All posts tagged: moda

Pilar Fogliati, l’ordine è nelle piccole cose

Il successo da Un passo da cielo, la fiction di Rai Uno di cui è appena terminata la quarta stagione, non se lo aspettava neppure lei. È per questo che Pilar Fogliati, diplomata Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, i capelli con cui sembra litigare e le parole che vanno a tavoletta, si dice, e per tre volte, “lusingata”. Qui però si parla di un’altra sua passione, la borsa. Quante ne ha? Piccole, tante. A tracolla, perché amo le mani libere. E colorate, perché mi vesto sempre di nero e mi piace avere una macchia di luce addosso. Blu elettrico, preferibilmente, e in camoscio che è più piacevole al tatto. Si dice che la borsa è per una donna una sorta di ufficio oggetti smarriti. Lei cosa ci perde? In realtà sono ordinatissima e controllo spesso di averla chiusa. Le mie amiche mi prendono in giro per questo. E per il mio speciale modo di arrotolare sciarpe o golfini e pigiarli dentro. Ma a me piace così, ogni cosa al suo posto. Compreso gli immancabili elastici per …

Iaia Forte, la borsa e la vita

È appena atterrata da Londra dove ha portato in scena, all’Istituto Italiano di Cultura, il personaggio di Tony Pagoda tratto dal libro Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione. Ora che veste abiti maschili, le piacciono per caso le borse da uomo? (Ride, ndr) Affatto, interpretare Pagoda mi diverte perché è giocare su un machismo estremo e ridicolo. L’unico borsello che ho avuto me lo feci regalare a 14 anni… un peccato di gioventù. Di cui si è subito pentita, visto che lei è una vera collezionista di borse… Ultimamente mi trattengo per frenare l’effetto accumulo, ma sì, ne ho un’infinità. E del resto comprare una borsa è uno di quegli acquisti non soggetti alle alterazione fisiche. Grasse o magre, va sempre bene! L’ultima follia a cui ha ceduto? Due borsettine tailandesi: l’una leopardata, l’altra in gomma e tutta fiorita… Quali sono invece le borse della sua raccolta a cui tiene di più? Una meravigliosa in rafia blu elettrico con stelle rosse presa in Venezuela e un’altra in plastica trovata in un mercato di Nuova Delhi. Sono …

La rivincita delle black model

Sembra quasi uno dei revival a cui ci ha abituati il mondo della moda. Un tormentone che ogni tanto si ripropone come lo stile marinaro o la stampa animalier. Perché era l’estate del 2008 quando Vogue Usa si chiedeva “It’s fashion racist?” e oggi, ancora, siamo qui a domandarcelo. E ce lo domandiamo perché, oggi come anni fa, le top model del momento decidono di esternare il loro disappunto. Dalla cover di ElleUK di aprile Jourdan Dunn, per esempio, non usa mezzi termini e dice che sì, ora ci sono più ragazze di colore di qualche anno fa, ma finché questo sarà considerato un fatto su cui scrivere, finché non sarà semplicemente una non-notizia, lei non potrà ritenersi soddisfatta. Intanto, insieme alla sudanese Nykhor Paul e all’inglese Leomie Anderson, tra un post e l’altro su Twitter, Instagram e YouTube, dove poche settimane fa la stessa Anderson ha pubblicato il video tutorial How to survive as a black model, continua a lamentarsi di quella che viene definita la discriminazione del backstage: parrucchieri che non sanno come …

Power dress. L’abito del potere

[Pubblicato su Gioia! 23 ottobre 2014] She dresses to win! Era il giugno 2008, il titolo era del New York Times, e “she” era Michelle Obama che, da lì qualche mese, sarebbe diventata la nuova first lady degli Stati Uniti d’America. Chissà cosa avrà pensato Naomi Wolf, neo-femminista e autrice di saggi bibbia come Il mito della bellezza e Vagina. Una storia culturale (Mondadori): lei che alle lusinghe della moda ha sempre imputato la costruzione di quella “trappola della bellezza” che teneva le donne vincolate a un ideale voluto, guarda caso, dai maschi. E che oggi, invece, con tutti i media a fare il tifo per il female power, si ritrova una moda celebrata non come dittatrice, bensì come strumento usato dalle stesse donne per esprimere il loro nuovo potere “sul” e “nel” mondo. Più di qualcosa è cambiato, di fatto, da quando Yves Saint Laurent – agosto 1966 – presentò la sua prima versione di Le Smoking nel suo quartier generale di Avenue Marceau. Poi ci furono le donne in carriera degli anni Ottanta …

#WomenFashionPower

E ora, cosa mi metto? Questo avrà esclamato, nel febbraio del 1975, Margaret Thatcher quando, prima donna nella storia, venne eletta leader del Partito Conservatore in Inghilterra. Non che la Lady di ferro non conoscesse l’importanza dell’“apparire”. Lei, che aveva già studiato duramente per modulare la sua voce stridula grazie alle lezioni di dizione di Kate Fleming, la stessa che insegnò il potere della parola a Laurence Olivier e Peter O’Toole, e che, per non essere esclusa dai video del partito, si era sottoposta alle tecniche di rilassamento per il corpo. Così scelse, e non a caso, un tailleur celeste di Mansfield, il marchio creato da tale Frank Russel, figlio di un sarto, quasi eroe di guerra e perfetto esempio di self-made man meglio conosciuto come King of coat. Insomma, tutto very british. Tanto che quell’abito profilato con una seta a righe ripresa dall’ampio foulard divenne un’icona di stile politico. Lo stile Thatcher. Il perché, per le donne più che per gli uomini per la verità, l’abito faccia la monaca, è una delle domande a …

il bello della denuncia

Oggi su twitter mi hanno inviato un’immagine della campagna di Woman on Waves contro la violazione dei diritti delle donne che lavorano nell’industria della moda. Ovviamente io non sapevo quale fosse il tema della campagna, così mi sono trovata semplicemente un’immagine di una pubblicità di Diesel (evidentemente fake) con il claim Abortion pills, gift of God e un’immagine patinata che mi ricordava le campagne-provocazione stile Oliviero Toscani. Devo confessare che non ho capito in un primo momento l’entusiasmo (femminile) del web, mentre ho colto subito la volontà di creare un equivoco (la campagna poteva sembrare autentica) e la poca chiarezza del messaggio. Solo infatti andando sul sito dell’associazione olandese e facendo un giro su Misopolis (contrazione tra i vocaboli Misoprostol, farmaco che induce contrazioni uterine e quindi l’aborto, e Metropolis) mi sono accorta che Woman on Waves voleva denunciare la condizione delle lavoratrici dell’industria tessile (in cui quasi il 90 per cento sono donne). Generalmente giovanissime, frequentemente abusate, assolutamente indifese e reclutate attraverso quello che viene definito il Sumangali Scheme o Marriage Assistance Scheme (la …

l’abito di Angela

Angela Merkel ha indossato lo stesso abito per quattro volte di fila durante le sue soirées a Salisburgo. I giornalisti l’hanno subito notato e, quel che è meglio, credo l’abbiano notato anche le donne gli uomini non giornalisti che l’hanno vista fotografata e ampiamente didascalizzata. Perché il riciclo dell’abito è cosa normale, lo sappiamo. Nelle società evolute, che poi erano quelle contadine, si aveva un vestito buono per le occasioni speciali e l’altro per le faccende quotidiane. Così, Angela Merkel, che ha avuto quattro occasioni speciali una dopo l’altra, ha messo il (solito) vestito buono. La cosa potrà fare orrore a una come Daniela Santanché che ama attraversare la piazza di Palazzo Montecitorio con i suoi immancabili tacchi a spillo (che, sempre secondo la deputata, logorano chi non ce l’ha) e che ieri l’altro, dopo la seduta per la disastrosa situazione economica in cui versa il nostro Paese, rispondeva alla giornalista di La7 con borsa e busta di Hermés arancio coordinate, camicia stampata e orecchini d’oro ben in vista, ma  per noi, questa normalità, ha …