All posts tagged: paternità

Diventare padri… dopo il divorzio

L’orto di Enrico sembra un giardino delle meraviglie. Ci sono patate, piselli, cipolle, zucchine. Ma soprattutto, ci sono i bambini, i suoi, di 11 e 9 anni, che insieme a lui seminano, piantano, raccolgono. «Negli ultimi due anni abbiamo persino mietuto il grano», dice. Enrico si è separato nel 2011, ed è stato allora, racconta, che si è chiesto come volesse stare con i suoi figli. Non una domanda rara per la verità. Dopo la rottura di un nucleo familiare, equilibri affettivi e organizzazione pratica devono essere ricostruiti, e sono spesso i padri a scoprire un ruolo genitoriale prima considerato scontato. «La mia era una situazione tradizionale: io lavoravo, lei, a casa, si occupava di tutto, dal cibo ai vestiti… a posteriori, potrei dire che questo disequilibrio è stata una delle ragioni del nostro allontanamento, ma il fatto è che anch’io avevo qualcosa da imparare» continua Enrico. «All’inizio, ho cercato di creare un appuntamento tutto nostro leggendo insieme e ad alta voce la saga di Harry Potter e lo Hobbit, ma ho anche cominciato a …

Daddy Power

Se è vero che non basta mettere al mondo figli per essere genitori, è pur vero che senza materia prima è difficile esercitarsi. Sulle mamme e sulla maternità sproloquiato a sufficienza. Sui papà e la paternità, è un crescendo di interesse che si qualifica subito in un daddy power. All’ultimo World Economic Forum di Davos ci si è chiesti, con una certa insistenza, quale fosse il futuro della paternità, tanto che l’intervento dello psicologo Adam Grant è stato uno dei più seguiti ance sui social network. Perché non si può parlare di parità di genere senza dare un senso, anche economico, al ruolo del padre. Parafrasando quello che ha detto Lebogang Keolebogile Maruapula per le donne: investi in un padre e lui investirà nella comunità. Ovviamente, il congedo parentale, era in cima a tutti i pensieri. Per esempio, la Svezia promuove un coinvolgimento totale di entrambi i genitori e consente ai padri di prendere almeno un mese di pausa. Oggi, 9 padri svedesi su 10 usufruiscono in realtà di un congedo di più di 6 settimane, con il risultato di un aumento del reddito delle …

Quarto. C’è anche il papà

Voglio chiarire prima che sia tardi. Non è stata una svista e non è un’assenza. C’è anche un papà. Presente, condivisivo, impegnato. Uno che si è sempre alzato, lui, di notte anche perché, chissà perché, era lui, e non io, a essere chiamato. Curioso aneddoto che mi ha fatto essere guardata con sospetto dalle amiche-tanto-brave-mamme che, le notti insonni, se le appuntavano sul petto con celestiale orgoglio. No, il papà c’è. E lo dico anche per avere il conforto di varie teorie che, come dice Daniele Novara, sostengono la “convergenza educativa del padre in adolescenza”. Insomma, con l’entrata nell’adolescenza la funzione della mamma si esaurirebbe entrando, a noi piacendo, nel tempo del padre che, sicuro e autorevole, guiderebbe la difficile transizione dall’infanzia all’età adulta. Secondo Novara, e qui ho studiato, è il padre che negozia e gestisce tempi, orari, paghetta e uscite. La madre, invece, ormai confinata dietro le quinte, si limiterebbe a fare da intermediario, a “parlarne con papà”, frase che, sempre secondo Novara sarebbe ora “un progetto educativo e non una minaccia”. A …

fate i padri, se potete

Non voglio togliere nulla del merito e della fatica che Alessia Mosca ha fatto per portare avanti una legge che introducesse nel panorama normativo di questo Paese il concetto di paternità obbligatoria. Concetto ripreso più volte dalla ministra Elsa Fornero e che fa capolino nella Riforma sul Lavoro che stanno varando in questi giorni. Tuttavia, tre-giorni-tre di paternità obbligatoria erano e sono un po’ pochini. Poi leggo oggi, che alla miseria dei numeri, si aggiunge un altro piccolo particolare: ovvero che i giorni potranno essere anche continuativi e non obbligatoriamente continuativi. Mi sembra ovvio che in questo modo l’intervento legislativo perde la sua efficacia anche dal punto di vista culturale. La cura dei figli è obbligatoria (qualcuno dirà naturalmente) per la madre, mentre resta facoltativa, per i padri. Vorrei scivolare sopra le considerazioni socio economiche di questa scelta (una donna-madre che resta così confinata nel privato, nella casa, e se lavora è solo per dare un contributo economico alla famiglia, il cui padre-padrino-padrone e primo sostentatore è l’uomo di casa…) e soffermarmi invece sul desiderio …

falsi miti e falsi problemi. un post scomodo

scomodità numero 1. Tanto per cominciare, il lavoro si paga. Qualunque esso sia, se lo riteniamo ben fatto, non vedo perché farci venire pruriti moralisti e sensi di colpa nel pagarlo, anche tanto. Se li vale, e in genere un professionista sa cosa e quanto può pretendere, non vedo che cosa ci sia di strano. L’anno scorso ci si scandalizzò per il compenso di Roberto Benigni che poi comunicò, in ossequio al buonismo, di devolvere tutto il suo cachet all’ospedale Meyer di Firenze (vorrei ricordare a tal proposito il meraviglioso monologo di un’ora sull’Inno di Mameli che a mio parere i 250 mila euro li valeva tutti). Quest’anno, è la volta di Adriano Celentano che ora, dice, a seguito delle polemiche, consegnerà il suo compenso pari pari all’Emergency di Gino Strada. Un falso problema dipanato con una falsa soluzione. Perché se il lavoro di Adriano Celentano valeva quei soldi, non vedo perché non darglieli. Troppi? Il valore del denaro è quel che di più relativo c’è al mondo. Una domanda: è più scandaloso, e eticamente …

sulla paternità obbligatoria

È bastato che Elsa Fornero accennasse al congedo di paternità obbligatorio in televisione, alla trasmissione di Lilli Gruber su La7, che i Social Network gridassero all’alleluja, i quotidiani ne facessero titoli e sommari, e le radio mandassero in onda  trasmissioni dedicate (oggi, Tutta la Città ne parla su Rai Radio 3). Sono soddisfatta e per due motivi. Il primo perché la portata di questo semplice provvedimento andrebbe ben al di là del suo aspetto legislativo. Quindi, se se ne comincia a parlare in luoghi diversi da associazioni e convegni, ben venga. Il congedo di paternità obbligatorio è infatti di una di quelle norme che immetterebbe nella società il gene di uno di quei cambiamenti culturali quasi rivoluzionari. Come disse Alessia Mosca, relatrice di un disegno di legge sul tema in Parlamento, all’incontro organizzato a Milano per #2eurox10leggi, è la prova che le buone leggi possono attivare un circolo virtuoso nell’evoluzione della nostra società. Ridistribuire in modo più equo, tra uomini e donne, il lavoro di cura e di accudimento in questo Paese non è questione …

nel nome del padre

Questa mattina il buongiorno giornalistico me lo ha dato Vittorio Sgarbi (pensate che fortuna). Ieri la Corte d’Appello gli ha attribuito legalmente il terzo figlio, una ragazzina di 12 anni, avuta con una donna che lavorava a Mediaset a seguito di un rapporto sessuale consumato in camerino. I particolari ovviamente li ha forniti il suddetto gentiluomo. Il nuovo padre ha salutato la sua nuova figlia, che per altro conosce benissimo, con un augurio per un futuro migliore: chiudersi in convento a meditare. Il critico d’arte e opinionista nel frattempo, potrà continuare ad andare in giro a fecondare altre donne, poiché, come ha lui stesso dichiarato, non usa alcun anticoncezionale non volendo togliersi la possibilità di diventare padre (ha sei o sette figli in giro, dice). Ora, fatto salvo che, se esistesse un’Associazione dei Padri, consiglierei loro di far presente a Sgarbi che diventare padre più che una possibilità è forse una scelta, suggerendo altresì di evitare che un uomo, qualsiasi uomo, possa ridurre il ruolo di padre a un assegno mensile, ancorché cospicuo, qualcosa alle …

figli a carico

Continuano a sfilarmi davanti i video e le immagini degli scontri di Londra. Quando non sono immortalati mentre scappano da un supermercato, escono dal Tribunale insieme alla mamma. Vedo ragazzini che indossano tute Adidas, pantaloni-felpa con elastico dello slip in vista e scarpe All Star coordinate. Potrebbe essere mio figlio, penso. La maggior parte sono minorenni, e pure rampolli di buona famiglia. Altri è pur vero, sono figli di madri sole, che l’hanno avuti a 14 o 15 anni, se va bene, e ora non hanno neanche la forza fisica di riprenderli. «Non siamo una famiglia perfetta», ha detto un genitore braccato dai reporter all’uscita di un’udienza. Eppure davanti a un ragazzino o a una ragazzina disposti a tutto per accapparrarsi una tv al plasma o l’ultimo modello di cellulare (che manco gli serviva) non riesco a non farmi prendere dallo sgomento. Anch’io talvolta, come madre, quando vedo che mio figlio fa e dice cose che mai vorrei facesse o dicesse, mi chiedo: ma dove ho sbagliato? Sono stata attenta, mi dico. Pochissima televisione, niente …

20 settimane e mezzo

Un mio collega ha preso la paternità. A parte qualche maschio nordeuropeo esibito in documentari progressisti, non avevo mai visto, e realmente conosciuto, un uomo che affrontasse questa scelta. Gli ho suggerito di aprire un suo blog, 20 settimane e mezzo appunto, per raccontare giorno per giorno la sua esperienza. Mi ha risposto che il fatto stesso che glielo avessi proposto implicava che la sua scelta atipica fosse vagamente indecorosa. «In fondo», si è giustificato, «non mi sono mai trovato a dover stare così tanto tempo senza lavorare». Che strano, mi sono detta. Io non avevo mai pensato che la sua scelta fosse una diminutio. Anzi, pensavo che fosse una cosa così speciale da meritare un diario-tributo. Una volta, scherzando, gli dissi persino che in questo modo avrebbe compreso sulla sua pelle che cosa capitava ad una donna costretta ad abbandonare il lavoro per dedicarsi alla maternità. Per come la vedo io, mettersi nei panni di un’altra persona, è sempre un arricchimento e non viceversa. Ma, evidentemente, i panni di noi donne sono meno piacevoli …