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Marta e Ipazia: la strana coppia

Su una cosa Marta Vincenzi ha ragione: da maggio non ci sarà più un sindaco donna in nessuna grande città italiana, di destra o di sinistra che sia. Come regalo di compleanno per il primo anniversario del 13 febbraio e di Snoq, non c’è male. Per il resto, ho provato solo a leggere il delirio twitter della sindaca genovese, da donna. E francamente, per quanto si possa e si debba pretendere da chi ci rappresenta una condotta più dignitosa, nel suo sfogo c’era molto di condivisibile. Non faccio fatica a credere della fatica doppia che ha dovuto fare per far riconoscere il valore della propria intelligenza. Ho ancora in mente le immagini di quando Genova fu colpita dall’alluvione e lei che non si sottraeva agli insulti e alla rabbia della gente. Anche al comandante Schettino sono state concesse attenuanti possibili, ma non a lei. Si chiama Glass Cliff e in questo blog ne ho parlato spesso: le donne che sbagliano pagano subito, e di solito il doppio. Io vivo in una città che ha scelto …

casa dolce casa

Che strano. Giusto ieri mi sono sorpesa a leggere il risultato di un dibattito on line tra i lettori dell’Economist: il 60 per cento diceva che il posto delle donne non è il lavoro. Ammesso e non concesso che si possa definire in senso assoluto “un posto per le donne”, oltre all’inquietante alternativa che si profila all’orizzonte del non detto (se il posto ideale non è il lavoro allora è la casa), fa ancora più riflettere quello che ormai è considerato un dato di fatto: non si può avere tutto, lavoro, con relative soddisfazioni professionali, o figli. Questa mattina all’evento organizzato al Teatro Verga da #2eurox10leggi, una delle parole che ho sentito ripetere di più, e gli interventi delle relatrici erano tutti di altissimo contenuto, era stanchezza. Stanchezza politica, che poi è la sfiducia che svuota le piazze e i teatri, stanchezza personale, che poi è la rinuncia a una battaglia per un posto migliore (nel mondo e nella propria professione), stanchezza di relazione, che preclude o rinnega la possibilità di uno scambio più alto, …

chi paga la piazza

Non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Più cieco di chi ha gli occhi foderati di prosciutto. Era dura non accorgersi di quello che stava succedendo nel Paese da un anno a questa parte, eppure c’è chi c’è riuscito. Sono rimasta attonita dalla corrispondenza che ha seguito la Lettera per la Mobilitazione dell’11 dicembre di Snoq. Su 19 commenti, che sono comunque pochi per il sito di un movimento che ha portato in piazza milioni di donne, pochi erano quelli di condivisione. Lascio a voi la lettura, soprattutto delle lettere lasciate dal Comitato Toscano e da Paola M, illuminanti. Ma soprattutto, nulla che non fosse già stato detto, e chiesto, prima. Chi siete. Come decidete. Cosa volete fare. Chi volete rappresentare. Quali sono gli obiettivi. Ancora oggi Snoq ci dice chi non è («Non essendo SNOQ né un partito né un’associazione formalmente costituita non è nei nostri poteri né nei nostri desideri decidere noi per tutte), ma si guarda bene di dirci chi è. Ci dice che cosa propone per sé («Quella in …

donne come me

Alla notizia delle tre donne ministre inserite nel goerno Monti, e in ministeri così importanti, il web è impazzito. Davvero sembrava che le donne al governo non ci fossero mai state prima. E non è così, lo sappiamo. Eppure l’entusiasmo per la nomina di Anna Maria Cancellieri a ministra degli Interni, di Elsa Fornero a ministra del Lavoro con delega alle Pari Opportunità, e di Paola Severino alla Giustizia,  è sembrata uno squarcio di luce dopo il buio. Che strano, ho pensato. Quale torto ci è stato fatto in questi anni se avevamo smarrito persino la capacità di riconoscerci nelle nostre compagne. Quale offesa ai nostri talenti e intelligenze. Quale perdita di senso del noi. Loro invece, le tre ministre, sembrano proprio donne come me. Come noi. Buon lavoro.

tutte insieme, democraticamente

Si dice che i tempi di crisi siano anche i tempi di maggior fecondità creativa. Forse perché laddove non arrivano soldi e potere, arrivano idee e volontà. E sarà un caso, ne ho parlato spesso in questo blog, è sempre in tempi di crisi che giunge puntuale la chiamata alle donne. Ed eccoci qui, dunque. A offrire il nostro punto di vista, ad aprire finalmente nuove prospettive. Tutto ciò ci costerà fatica, lo sappiamo. Spesso incapaci come siamo, mi ha detto recentemente un’amica, di passarci la palla, dato che nessuno ci ha insegnato a giocare a calcio. Anzi, il calcio il più delle volte lo odiamo e dovremmo chiederci il perché. In ogni caso, qualcuno ci prova. Le donne di #2eurox10leggi ci stanno provando. In fondo a questo post troverete le persone che hanno collaborato fin dall’inizio. Credo che un profondo grazie vada loro trasmesso. Prima di iniziare a dare il contributo a questo Blogging Day 11.11.11 che intende celebrare l’inizio di un percorso fatto di confronti e incontri. Tra donne e uomini, si spera. …

tempo scaduto

Ieri sera, durante una piacevole conversazione tra donne, una cara amica scrittrice mi ha pungolato con un’acuta riflessione. «Ma siamo sicure che ci sia ancora il tempo per una politica tra donne?». Le lotte del femminismo storico italiano sappiamo come sono finite, i nostri rapporti femminili, personali e lavorativi, sono fiaccati dalla scarsa, se non nulla, abitudine a gestire le relazioni di e nel potere, e la rinascita del femminismo 2.0 è scemata ancor prima di darsi nomi e programmi. È una domanda leggittima, dico io. Se non doverosa. In queste ore stiamo colando a picco verso il baratro.  Nella testa delle italiane e degli italiani scommetto che gli ultimi pensieri vanno a temi come la democrazia paritaria, il lavoro delle donne, la distribuzione equa nei salari e nella qualifiche di tutti i lavori, compresi quelli di cura. Il tempo è scaduto, ecco. E non solo quello di questo governo. È scaduto il tempo dei quarantenni e giù di lì, a cui non è stata data la possibilità di esprimersi, sacrificati sull’altare di una gerontocrazia …

mal comune. mezzo gaudio. o no?

È un pò di tempo che metto da parte articoli di giornale. Li chiamo articoli-consolazione, si fa per dire, perché fanno sembrare il nostro Paese un po’ più vicino al mondo, anche se ugualmente lontano dalle donne. Quando la rivista Internazionale ha messo in copertina la storia di Sheryl Sandberg quello che mi colpì non fu tanto l’elenco dei suoi successi, quanto le considerazioni sulla società vagamente maschilista che l’aveva accompagnata nel suo percorso professionale. Durante il suo discorso alla Ted Conference del 2010 non esitò a dare i numeri del problema: le donne si laureano di più degli uomini, ma non arrivano ai vertici. Ci sono solo 9 donne capi di Stato su 190 e solo il 13 per cento di parlamentari donna, 16 di dirigenti. Che dire poi dei pettegolezzi che circondano le donne che arrivano ai vertici inficiandone le competetenze, della condanna di avere figli e dei relativi sensi di colpa, dell’atavica mancanza di punti di vista femminili dai congressi ai talk show. Pensavo fosse l’Italia e invece era la Silicon Valley. …

giù il cappello

Mesi fa scrissi un post dal titolo il richiamo del padrone. Registravo l’incapacità di costruire una leadership attraverso processi trasparenti e la tendenza a rincorrere figure carismatiche capaci di raccogliere facili consensi. Una politica da groupies insomma, figlia della cronica e italica propensione a cercare le soluzioni non dentro, ma fuori di noi. Diciamocelo, ci piace farci mettere un cappello (metterselo da soli è già troppo faticoso), e se poi questo cappello è così altro-da-noi da farci dimenticare le nostre carenze, meglio ancora. Commissariati, contenti e con un pensiero in meno, come a Pompei. Eppure, se qualcosa c’è stato di positivo nelle recenti vicende politiche, ciò è accaduto quando uomini e donne si sono presentati all’appuntamento con l’azione politica senza alcun cappello. Che si sia trattato di referendum o della scelta dell’amministrazione cittadina, erano le volontà e gli obiettivi comuni a costituire la vera leadership attorno la quale riunirsi, con buona pace di slogan o di proclami ideologici. Era stato così anche il 13 febbraio. La maggiorparte delle donne scese in piazza non lo avevano …

la voce dei numeri

Unmilioneduecentodiecimilaquattrocentosessantasei. Tanti sono i firmatari del referendum che chiede l’abrogazione dell’attuale legge elettorale, detta anche Porcellum. Numeri che fanno pensare, numeri che raccontano di un’Italia migliore, più seria, colta e responsabile, dei suoi rappresentanti a Palazzo. Ieri sera guardavo e ascoltavo i cittadini di Parma. Anche loro numeri, e non nomi e cognomi di quelli – e quelle – che riempiono le pagine dei giornali. Solo numeri in piazza ogni giorno da mesi. «È così che bisogna fare», diceva una signora bionda: perché se la politica, disillude, non è questa una buona ragione per abbassare ancor di più il prezzo, e la dignità, delle nostre, di vite. Della nostra, di politica. Una politica che le donne devono ancora prendere in mano. Scrissi il 17 giugno nel post Una legge uguale per tutte che la battaglia sul rinnovo della legge elettorale era una battaglia prioritaria per le donne. Una battaglia che si poteva guidare da protagoniste. Alla vigilia di Siena scrissi più volte della differenza determinante tra la libertà di scegliere e la libertà di essere …

è la sinistra, bellezza!

Finalmente una buona notizia. Ci sono voluti un poco di anni e qualche batosta elettorale, ma poi anche Letizia Moratti l’ha capita, la crescita del Paese passa attraverso una maggiore, e migliore, occupazione delle donne (pensate ci sono dati internazionali!). Ancora, il nostro Paese deve scoprire una cultura al femminile, anche bipartisan. E poi, welfare, conciliazione, flessibilità… musica per le mie orecchie! Non ci credete? Andatevi a vedere i video su YouTube che raccontano quello che è stato definito Il Ritorno di Letizia Moratti o il comunicato stampa sull’apposita pagina FB dal significativo titolo Con le donne per crescere. Non ha perso tempo donna Letizia. Dimostrando un vero fiuto politico, la donna che non ha mai messo una donna in un consiglio di amministrazione è diventata paladina delle questioni femminili. Con tanto di tavoli tematici, dalla salute alla meritocrazia (e smettiamola con queste prestazioni sessuali che ti garantiscono il posto da assessore o ministro!) che saranno sviluppati dalle donne in Rete. Che dire… benvenuta! D’altra parte, che le quote di potere siano ancora più importanti delle quote …