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Ai confini del corpo

[Pubblicato su Dove novembre 2015] Per impiantarsi un biochip tra il pollice e l’indice ci vogliono cinque secondi e un bisturi con ago di circa tre millimetri. Nessuna anestesia e tanta voglia di sperimentare che cosa, nella vita di tutti i giorni, significa connettere il proprio corpo alla Rete. Lo sta facendo Povel Torudd, ideatore del progetto e capo comunicazione di Kaspersky Lab Europe, una delle più grandi aziende al mondo che si occupa di sicurezza informatica. Insieme alla comunità svedese di bio-hacking BioNyfiken, Kaspersky Lab sta provando a passare dall’Internet of Things all’Internet of Us. Da un mondo in cui sono gli oggetti a essere connessi e parlanti tra loro, a un’umanità connessa a sua volta e dotata di un corpo “aumentato” con una tecnologia che permette di aprire porte, accedere ai device personali, fare acquisti. «Dopo pochi giorni dall’impianto, mi ero già dimenticato di avere un chip. E oggi, passati otto mesi, penso a lui solo come a un “aggiornamento” utile per il mio corpo, ma è anche piacevole sentirsi parte di una piccola …

Piccoli maker crescono

[Pubblicato su Style Piccoli/CorrieredellaSera marzo 2015] La missione è chiara: costruire una scuola sulla luna. E non si può affidare a tutti. Diciamo che essere bambini, sempre pronti a sperimentare e a galoppare con la fantasia, aiuta. Chi, se non loro, potrebbe ricreare lo spazio infinito su un foglio blu cosparso di sassolini bianchi? Far partire un razzo da un prato assolato e poi inventare i rumori dell’atterraggio stropicciando foglie e sbattendo i rami su un albero da frutto? Chi, se non una banda di ragazzini e ragazzine dai 7 ai 14 anni, con il più grande a smanettare sul computer e la più piccola a dare istruzioni su come risolvere quel fastidioso problema della gravità, potrebbe trasformare tutta l’avventura in un video in 3D, e pure in un’applicazione per iPad, con tanto di personaggi e giochi inventati da loro? «Dai ai bambini una motivazione e degli strumenti che sanno utilizzare quasi meglio dei genitori, e metteranno in campo tutte le loro risorse per raggiungere l’obiettivo». Chi parla è Giulia Franchin, da cinque anni coordinatrice …

Makers al femminile

Ago, filo e Arduino. Non so se quella della wearable technology sia l’unica strada per portare le donne all’interno del movimento makers, ma senza dubbio il workshop condotto da Zoe Romano e Costantino Bongiorno di WeMake all’interno della Tinkering Zone, il nuovo laboratorio permanente del Museo della Scienza di Milano dedicato al making, all’ingegneria, al design e, in generale all’innovazione, è stata un’esperienza interessante. E bella. Donne di tutte le età e interessi riunite intorno a un tavolo a lavorare insieme tra sensori di temperatura, umidità, pressione o luminosità, fili conduttivi, strati di neoprene e tessuti non tessuti… Non che la cosa mi sorprendesse: sono convinta che la prassi digitale sia molto vicino alla creatività femminile. E che le donne siano istintivamente ricettive all’innovazione e alle sue nuove tecniche. Così, vederle progettare, disegnare, assemblare circuiti per formare decorazioni interattive,  scrivere algoritmi per dettare il ricamo, imparare a destreggiarsi con Flora, la wereable electronic platform compatibile con Arduino, usare taglierini e forbici e persino qualche macchina formatrice, per dare forma a cappelli, borse, guanti capaci di illuminarsi rispondendo ai …