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Donne e new media: rivoluzione e opportunità

Intervento per l’incontro Donne NEW MEDIA: rivoluzione e opportunità 8 marzo 2013 presso il Circolo della Stampa a Milano Oggi, tutte le maggiori testate dei quotidiani italiani on line hanno una sezione dedicata alle donne, e alcune tematiche come le quote rosa, la democrazia paritaria o la violenza di genere sono entrate a far parte delle cose di cui si parla quotidianamente, ma fino a qualche anno fa questi non erano argomenti proprio all’ordine del giorno. Credo sia importante ricordarlo perché, le donne, sia come professioniste/giornaliste e come lettrici, è nel web che hanno trovato, prima che altrove, argomenti, competenze e conoscenze che a loro, a noi, interessavano. Questo, credo, giustifica in parte l’interesse e la confidenza delle donne con il web. Sono i dati stessi a dare la forma e l’ordine di grandezza della presenza delle donne sul web. Secondo le rivelazioni Audiweb di dicembre 2012: in Italia il 60 per cento delle donne è on line; il 45 per cento degli utenti connessi è donna; e dal 2006 le donne sono sempre in …

Dire, fare, raccontare

Ormai, si dice, non ci sono più notizie. O meglio, la notizia, come racconto di qualcosa di nuovo, di buona o cattiva novella, non ha più valore. I social media stanno surclassando in tempestività, immediatezza, e talvolta anche in freschezza e autenticità delle fonti, persino le versione on line dei principali quotidiani italiani. Che, guarda il caso, fanno gli strilli dell’home page, quando non la prima pagina della versione cartacea, citando Twitter. Eppure, qualche settimana fa, parlando con Riccado Iacona per un’intervista che ho fatto per LeiWeb, mi sono trovata a riflettere sull’importanza del racconto. Quello semplice della cronaca delle cose che accadono, senza fronzoli o commenti. Quello che dice, volendo mostrare senza dimostrare nulla se non il fatto. Anche perché di commenti e di punti di vista (compresi quelli di questo blog da cui infatti latito, non senza qualche imbarazzo, da un po’ di tempo), di battute ironiche e di intellettuali freddure, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. I social network, d’altra parte, servono a questo: divulgare a un pubblico più ampio possibile la propria …

Le parole che non ho scritto

Le parole che non ho scritto (ma avrei voluto farlo). Perché è passato troppo tempo, e perché un po’ annaspo tra la rassegnazione e il disarmo… Non ho scritto per esempio, una risposta più dettagliata a @nomfup e @jacopo_iacoboni circa la solita questione se Twitter sia, o meno, davvero lo specchio di un Paese e soprattutto, se sia in grado di agire su di esso. Avevo solo detto che Twitter rischia di essere un salotto non molto diverso da molti altri e che si muove secondo le stesse logiche lobbystiche. Giornalisti con giornalisti, femministe con femministe, attivisti con attivisti (trovo divertente che taluni ad esempio tengano delle discussioni tra amici e sodali che potrebbero fare vis à vis o per telefono). Se poi la lobby twittera è contigua ad altri media, magari ne esce un articolo che parla addirittura di fenomeno. Un fenomeno “da salotto”, appunto. Qualche dubbio l’avevo espresso citando in un mio vecchio post l’articolo di Malcom Galdwell  Small Change e, anche con tutto l’interesse per le analisi (vere) di Manuel Castells nel suo ultimo …

non si è liberi per decreto

«Non si è liberi per decreto». Così rispondeva Indro Montanelli a chi gli chiedeva un suo parere sulla censura e su suoi rapporti con il suo ormai ex editore Silvio Berlusconi. È una frase che ho già citato, vero, nel mio post Esercizi quotidiani, ma è una frase che amo molto. In puro carattere Ipazia, direi. Perché, è vero, la libertà è soprattutto una scelta. Così, quando questa mattina ho letto che Michele Santoro ha scelto il web per il suo nuovo programma Senza Rete, confortato anche dalla bella esperienza di Rai per una notte, mi sono detta che aveva fatto la scelta migliore. Perché ci sono cose, soprattutto per chi non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno, che non hanno prezzo, e la libertà, insieme alla propria dignità, è una di queste. Uno dei danni maggiori della gestione mediocre di questo Paese è proprio la mancanza di capacità critica e analitica per vedere quello che sta succedendo e farsi un’idea di quello che sarà il futuro. D’altra parte, questi signori continuano a starsene …