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Il futuro? È nelle nostre mani

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 18 luglio 2014] Dino Campagni, nella sua Cronica fiorentina, quella della Firenze di Dante per intenderci, annoverava la lavorazione del cuoio tra le dodici arti maggiori. Fu Cosimo I de’ Medici a istituire l’Università dei Maestri di Cuoiame, ma le botteghe, a causa delle esalazioni, furono relegate nelle vicinanze di Piazza Santa Croce dove, ancora oggi, tra le via delle Conce e dei Conciatori, si vanno a comprare sandali e borse. La zona di Santa Croce sull’Arno invece (dieci chilometri tra i comuni di Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno, Santa Croce, Santa Maria a Monte e San Miniato), produce ancora il 60 per cento delle suole in cuoio naturale di tutta Europa. La Cina si è appropriata della produzione delle calzature di massa ma, secondo il rapporto 2014 dell’Osservatorio Nazionale dei distretti italiani, è quello della Val d’Arno a registrare, nei primi mesi di quest’anno, una crescita del 6,4 per cento. Poco distante, a Scandicci, l’Alta Scuola di Pelletteria Italiana forma, ogni anno, quattrocento professionisti e tecnici specializzati. Spaccare, scarnire e tagliare …

Bene comune

[Articolo pubblicato sul mensile Amica di marzo 2014] Seduti al caffè della piazza del Duomo di Matera, la Terra dei Sassi si stende immobile davanti alla civita, la Città Vecchia. Dietro l’arco di tufo si nasconde il Recinto, una corte su cui si arrampicano le case di pietra che una volta ospitavano le monache. I materani la chiamano il vicinato perché è qui che, da sempre, si ritrovavano insieme ai compaesani. Siamo nel cuore della comunità materana e, da qualche mese, anche di Casa Netural, un luogo di co-working rurale e co-living che accoglie innovatori sociali desiderosi di scambiare spazio, tempo e idee con il prossimo. Andrea Paoletti, il fondatore, la chiama la comunità del fare, l’incubatore di sogni, una domus per lo scambio di saperi. Lui abita nel mezzanino, gli ospiti, a turno per tre settimane, nell’open space arredato con mobili di recupero. Prima si presentano al resto della compagnia, lavorano insieme, poi, la domenica, gita di gruppo nelle terre della Basilicata. Aglianico e progetti, senza nessun obiettivo perché in comunità, dice lui, «Si …

tanto rumore per nulla… o no?

@font-face { font-family: “Cambria”; }@font-face { font-family: “Helvetica Neue”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Qualche post fa un’amica di Ipazia mi ha mandato in un commento un’interessante mappa della diffusione degli accessi Internet da casa. L’Italia, as usual, sta agli ultimi posti. Secondo gli ultimi dati, solo il 51,9 per cento delle famiglie italiane si collega a Internet, contro il 70 e più della media europea. Se consideriamo poi che questo 50 per cento è ulteriormente parcellizzato per interessi, fasce d’età e conoscenze telematiche, beh, allora viene proprio da pensare che quello che passa su questo intangibile mezzo, almeno per ora, almeno in questo Paese, non è altro che… parole nel vuoto. Internet sarebbe il solito salotto, più o meno buono, più o meno chiuso, e solo se si riesce ad uscirne si può incidere realmente sul cambiamento o fare opinione. Basta un bel filmatino in tv, magari posticcio ma ad effetto, che centinaia di petizioni con annesse firme, migliaia di …