genere e competenze. Quote di sapere invece che quote di potere, avevano ripetuto in più occasioni Giuliano Pisapia e Stefano Boeri. Nella settimana che ha preceduto questa scelta le donne milanesi si sono molto interrogate sui criteri di selezione che avrebbero portato a tale giunta. Soprattutto ci siamo accorte (ma non lo sapevamo già?) che la qualità delle competenze messe in campo, il tanto lavoro speso così generosamente, non erano bastate ad assicurarci un posto al sole. Il sospetto di essere state strumentalizzate, proprio come un cavalo vincente su cui si punta per vincere la posta per poi lasciarlo da parte stanco e sfinito, si è fatto pressante. Sono sfilati così …

ma quanto ci siamo divertiti

Che cosa resterà di questa compagna elettorale? Un sorriso, è la risposta. Non le invettive o gli insulti dispensati da Moratti & Co. Non la strategia della paura siringata con manifesti e slogan terroristici. Ma un sorriso. Perchè, e questo è il bello, nonostante tutto ci siamo divertiti. E pure tanto. Avendo scoperto, con la gaiezza dei sognatori, che la letizia (quella vera) è in grado di disinnescare ogni attacco. La satira non sceglie né conosce i suoi oggetti. Nasce nella fuga da essi, che le premono addosso, scriveva Karl Kraus in Pro domo et mundo. Ecco perché a volte il sorriso è una liberazione, e oggi, di Liberazione si parla. Basterebbe rileggersi i morattiquotes per comprendere lo spirito leggero che ci ha portato fino a qui. Un’intelligenza non spocchiosa o supponente, ma fresca e pungente come quel vento che ha corretto le vecchie e brutte abitudini politiche (castigat ridendo mores). Sono sicura che gli esperti di comunicazione avranno molto da dire su questo nuovo linguaggio nato dalla rete e capace di trasformare incubi e …

una buona letizia

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Francamente, non vedo l’ora di arrivare a lunedì sera. E scommetto che questa urgenza emotiva accompagni anche i sonni, e le veglie, della Signora Letizia Moratti. Ieri sera l’ha mollata pure Gigi D’Alessio. Dopo buona parte della città, metà del mondo cattolico, i leghisti, i cognati, i giornali di partito, e persino quello che ci aveva messo la faccia per sostenerla. È debole, ha detto. Ad alcuni commentatori donna Letizia comincia pure a suscitare compassione. Lasciata sola nel momento più difficile, perfetto esempio da manuale del Glass Cliff. Credo invece che dalla parabola di Letizia Brichetto Arnaboldi, meglio conosciuta, e non a caso, con il nome del marito, Moratti, noi donne dovremmo tutte imparare qualcosa. Una cosa che Ipazia che aveva già detto qualche decina di secoli fa. Per chi rinnega se stessa non ci sarà posto nel mondo. Certo si potrà, per qualche istante, che può anche arrivare a buona parte …

l’onda perfetta

I surfisti la cercano in tutte le coste del globo. Una montagna d’acqua, una galleria liquida in cui infilarsi per cavalcare tutta l’energia della Natura. È l‘onda perfetta e, che voi ci crediate o meno, ce n’è una per ognuno di noi. Certo, bisogna cercarla con costanza e determinazione. Attraversando i deserti del qualunquismo, superando i valichi insidiosi della denigrazione e dell’insulto, conquistando le vette della disillusione, ma poi, ecco che arriva quando meno te l’aspetti e allora, allora sì, bisogna essere pronti. Milano mi ha dato molto. La passione per lo studio e il lavoro, mi ha dato un compagno, un figlio e dei buoni amici, ottimi amici. Mi ricordo la prima mostra di Bruno Munari e le notti in discoteca. La neve a maggio e l’odore dell’asfalto le notti d’estate. Così Milano è diventata la mia città, anche. Ma una città è fatta di gente, e quando per troppo tempo non ti riconosci nell’altro, un altro che assume come modello una società al viagra come dico io, allora non è difficile sentirsene fuori. …

quella sporca dozzina

Sporco popolo di sinistra. Ecco, ci siamo arrivati all’essenza della più alta dissertazione politica. Dopo mesi e mesi, anni di storia repubblicana (150 per l’esattezza) ecco il linguaggio più alto che la nostra  classe dirigente può manifestare.  La massima espressione del dibattito e delle argomentazioni per cercare di caricare, alla grossa, più voti. Echissenegrega. Siamo alla violenza pura. Violenza verbale che mi spaventa ancora di più se a promuoverla è una donna, Letizia Moratti, che aspetta l’ultimo secondo, quello che per regolamento non dà diritto di replica per affondare un colpo basso. Basso perché è pura insinuazione, basso perché parla alla pancia, basso perché non è nel suo scopo informare, chiarire, confrontarsi, ma solo colpire e far male. Quelli di sinistra puzzano, come i poveri e i “negri”. Al contrario, i soldi, i milioni di euro che la stessa signora ha speso per ricomprarsi porta a porta i voti di Milano, no. Pecunia non olent, si sa. Anche se nessuno ci dice da che parte vengano, tutti questi soldi. La violenza è un virus che …

elogio della fragilità

Il momento più alto, le parole più emozionanti, che ieri, a Milano, Nichi Vendola ha regalato a chi era venuto ad ascoltarlo all’Arco della Pace, sono state quelle dedicate alla vecchiaia e alla disabilità. Un inno all'(est)etica di ciò che oggi la società al botulino considera debolezze, un elogio della fragilità, della sacra imperfezione dell’essere umano. Oggi, il mio Presidente, Giorgio Napolitano si è commosso ricordando i magistrati caduti per questo Paese, la voce rotta e le lacrime, quasi. Qualcuno avrà ipotizzato una scarsa tenuta emotiva, una malcelata debolezza di nervi. Perché in questo mondo di celluloide inespressiva anche l’emozione (vera) è diventata malattia, e la malattia, insulto. Così, nella Giornata dedicata alle Vittime del Terrorismo, Daniela Santanchè chiama Ilda Bocassini una metastasi, e scusate se la sofferenza e la sconfitta insita in questa parola disturbano l’atmosfera. Eppure la fragilità ha la stessa forza creatrice del dubbio. «Mi glorierò della mia debolezza» dice San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi. Perché la grandezza degli uomini, e delle donne, sta nel non avere paura di confrontarsi …

milano e le donne

Milano è una città strana. Nervosa. Generosa. Stanca. Intelligente. Milano è come le sue donne. Ne incontro tante, ogni giorno. Sono già multitasking alle otto di mattina in metropolitana. Alla pausa pranzo, che saltano, organizzano il pomeriggio della tata con i figli. All’ora del té, quello che non hanno mai preso, foderano le loro rinunce di saggezza e lungimiranza. Le donne di Milano non sono gentili. E non chiedono gentilezza a questa città. Non vogliono sconti. Non hanno voluto quello del 10 per cento del così detto taxi rosa, forse perché la sicurezza non è un tema da trattare come se fossimo una specie protetta. Non hanno voluto (alcuni) asili nido. 2000 e più donne almeno, hanno rinunciato al loro posto. Forse perché il servizio andrebbe pensato a misura di famiglia, e non viceversa. Molte ancora hanno detto persino di no a un altro posto, quello di lavoro. Dopo il primo figlio. Perché il lavoro che gli restava era solo una trappola di logorio e frustrazione. Siamo serie. Le donne, sono, serie. Quando sento espressioni …

vuoi qualcosa? basta chiedere

Ieri sera durante una bella riunione milanese di partito,  una modella violinista, tale Charlotte Crona, è uscita fuori da un gigantesco uovo di Pasqua: era un regalo, gradito, per voi-sapete-chi. Un addio al celibato fuori tempo (e anche fuori luogo per la verità) a cui ha assistito anche la nostra sindachessa milanese, Letizia Moratti, la quale, davanti all’ennesimo show volgare e maschilista, non ha mosso ciglio. Le elezioni comunali milanesi si avvicinano e molte delle liste che si presenteranno sono imbottite, fino al 50 per cento, di candidate donne. Il che non significa, sia chiaro, che sarà il 50 per cento delle donne che prenderà poltrone e posti di comando. Avete letto il mio post L’immagine e la piazza? Beh, fatte le debite proporzioni, la situazione è un po’ quella, e cioè che, di questi tempi, chi immagina una rivoluzione rischia di diventare solo, e suo malgrado, l’immagine della rivoluzione. Che esca da un uovo di Pasqua o da una lista elettorale altrettanto ben confezionata. Non accaponate la pelle, c’è poco da fare dei distinguo …

no woman no parking

A Milano hanno fatto dei bellissimi parcheggi. Io quando vado in centro metto sempre la macchina nel Meda Parking, che ha riservato il primissimo piano alle persone disabili e alle signore. Qualcuno giudicherà questo accostamento di cattivo gusto, come quello di accoppiare il genere femminile a una categoria evidentemente sfortunata. Altri ne approfitteranno per rincarare la dose degli insulti riservati al nostro (gentil) sesso. È quello che ha fatto un baldanzoso maschio 50enne (o giù di lì) quando gli ho fatto notare che stava occupando un posto che non era riservato a LUI. Poverino. Il suo orgoglioso eccesso di testosterone si è vanificato nell’aria dopo aver ascoltato la mia risposta in vero stile woman pride: «Vedi Mario, Giovanni, Marco, Stefano, o come-cavolo-ti-chiami-che-tanto-è-lo-stesso, se siamo ancora costretti a fare del parcheggi riservati alle Signore è perché in giro ci sono dei vigliacchi come te che se magari incontrano una donna, sola, in un luogo appartato, si sentono in diritto, nella migliore delle ipotesi a fare qualche commento, nella peggiore a metterle le mani addosso e usarle …