All posts tagged: scuola

E se la (cara e vecchia) non violenza fosse la soluzione?

Bullismo, cyberbullismo, eccessi comportamentali e conflitti più o meno aspri. A scuola, al parco, in palestra, sono spesso questi gli argomenti (e le paure) all’ordine del giorno. Il 2 ottobre scorso, giorno della nascita del Mahatma Gandhi, e Giornata internazionale della Non Violenza, è stato presentato il lavoro del Centro Non Violenza Attiva Educazione alla nonviolenza a Milano, patrocinato dall’Assessorato all’Educazione e all’Istruzione del Comune di Milano e sperimentato in alcune scuole milanesi proprio quest’anno. Non è difficile capire quanto l’educazione scolastica sia complessa e quanto il confine tra il benessere psicofisico e la buona, ed efficace, trasmissione del sapere sia labile. Non è difficile, ma non è scontato, tanto che io stessa sono testimone della sottovalutazione di comportamenti preoccupanti (insulti, didattica punitiva, osservazioni sessiste) perché considerati, anche dagli stessi genitori, semplicemente slegati dalla funzione dell’insegnamento. Quasi che secoli di pedagogia fossero passati invano… In molte scuole, laboratori per la prevenzione e la gestione dei conflitti, spesso legati alla vita in Rete, si fanno. Il richiamo alla (cara e vecchia) non violenza è in questo caso esplicito …

Te lo dò io, il prof!

[Pubblicato su Gioia! del 19 settembre 2015] Siamo cresciuti con l’allegra maestrina dalla penna rossa di De Amicis e i maestri innamorati del loro lavoro e degli alunni descritti da Giovanni Mosca. Poi, una volta grandi, ecco quel “O capitano! Mio capitano!” simbolo, consolatorio, dell’insegnamento appassionato, capace di far scattare la scintilla della conoscenza nell’animo degli studenti. Ma sono davvero i professori (anche) maestri di vita, a essere i più apprezzati dai ragazzi? A leggere il nuovo libro di Christian Raimo, lui stesso professore di storia e filosofia, Tranquillo prof, la richiamo io (Einaudi), si direbbe di no. Il protagonista dice di lavorare per la felicità dei suoi studenti (telefonate a casa comprese), augura loro tutta la meraviglia del mondo, eppure, loro, i ragazzi, non sembrano apprezzarlo. Anzi, gli preferiscono la supplente e lo rimproverano appena hanno l’occasione. «Il modello di insegnante proposto da molti libri e film è discutibile, quasi antipedagogico. Il mio è un professore che non sa mantenere la distanza, sempre alla ricerca di un amore non dovuto, e che non capisce …

Bambini all’opera… lirica

[Pubblicato su Gioia! dell’11 settembre 2015] Un segnale si illumina e i bambini iniziano a cantare. Arie dell’Aida, Turandot, Bohème… Alcuni alzano disegni, nastri colorati, carte, e la scenografia, dal palco, si allarga a tutta la sala. Chi non ha mai assistito a uno spettacolo di Opera Education, l’iniziativa dell’Associazione Lirica e Concertistica Italiana volta a far conoscere l’opera dai zero ai 18 anni, non può immaginare come un evento musicale considerato polveroso possa trasformarsi in uno show in cui si “esibiscono” bambini entusiasti. Un format musicale che sta avendo un tale successo da essere esportato in Francia, Spagna, Germania e persino in Oman. Le iscrizioni per prendere parte agli spettacoli del 2016, che vedranno protagoniste le opere di Puccini, partono il 16 settembre su operaeducation.org. E da quest’anno anche uno spazio su iTunes U dove condividere i contenuti. Il debutto, almeno per i bimbi dai tre ai sei anni, è previsto il 5 dicembre al Teatro Sociale di Como. Per tutte le date Operakids.org e Operadomani.org.

Hikikomori, le parole dell’esperto

Il corpo in una stanza, edito da FrancoAngeli, e curato da Roberta Spiniello, Antonio Piotti e Davide Comazzi, è il risultato della prima ricerca sul fenomeno degli hikikomori, i ritirati sociali, in Italia. Racconti di casi clinici, terapie, riflessioni per far conoscere una patologia crescente e per darne una panoramica completa, dall’individuazione al trattamento. Questa è l’intervista integrale a Antonio Piotti che ho incontrato in occasione del mio articolo per Gioia!. Il fenomeno hikikomori, nella dimensione italiana, è recente, da quanto viene indagato? Avevo già scritto tempo fa un libro, Il banco vuoto, che si riferiva a un unico caso clinico che poi è stato trasformato un una pièce teatrale portata nelle scuole. Come associazione Minotauro seguiamo questi casi da una decina di anni, ma la ricerca di cui tratta il libro è iniziata tre anni fa. È la prima in Italia, che cerca di dare una panoramica completa, dall’individuazione della patologia, al trattamento. Qual è la dimensione del fenomeno? Noi abbiamo calcolato 60 mila casi. Un numero che ci dice che la situazione è problematica, anche …

Lode al secchione

[Pubblicato su Gioia! del 21 maggio] L’orgoglio di ogni genitore. Una pagella con tutti 10. Una fama da bravo ragazzo, o ragazza, che ti tallona dalle elementari. Il che, come confessa Luca Marannino, il liceale del liceo Berchet di Milano salito alle cronache per una pagella tanto perfetta da scriverci un libro (Secchione ma non troppo, Mondadori Electa), può creare alcuni contrattempi alla vita sociale. Poco male, perché alla fine sei pronto per la conquista della tua lode. E senza – pare – aver studiato troppo, dedicandoti a sport, musica, volontariato. Strano? A dire il vero, no. Il mito del secchione curvo sui libri è infatti un falso storico e, visto i dati Ocse, l’organizzazione che misura il livello di istruzione dei principali paesi industrializzati, anche contemporaneo. Con i nostri adolescenti che passano quasi il doppio del tempo dei loro coetanei d’oltreconfine a svolgere i compiti a casa e, nonostante questo, consegnano all’Italia numeri da maglia nera per abbandono scolastico (quasi il 18 per cento, primi in Europa) e tasso di laureati (il 22 per …

Del talento e della fatica

La professoressa Daniela Lucangeli è vice-presidente dell’Associazione Gifted and Talented Education e professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Padova. Con lei, in occasione di un mio articolo per Gioia, ho parlato di valorizzazione del talento e di pratiche educative nella scuola. Ecco l’intervista integrale.  Come riconoscere, e valorizzare, i bambini e le bambine ad alto potenziale? L’argomento è complesso. Anni fa l’ufficio scolastico del Veneto rilevò che quasi il 62 per cento di studenti ad alto potenziale cognitivo abbandonava la scuola dopo la terza media. Il problema, oltre che economico, era evidentemente anche etico. D’altra parte, quello che è stato rilevato in Veneto succede anche su ampia scala, tanto che è l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dire che i bambini ad alto potenziale cognitivo sono spesso segnalati tra quelli che hanno difficoltà emotive e sociali. In ogni caso, siamo in presenza di un gifted children quanto il QI supera i parametri di norma, ma l’idea non è tanto la valutazione della quantità quanto della qualità: difficilmente si hanno potenziali alti in tutte le funzioni, semmai, si …

La #buonascuola? Esiste già

La #buonascuola? In parte, c’è già ed è quella che 22 scuole capofila del movimento delle Avanguardie Educative Indire hanno iniziato dando il via a una trasformazione complessiva della scuola. Ovvero, rivedere non solo la pratica didattica quotidiana, ma anche l’organizzazione e l’uso della struttura, degli spazi, dalle le aule ai corridoi, dalle mense alle biblioteche e palestre. Questa è un’intervista con Elisabetta Mughini, dirigente di ricerca dell’area innovazione di Indire Avanguardie Innovative. Qual è l’intento di questo Movimento? Le 22 scuole non solo firmatarie del manifesto, ma sono state individuate perché esprimono già una buona pratica della trasformazione della scuola. L’intento è quello dimettere in Rete le scuole e le loro esperienze per fare da “guida” anche quelle che vogliono intraprendere la stessa trasformazione. Quante sono le scuola che vi stanno seguendo? Sono 167, di ogni ordine e grado. E possono decidere di adottare anche una sola delle dodici idee che trovano nel manifesto. È interessante notare che le capofila non sono locate in grandi centri, ma in zone della provinaci italiana dove la cura …

La chiamavano #buonascuola

Francesco Avvisati è un analista dell’Ocse, l’istituto che monitora lo stato di salute dell’istruzione a livello internazionale. Con lui ho parlato di #buonascuola, di Invalsi e di come dovrebbe essere una scuola davvero utile al futuro dei nostri ragazzi. Innanzi tutto, il tema dei voti come valutazione, con la rincorsa, tutta italiana, del 10 fin dalla prima elementare. Ma il voto è davvero funzionale alla formazione degli studenti? Ed è soprattutto un indice valutativo ancora valido? I voti sono senz’altro strumenti importanti per dare un feedback all’alunno. Quello che caratterizza il sistema italiano però sono i tanti livelli di voto, sia nella sufficienza che nella insufficienza. Nella maggior parte dei Paesi l’insufficienza è una sola. Dare 2, 3 o 4 non fa di fatto alcuna differenza a livello di informazione e rischia solo di essere causa di demotivazione e scoraggiamento. L’Italia, come la Francia, ha ancora un sistema tradizionale, che segue lo schema di una scuola elitista destinata a selezionare più che a formare, e alla fine, tutto questo si rivela troppo punitivo. Come valutare …

La scuola di Presa Diretta

Qualche riflessione conclusiva sulla puntata di ‪‎Presa Diretta‬ di ieri sera sulla ‪scuola‬ 1. Le nostre aspettative sul sistema scolastico sono talmente basse che ci riteniamo già fortunati se le finestre si chiudono e il soffitto non cade in testa. Da ciò ne consegue che il tema scuola – tema politicamente afferente a quello dello sviluppo e del futuro di un Paese – è in realtà derubricato a un problema di sicurezza di ordine pubblico…. 2. La scuola pubblica, nel senso di statale, non esiste più. È stata massacrata da anni di abbandono e ora sono i contributi dei genitori che materialmente pagano attraverso i famosi “contributi volontari obbligatori”. Pensateci la prossima volta che vi trascinano in una finta battaglia ideologica tra scuole statali e private. La scuola è TUTTA PUBBLICA (grazie Berlinguer). 3. Ogni innovazione didattica, ogni eccellenza, è affidata alla buona volontà del singolo. Non c’è una supervisione, non esiste un’idea condivisa di quello che dovrebbe essere la formazione delle conoscenze e delle competenze in questo Paese. La scuola che era nata per unire è diventata la …

Sexting e cyberbullismo. Quale legame?

Federico Tonioni, psichiatra, responsabile del primo ambulatorio italiano che si occupa di dipendenza da internet del Policlinico Gemelli di Roma, è autore del libro edito da Mondadori Cyberbullismo. Ne avevo già parlato qui ed ho avuto occasione di conversare con lui per un articolo sul sexting per il settimanale Gioia! Quella che segue è l’intervista integrale. Nel suo libro dice che la comunicazione non verbale favorisce pensieri e comportamenti disinibiti, incrementando l’aggressività e la sessualizzazione delle relazioni, lo può spiegare? L’esacerbazione degli istinti, dalla rabbia alla sessualità, è una caratteristica della comunicazione on line. Se manca il contatto fisico, il limite della dimensione del corpo, la comunicazione cambia. Basti pensare che, anche se si parla su Skype, non si diventa rossi… Parallelamente però, per i ragazzi interviene un altro tassello: la costituzione del profilo sul social network. Ora, il profilo in genere è la sede di una serie di proiezioni di una parte di sé idealizzata. A volte provocatoria. È il sogno ad occhi aperti di una volta, la parte romanzata di noi che vorremmo raccontare al mondo. La costruzione ideale dell’identità non è di per sé dannosa, ma, mentre …