All posts tagged: questione maschile

Maschi si cresce

Si chiama il gioco del “Cammina come se”. Camminano, ragazzi e ragazze, come se fossero uomini e donne, marocchini o texani, belli e belle, brutti o brutte. «È un modo per ragionare su stereotipi maschili e femminili, per scoprire su di sé che la bellezza è sempre sciocca e civettuola, che il maschio “vero” ha un passo deciso e prepotente, e che mettersi nei panni di un altro può farci sentire a disagio». Monica Pasquino è la presidente di Scosse, associazione che promuove nelle scuole l’educazione e la valorizzazione delle differenze lavorando su competenze emotive ed empatia: «Ognuno di noi è portatore di differenze, di carattere, di genere, di salute, di etnia. Siamo convinte che il rispetto o è per tutti o non è per nessuno, e che educare all’accettazione del “diverso” partendo dal “diverso” che ognuno scopre dentro sé, emozioni negative comprese, è il primo passo per smontare gli stereotipi che sottendono relazioni diseguali e violente tra i generi». Anche Scosse, insieme alla neonata Rete Nazionale di associazioni impegnate a valorizzare le differenze, sarà …

Per il maschio non c’è fine

Altro che Hanna Rosin. Il titolo del suo libro, La fine del maschio e l’ascesa delle donne, in questo Paese è molto al di là da venire. Stracciate pure il famoso Lean in, Facciamoci avanti di Sheryl Sandberg. Qui, proprio, non è storia. Evitate pure di lasciare mini video nel link per autocompiacersi che si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Illusione. Qui è buio pesto. E per capirlo basta trattenersi per qualche minuto davanti a quella messa in scena feticcio che è l’elezione del nostro Presidente della Repubblica. Inutile, vana, e subito dimenticata come un urlo isterico di donnicciola è stata la proposta di una donna presidente. Emma Bonino, pareva condivisa. Non so se qualcuno, nel cantuccio del suo scranno l’abbia mai presa sul serio in considerazione. Per il resto, le logiche e le ritualità del maschio hanno preso il sopravvento. Sodalizi correntizi, paccate sulle spalle da Bar Mario, strette di mano e abbracci da dopopartita. Se qualche voce si leva, poi basta una notte e un buon whisky in qualche …

fate i padri, se potete

Non voglio togliere nulla del merito e della fatica che Alessia Mosca ha fatto per portare avanti una legge che introducesse nel panorama normativo di questo Paese il concetto di paternità obbligatoria. Concetto ripreso più volte dalla ministra Elsa Fornero e che fa capolino nella Riforma sul Lavoro che stanno varando in questi giorni. Tuttavia, tre-giorni-tre di paternità obbligatoria erano e sono un po’ pochini. Poi leggo oggi, che alla miseria dei numeri, si aggiunge un altro piccolo particolare: ovvero che i giorni potranno essere anche continuativi e non obbligatoriamente continuativi. Mi sembra ovvio che in questo modo l’intervento legislativo perde la sua efficacia anche dal punto di vista culturale. La cura dei figli è obbligatoria (qualcuno dirà naturalmente) per la madre, mentre resta facoltativa, per i padri. Vorrei scivolare sopra le considerazioni socio economiche di questa scelta (una donna-madre che resta così confinata nel privato, nella casa, e se lavora è solo per dare un contributo economico alla famiglia, il cui padre-padrino-padrone e primo sostentatore è l’uomo di casa…) e soffermarmi invece sul desiderio …

un calcio alla violenza

Il 24 gennaio scorso Iaia Caputo aveva lanciato via Twitter una proposta «Pensate se le grandi squadre di calcio scendessero in campo con lo striscione: basta violenza sulle donne. Contro il razzismo lo hanno fatto». Ieri sera a Linea Notte ha rilanciato la stessa proposta (dal minuto 11 e dal minuto 44) che per altro aveva già scritto in  suo post sulla questione maschile già rilanciato anche da Marina Terragni. Bene, è tempo che su temi come la violenza, le donne e gli uomini, singole o in associazioni, si uniscano per combattere una vergogna comune. Io sostengo con questo post la proposta di Iaia Caputo e invito tutte e tutti a darne ampia diffusione affinché arrivi forte e non più inascoltabile un messaggio chiaro contro il femminicidio. tratto dal post questione maschile dal blog di Iaia Caputo Forse è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia: di imporla con forza all’ordine del giorno, ai mass media, a campagne di sensibilizzazione per farne quel che è: anche, un’emergenza sociale e non una questione …

donne, repetita non iuvant

Diceva George Eliot: «È probabile che la ripetizione, come lo sfregamento, produca calore piuttosto che progresso». In termini di comunicazione, qualche anno più tardi, qualcuno avrebbe parlato di effetto saturazione. Di superamento della soglia critica oltre la quale, l’efficacia dei messaggi, il coinvolgimento emotivo, diminuisce sensibilmente. Così capita che ogni giorno, le pagine dei quotidiani si riempiano di notizie di femminicidi, l’ultimo in ordine di apparizione l’episodio di Verona. Parallelamente, ogni giorno, capita che ministri e “professionisti delle questioni femminili”, ripetano dati e studi sull’importanza della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, sul loro valore economico, e sulla necessità, fin dalla scuola primaria, di un’educazione culturale distante dal modello televisivo. L’ultima dichiarazione, in ordine di apparizione, è l’intervista a Elsa Fornero pubblicata oggi su La Stampa. I dati e i buoni propositi finiscono sulla bocca di tutti. Danno un tocco rosa contemporaneo a congressi e ritrovi economico intellettuali, rinfrescano strategie politiche di polveroso corso. Eppure la “questione femminile”, dalla violenza al problema della rappresentanza, ripetuta come un ritornello da tutti media, resta confinata al …

otto marzo: a noi la festa, a voi la parola

Sarebbe bello che per questo Ottomarzo le cose andassero un po’ diversamente. Che per una volta non toccasse alle donne elencare di tutti i guai causati a questo Paese da un’irriducibile “questione maschile”: il monopolio, come lo chiama Chiara Saraceno, dei posti di potere, l’applicazione di cospicue quote non scritte (tra l’85 e il cento per cento) a favore degli uomini. Sarebbe interessante che stavolta fossero i nostri colleghi giornalisti, opinionisti e blogger, a dire I care. A scrivere: la violenza e il femminicidio sono un mio problema, e rivelano l’incapacità della sessualità maschile di liberarsi dalla tentazione del dominio. Come posta un lettore, Claudio Losio, sul blog Il corpo delle donne, commentando la vicenda della ragazza stuprata da un militare a L’Aquila, «il quadro che ne esce ci riporta indietro di 30 anni, al documentario di Tina Lagostena Bassi sul processo per stupro. La giovane studentessa dell’Aquila è nostra figlia, dobbiamo trovare il modo di sostenerla e proteggerla». I care: è un mio problema di uomo lo sfruttamento commerciale e mediatico della bellezza femminile, …

il silenzio degli uomini

Il silenzio degli uomini oggi è ancora più assordante. La sentenza della Cassazione che consente al giudice di applicare misure cautelari alternative e diverse dal carcere per lo stupro di gruppo rimette in circolazione vecchi fantasmi, vecchie paure, vecchie barbarie. Anche per questo forse, Loredana Lipperini nel suo blog ha voluto commentare la notizia riproponendo in toto il vecchio monologo di Franca Rame. In fondo, per la violenza sulle donne il tempo della giustizia si è fermato alla fine degli anni Settanta, quando facevano scalpore i primi processi. Qualche giurista (donna) parla di un passo indietro, nella normativa, ma soprattutto nella cultura. Ecco perché oggi il silenzio degli uomini è ancora più assordante. Oggi che i nostri cugini francesi, in meno di 24 ore dall’inizio della polemica, fanno ritirare i manifesti pubblicitari del film Les Infidèles perché offensivi per la dignità della persona-donna (facevano vedere solo una parte del corpo e in posizioni allusive). Il protagonista, Jean Dujardin, ci stava rimettendo la sua corsa all’Oscar. Ecco, come scrive Iaia Caputo nel suo nuovo libro Il …

e gli uomini…

Che cosa pensano le donne del PdL? Quelle del PD? E cosa pensano le donne che non stanno da nessuna parte se non al loro, di posto? Lo sappiamo. Lo scrivono sui Social Network, fanno comunicati, dichiarazioni, proclami. Ma gli uomini? Dico, gli uomini… A loro sta bene di essere raccontati da queste parole, rappresentati da questa, si fa per dire, mascolinità. Agli uomini sta bene intrecciare questo tipo di rapporto, relazione umane e sessuale, con l’altra metà (e qualcosa di più) del genere umano? Questa mattina li guardavo in metropolitana. Per la prima volta, dopo aver raschiato il fondo del barile della mia indignazione, mi sono chiesta: sono davvero altro da me? Lontano da me? Siamo davvero condannati ad adorare, per citare Yasmina Reza, il Dio del Massacro? Cari uomini, fatemi un favore, solo uno, questo post scrivetemelo voi. Tra i commenti  e Twitter avrei scelto questo: Da maschio, inteso come altro sesso, sono disgustato da questa spazzatura. Non mi ci ritrovo e spesso devo staccare la spina per riprendermi. Chiudere il mondo fuori …

nel nome del padre

Questa mattina il buongiorno giornalistico me lo ha dato Vittorio Sgarbi (pensate che fortuna). Ieri la Corte d’Appello gli ha attribuito legalmente il terzo figlio, una ragazzina di 12 anni, avuta con una donna che lavorava a Mediaset a seguito di un rapporto sessuale consumato in camerino. I particolari ovviamente li ha forniti il suddetto gentiluomo. Il nuovo padre ha salutato la sua nuova figlia, che per altro conosce benissimo, con un augurio per un futuro migliore: chiudersi in convento a meditare. Il critico d’arte e opinionista nel frattempo, potrà continuare ad andare in giro a fecondare altre donne, poiché, come ha lui stesso dichiarato, non usa alcun anticoncezionale non volendo togliersi la possibilità di diventare padre (ha sei o sette figli in giro, dice). Ora, fatto salvo che, se esistesse un’Associazione dei Padri, consiglierei loro di far presente a Sgarbi che diventare padre più che una possibilità è forse una scelta, suggerendo altresì di evitare che un uomo, qualsiasi uomo, possa ridurre il ruolo di padre a un assegno mensile, ancorché cospicuo, qualcosa alle …