All posts tagged: scuola

Campi estivi: giocando si impara

L’estate è il periodo migliore per dedicarsi alle proprie passioni. E trasformare il divertimento in una vera scuola di vita e di apprendimento felice. Giocare, partecipare, condividere impegno e obiettivi: ecco il modo migliore per imparare, concentrarsi ed esercitarsi. Immaginate quindi quanto possa essere divertente e istruttivo insieme dedicarsi alle proprie passioni in compagnia di ragazzi e ragazzi di ogni parte del mondo. E non si tratta solo di far pratica nello sport, nella musica o nella lingua inglese. Si tratta soprattutto di imparare a stare insieme a se stessi e agli altri, a crescere, diventare indipendenti, e attivare quelle competenze socio-emotive che sono lo strumento indispensabile per diventare adulti responsabili e creativi. A tutto sport Qualcuno pensa che sia semplicemente educazione fisica, lo sport invece è educazione e basta. Praticare una disciplina è entusiasmante, farlo nel tempio dei propri beniamini è un’esperienza che non si dimentica. E quest’anno, nei luoghi del mitico stadio Etihad di Manchester, dentro le aule super della City Football Academy, dove si parlerà di calcio, stile di vita dei giocatori, nutrizione, comportamenti …

La matematica delle ragazze (che poi è la stessa dei ragazzi)

Si chiama maths anxiety ed è quel tipo di ansia, di preoccupazione eccessiva nei confronti dei compiti e dei test di matematica che può influenzare l’apprendimento. L’ha “misurata“ uno studio recente e che ha dimostrato come le bambine, a parità di capacità e all’inizio anche di risultati, siano più ansiose, e quindi meno performanti, dei loro compagni di banco. «La matematica, materia che non lascia spazio a valutazioni soggettive, crea naturalmente ansia da prestazione, ma le bambine, crescendo, sembrano soffrirne sempre di più», dice Irene Mammarella, ricercatrice di psicologia ed esperta di disturbi di apprendimento nell’ambito del calcolo all’Università di Padova. «Le conferme arrivano anche da ricerche internazionali. Il pregiudizio culturale che vorrebbe le bambine “meno portate” per la matematica, condiziona anche gli insegnanti. E si riflette sulle alunne che, spesso senza una reale ragione, si percepiscono meno preparate e competenti. Ma ripeto, si tratta di un prodotto culturale: nei Paesi orientali, dove tutti sono uguali nei confronti della materia, il problema non esiste». Esiste in Italia, invece. Secondo il rapporto Timms 2015 presentato a …

Il metodo Montessori arriva alle medie

Sarà il primo plesso che include scuola primaria e secondaria di primo grado (medie) con metodo montessoriano. Succede all‘istituto Quarenghi Riccardo Massa di  Milano, di cui avevo già parlato nel mio articolo per Style Piccoli, e, è bene dirlo subito, grazie alla tenacia, alla dedizione, e all’intelligenza di dirigenza e insegnanti che, in autonomia, hanno istituto un esempio di esperienza pedagogica e formativa che, in primis, va a beneficio dei nostri ragazzi e ragazze. Ma la vera buona notizia è che, dopo quasi 20 anni, la sperimentazione del metodo di Maria Montessori alle scuole medie non sarà più solo relegata all’autonomia scolastica, ma entrerà, per così dire, in un ambito più istituzionale. Questo vuol dire che, al termine dei tre anni di supervisione del MIUR (anche se le classi della media Montessori sono state già monitorate negli anni passati proprio per testare l’efficacia), il Metodo Montessori  entrerà a pieno titolo nelle possibilità delle scuole secondarie di primo grado italiane. Ma questo permette soprattutto di impedire che, insegnanti appositamente formati, possano essere trasferiti in sedi non montessoriane con il rischio di disperdere risorse …

Montessori, la scuola è gioia

La funivia parte allo scoccare di ogni ora e mezz’ora. In una decina di minuti si sale, poi, ancora una passeggiata e si arriva alla casa scuola Montessori.coop. In inverno, a 1100 metri, le temperature possono anche non essere miti, ma, come dice Verena Dr. Pfeifer, che di questa scuola è direttrice e fondatrice da quindici anni: «Per noi non esiste il brutto tempo, ma solo un abbigliamento sbagliato». Anche perché la maggior parte della vita scolastica si svolge all’aperto, nel bosco e in quell’ettaro di prato dove bambini e ragazzi curano due capre e due cavalli. «La nostra idea di scuola è molto libertaria. Ci ispiriamo all’interpretazione della pedagogia montessoriana di Rebeca Wild; non siamo dogmatici, ma sempre attenti alle esigenze dei singoli bambini, che possono decidere, autonomamente, quando passare dalla materna alla primaria, e dalla primaria alle così dette medie. Certo, si pretende che sappiano, a parte le nozioni di base, coordinare un gruppo di lavoro o presentare un libro, ma sono loro, anche durante l’anno scolastico, a dirci quando sono pronti al …

La scuola non fa festa

Mentre ci apprestavamo ad allestire le feste natalizie e quindi a godercele sono stati presentati, quasi in contemporanea, due importanti rapporti sulla scuola e sulle competenze matematiche e scientifiche: il rapporto Timms 2015 e l’Ocse-Pisa sempre 2015. Le rilevazioni di Ocse Pisa le conosciamo già, meno conosciuti sono forse gli acronimi di Timms, che è un centro studi internazionale del Boston College, e di IEA, ovvero International Association for the Evaluation of Educational Achievement, che è una cooperativa internazionale indipendente di istituti di ricerca nazionali che ha condotto studi sulle performance scolastiche cross-nazionali fin dal 1959, aprendo la strada alle valutazioni comparative. Si tratta quindi, di studi e di risultati piuttosto attendibili. Che cosa ci dicono questi risultati? Ci dicono che siamo messi malino. In matematica non riusciamo a migliorare (secondo Timms c’è persino una leggera flessione di un punto dal 2007), e anche se l’Ocse ci dà in lieve miglioramento rispetto alla nostra media, bisogna dire che considera i risultati dei 15enni in un intervallo di tre anni e quando si va a guardare l’Italia, anche se si posiziona attorno alla …

Studenti a palazzo. Dell’Onu

Un’iniziativa della ONG Diplomatici, laboratorio formativo dedicato agli studenti universitari e delle scuole superiori che vogliono, simulando i lavori dell’Assemblea delle Nazioni Unite presso il Palazzo di Vetro a New York, provare cosa significa diventare diplomatici. 150 le borse di studio che consentiranno di partecipare gratuitamente al laboratorio che si terrà a New York dal 16 al 22 marzo 2017 e che verranno assegnate dopo colloqui sul Web con professori e personalità del mondo diplomatico internazionale. Il laboratorio in particolare riprodurrà in toto il funzionamento delle Nazioni Unite con discussioni in inglese sui temi più attuali della geopolitica, proprio come fanno i delegati dei 191 Paesi membri dell’ONU. Ogni studente rappresenterà un Paese interpretando un ruolo loro assegnato (Ambasciatore all’ONU, Ministro o alto funzionario, responsabili delle principali ONG, Parlamentari). Tema del 2017: Africa in motion: migrations, economic growth and conflicts. E chissà che qualche buona risoluzione non arrivi davvero. La richiesta di borsa di studio deve essere presentata entro il 20 novembre qui www.diplomatici.it/model-un-new-york.  

Talenti trovati e… dispersi

La domanda del momento è: chi saranno i 500 fortunati scelti dal Ministero dell’Istruzione che, tra i super bravi degli ultimi due anni delle scuole superiori, saranno finanziati per portare a compimento, tra master all’estero e formazione ad hoc, il loro piano di studi? Perché, nel Student Act inserito nella prossima legge di Bilancio del Governo Renzi, qualcosa da capire c’è. Fatto salvo che in dieci anni il nostro Paese ha visto diminuire le immatricolazioni all’Università di un 20 per cento (dati Ocse) e che quindi un problema di accompagnare allo studio esiste, restano da chiarire i criteri di selezione. I voti in pagella? La lode? Una particolare attitudine che solo un talent scout può scovare? Dal Miur rispondono che ai criteri di scelta ci devono ancora pensare, anche perché, per ora, il programma è solo su carta. Quello che invece è nella realtà sono i dati della scuola italiana. Che ha una percentuale di studenti eccellenti inferiore alla media Ocse (uno studente su quattro è un low performer nelle tre competenze di base, lettura, …

Scuole (sempre) aperte

«Scuole aperte d’estate per aiutare i genitori nella gestione dei figli, Scuole ‘al centro’ per rispondere a dispersione scolastica e disagio delle periferie: sono ovviamente buone notizie, visto che oggi la scuola è spesso l’unico edifico sociale». Parola di Giovanni Biondi, presidente dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire), che saluta con favore, insieme a chi puntualmente al presentarsi della pausa estiva fa notare che nessuno ha tre mesi di vacanza (l’ultima è la petizione su change.org promossa da una mamma di Pavullo), l’idea della ministra Stefania Giannini. Perché se le iniziative destinate ai bambini della primaria sono già realtà in molte città italiane, aprire le scuole secondarie ci avvicinerebbe a Paesi europei come l’Inghilterra. «La differenza però» continua Biondi «è che queste scuole sono costruite per essere vissute durante tutto l’anno. La maggior parte dei nostri edifici invece, non è concepito al di là delle ore di lezione: ci sono solo aule, banchi, lunghi corridoi, raramente mense, spazi di relax e ritrovo. Un’altra limitazione è legata al personale: all’estero le scuole sono autonome …

Questioni di merito

Puntuali come le feste comandate, al via delle prove Invalsi (ultimo appuntamento 17 giugno per i ragazzi di terza media), partono anche le proteste. Scioperi, bambini non mandati a scuola, azioni di boicottaggio da parte degli insegnanti. Il nostro Paese, è cosa nota, ha qualche problema nell’accettare le misurazioni. Che poi non sono altro che regole, condivise, per conoscere meglio il nostro operato secondo l’adagio, tutto nordico per la verità, che misurare è conoscere. Ma, come dice Giorgio Neglia, consigliere del Forum della Meritocrazia e coordinatore gruppo di lavoro che ha messo a punto il primo Meritometro in Europa: «Riconoscere e promuovere il merito, in Italia, è soprattutto un problema culturale. La valutazione è percepita come evento punitivo, mentre è proprio la condivisione di standard oggettivi la strada per costruire una società che punta su conoscenza e competenze, una società meritocratica». Inutile dire che, in base ai sette pilastri usati come indicatori quantitativi per misurare il merito (libertà, pari opportunità, qualità del sistema educativo, attrattività per i talenti, regole, trasparenza, mobilità sociale), il nostro Paese …

Due chiacchiere con Raffaele Mantegazza

Raffaele Mantegazza è professore in scienze dell’educazione e formazione all’Università Bicocca di Milano. Si occupa di Pedagogia generale e sociale e ha scritto molti libri in merito. Ho fatto due chiacchiere con lui in occasione della mia inchiesta sul merito a scuola pubblicata su Gioia! (la potete leggere a questo link). Quella che segue è l’intervista integrale. Merito e scuola, un binomio difficile, proviamo a dire perché? Se si vuole definire che cosa sia il merito scolastico, il merito di una scuola, secondo me è necessario partire da quello che è il mandato della scuola secondo la nostra Costituzione, e cioè quello di formare il cittadino e il cittadino è colui che sa condividere il proprio sapere, che sa collaborare e mettere a disposizione i propri talenti nella comunità. Ecco, se la scuola deve fare questo, allora il merito non è del ragazzino che sa tutto, ma di quello che è in grado di condividere il proprio sapere. Andare bene a scuola, significa anche saper collaborare con gli altri in un gruppo di lavoro soprattutto disomogeneo, essere propositivo, …