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Elogio del maiale

«Qui maiali, polli, faraone, oche, li abbiamo sempre allevati… Mio bisnonno era il “norcino a domicilio” di Giuseppe Verdi, che qui vicino aveva il podere Piantador, quando la macellazione veniva fatta d’inverno, casa per casa». Mentre attraversiamo l’orto che porta all’ingresso dell’Antica Corte Pallavicina, lo chef Massimo Spigaroli ricorda che è anche per questo che in zona si dice che il maiale è come la musica del Maestro: non si butta via nulla. Le cantine dove si mettono a stagionare i culatelli risalgono al 1320, e sono le più antiche del mondo: le vollero i marchesi Pallavicini perché a loro, nobili padroni, spettava la parte più pregiata della lavorazione dell’animale. Il Po scorre vicinissimo, e non è un caso, perché era la strada percorsa dalle affittanze agricole che ripagavano il contratto con una parte dei prodotti. E anche il maiale, di razza antica ”Nera Parmigiana”, ha la sua storia: «Abbiamo avuto maiali autoctoni dalla cute scura da prima del Settecento, ma quando Elisabetta Farnese sposa Filippo V di Spagna, nel parmense arrivano anche bufali e …

Facciamolo crudo

Nell’epoca del cibo ossessione, passato, come scrive l’antropologo Vito Teti nel suo ultimo Fine Pasto (Einaudi), dall’essere un’utopia per le “pance vuote” al troppo pieno, di senso e di fatto, delle nostre tavole, non poteva mancare la variante del crudismo. Che ci dovrebbe riportare, secondo le parole di Stefano Momentè, esperto di alimentazione e autore di numerosi libri sul tema, «al cibo originario, il più vicino possibile allo stato naturale e per questo ricco di tutti i nutrienti in forma perfetta». Il cibo che ci accomuna agli altri essere viventi del pianeta insomma, i quali, al contrario di noi, non lo cuociono, non lo mescolano e se ne nutrono solo quando hanno fame. Questa, per così dire, l’apparecchiatura salutista e socioculturale, contornata dalla solita sfilza di star che giurano di seguire la dieta crudista, almeno nella sua versione contemporanea, quella cioè che oltre ai vantaggi nutrizionali, appaga palato e vista. Un crudismo gourmet che rispetta le regole di un regime alimentare che prevede un consumo prevalente di verdure e frutta di stagione, quindi di semi …

Reggio Emilia fa centro!

Chissà se ora si scrolleranno di dosso quella sorta di senso di inferiorità verso Parma o Bologna. Ora che, il 24 novembre, festa di San Prospero, patrono di Reggio Emilia, quello che per molti è il più grande progetto di rivalutazione urbanistica dal dopoguerra, vede la luce. Un intero isolato (complessivamente 20 mila mq) tra piazza del Monte e il Teatro Valli che comprende, oltre al retro di Palazzo Bussetti recentemente rinnovato e a una parte del seicentesco Palazzo Scaruffi, i vecchi edifici Inps e delle Poste. L’architetto Ivan Sacchetti, che ha curato l’intero progetto, dal recupero delle facciate alla costruzione ex novo delle gallerie, dice che: «La città si riappropria così di uno spazio dimenticato». Nessun stravolgimento stilistico, se mai un richiamo al neoclassicismo della scuola del Marchelli presente in città, e, per tutti, «un nuovo percorso urbano compreso il recupero dell’antica corte dove stava l’ex collegio del Seminario». Il che significa, in termini turistici, gallerie per lo shopping e quattro piani (che apriranno a primavera 2016) riservati alla gastronomia d’eccellenza con ristoranti, champagneria …

Sölden, la neve glam di James Bond

Nessuno si stancherà mai di attraversare lo skitunnel che, a più di tre mila metri di quota, porta dal ghiacciaio di Rettenbach a quello di Tiefenbach. Entri con il cielo addosso nel ventre della montagna, ed esci su un balcone di un biancore abbacinante che spalanca la vista sulle Alpi della Ötztal. Un set perfetto a pensarci bene, un misto di thrilling e di estasi, che Sam Mendes, regista dell’ultimo episodio della saga di James Bond Spectre (il 5 novembre nei cinema), e il co-produttore Greg Willson, desideroso di girare una “scena completamente folle”, non si sono lasciati scappare. Daniel Craig è così scivolato sulle piste larghe e infinite, si è esibito nelle solite acrobatiche scene d’azione sulla futuristica cabinovia Gaislachkoglbahn, quella avvolta da una plastica iridescente secondo il progetto dello studio di architettura Johann Obermoser, e Sölden, finora tranquilla meta turistica di quattro mila abitanti a poco più di 90 chilometri da Innsbruck, si è regalata uno spot di quelli che sarà difficile dimenticare. Come sarà difficile non notare il cubo di vetro dell’IceQ, …