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Le distrazioni di Federer

«Federer non ha un coach, ha un demone, lo si avverte dalla sua fatale capacità di uscire da un match e poi rientrarvi in tempo o troppo tardi». Questo si legge nel bellissimo libro di André Scala I silenzi di Federer.  E quando ieri, alla fine del tie break del secondo set che gli consegnava l’accesso alla finale del torneo ATP Halle, Federer non si è accorto nemmeno di aver vinto la partita, lasciando in quell’altrove, in quella preoccupazione cosmica – sempre per citare le parole di Scala – il pubblico, i telecronisti e persino Kei Nishikori, è parso chiaro che quei silenzi, prima rarefatti e metafisici, erano ormai scesi in una dimensione terrena. Che si erano fatti visibili anche a noi umani, che del tennis ormai contiamo solo i punti e il numero dei vincenti o dei forzati (come dimostra l’ostentazione senza possibilità di replica delle suddette statistiche durante tutti i match) e che sappiamo vedere in queste assenze solo semplici distrazioni. In realtà, come tutti i monumenti dello sport, Federer continua a dimostrare che la vittoria, nella gloria, è solo un …

Il talento e il drago

Durante la finale del Roland Garros, più o meno a metà del secondo set, quando l’autismo agonistico di Rafael Nadal stava alzandosi implacabile come il sole ogni mattina, mio figlio mi chiede: «Ma ci si deve allenare tanto per diventare campioni?». Parrebbe una domanda ingenua, ma all’età di 11 anni, quando stai per crescere sotto il segno del talent nella costellazione dello show, mi è sembrata una buona occasione per avventurarmi in un sacrosanto elogio del farsi il mazzo. Sono convinta che l’ideologia dell’immediatezza del talento abbia consegnato  all’insoddisfazione almeno una generazione. E che non si debbano nascondere la fatica, il sacrificio, talvolta le rinunce, che si celano dietro il perseguimento di un sogno o di una passione. Lo so che vedi una demi volée di Roger Federer, che raramente persino suda, e sembra che venga tutto facile. Lo so che Maria Sharapova la fotografano sempre modello sfilata e non mentre si spacca la schiena in palestra, ma la fatica è, in vero, la cosa più nobile che esista. Non so come invece, o se per una sorta di …