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Scuola Montessori, i genitori la chiedono

Le ultime in ordine di apertura sono a Venezia, Treviso, Greve in Chianti. Sono scuole elementari statali che hanno inaugurato una sezione in cui è adottato il metodo di Maria Montessori. Sempre di più in Italia, paese natale della scienziata e medico, e che pure per anni ha ignorato i suoi insegnamenti tanto da avere, ancora oggi, solo 137 scuole montessoriane, dai nidi alle medie, contro le quasi 1200 di Germania o le 800 di Gran Bretagna. Qualcosa però sta cambiando. «La prima richiesta arriva dai genitori, in parte incuriositi da un certo tam tam mediatico, ma i più spinti dal vedere i loro figli vivere la scuola con sofferenza. I bambini e le bambine montessoriane invece, sono sereni e contenti di apprendere. Quando si toglie l’ansia del confronto e della prestazione, quando si lascia a ciascuno i tempi individuali, nasce la collaborazione tra pari, il bambino segue il suo “maestro interiore”, sceglie da sé secondo le sue esigenze di crescita, e lavora con tranquillità. Certo, in una cultura dove la gioia dell’apprendere è guardata …

La matematica delle ragazze (che poi è la stessa dei ragazzi)

Si chiama maths anxiety ed è quel tipo di ansia, di preoccupazione eccessiva nei confronti dei compiti e dei test di matematica che può influenzare l’apprendimento. L’ha “misurata“ uno studio recente e che ha dimostrato come le bambine, a parità di capacità e all’inizio anche di risultati, siano più ansiose, e quindi meno performanti, dei loro compagni di banco. «La matematica, materia che non lascia spazio a valutazioni soggettive, crea naturalmente ansia da prestazione, ma le bambine, crescendo, sembrano soffrirne sempre di più», dice Irene Mammarella, ricercatrice di psicologia ed esperta di disturbi di apprendimento nell’ambito del calcolo all’Università di Padova. «Le conferme arrivano anche da ricerche internazionali. Il pregiudizio culturale che vorrebbe le bambine “meno portate” per la matematica, condiziona anche gli insegnanti. E si riflette sulle alunne che, spesso senza una reale ragione, si percepiscono meno preparate e competenti. Ma ripeto, si tratta di un prodotto culturale: nei Paesi orientali, dove tutti sono uguali nei confronti della materia, il problema non esiste». Esiste in Italia, invece. Secondo il rapporto Timms 2015 presentato a …

Se il principino va alla Montessori

È entrato con il suo giubbino blu alle Westacre Montessori School di Norfolk in mondovisione. E tutti hanno visto che per George di Cambridge è stata scelta una scuola materna che adotta il metodo della pedagogista italiana. Ammirato e studiato all’estero (i fondatori di Amazon, Wikipedia e Google ne hanno ammesso l’importanza nella loro educazione), ma che in Italia conta solo 200 scuole tra materne e primarie e 5 medie. Eppur, qualcosa si muove. «Dopo il successo della sperimentazione, dal prossimo anno le medie pubbliche Montessori saranno tre con insegnanti formati ad hoc» dice la presidente dell’associazione Me.Mo. di Milano Lavinia Galli. Un progetto pionieristico in Italia che parte da alcune associazioni di genitori, in sinergia con alcune dirigenti scolastiche, l’Opera Nazionale Montessori e la Rete Montessori e che prevede anche dei corsi per genitori sul tema dell’adolescente secondo Maria Montessori e un corso di formazione per docenti. Il prossimo settembre, le sezioni Montessori di scuola media, oggi presenti unicamente all’Istituto Comprensivo Riccardo Massa di via Quarenghi 14, saranno anche a Cinisello Balsamo, alla scuola Ilaria Alpi e Anna Frank. E, «dopo anni di luoghi comuni, …

Perché c’è bisogno (ancora) di Maria Montessori

In questi giorni in cui nei giornali appare come uno scandalo la richiesta del Miur di avere classi differenziate, cioè di “gruppi di livello”, vi propongo questa intervista al presidente dell’Opera Nazionale Montessori Benedetto Scoppola con cui ho scambiato due parole in occasione di un articolo su Gioia! sul Metodo. Nel documento del Miur si parla anche infatti di didattica cooperativa e didattica tra pari, elementi fondamentali del metodo montessoriano. L’organizzazione personalizzata delle attività poi, scandali o meno, è uno dei pilastri del buon insegnamento, come già spiegava Francesco Avvisati qui. Al di là degli anatemi quindi, al solito è il modo in cui verrà percepita l’indicazione che farà la differenza. E se il rispetto delle inclinazioni degli studenti verrà utilizzato per dividere e non per con-dividere nuovi stimoli, certo la colpa non può essere dello strumento. Anche con il fuoco del resto, ci si può salvare dal freddo o incendiare la casa. Una prima domanda, per quale ragione dovremmo guardare con più attenzione al metodo Montessori? Perché è necessario mettere bambini e ragazzi al centro del processo educativo, renderli protagonisti …