All posts tagged: scuola

Hikikomori, le parole dell’esperto

Il corpo in una stanza, edito da FrancoAngeli, e curato da Roberta Spiniello, Antonio Piotti e Davide Comazzi, è il risultato della prima ricerca sul fenomeno degli hikikomori, i ritirati sociali, in Italia. Racconti di casi clinici, terapie, riflessioni per far conoscere una patologia crescente e per darne una panoramica completa, dall’individuazione al trattamento. Questa è l’intervista integrale a Antonio Piotti che ho incontrato in occasione del mio articolo per Gioia!. Il fenomeno hikikomori, nella dimensione italiana, è recente, da quanto viene indagato? Avevo già scritto tempo fa un libro, Il banco vuoto, che si riferiva a un unico caso clinico che poi è stato trasformato un una pièce teatrale portata nelle scuole. Come associazione Minotauro seguiamo questi casi da una decina di anni, ma la ricerca di cui tratta il libro è iniziata tre anni fa. È la prima in Italia, che cerca di dare una panoramica completa, dall’individuazione della patologia, al trattamento. Qual è la dimensione del fenomeno? Noi abbiamo calcolato 60 mila casi. Un numero che ci dice che la situazione è problematica, anche …

Lode al secchione

[Pubblicato su Gioia! del 21 maggio] L’orgoglio di ogni genitore. Una pagella con tutti 10. Una fama da bravo ragazzo, o ragazza, che ti tallona dalle elementari. Il che, come confessa Luca Marannino, il liceale del liceo Berchet di Milano salito alle cronache per una pagella tanto perfetta da scriverci un libro (Secchione ma non troppo, Mondadori Electa), può creare alcuni contrattempi alla vita sociale. Poco male, perché alla fine sei pronto per la conquista della tua lode. E senza – pare – aver studiato troppo, dedicandoti a sport, musica, volontariato. Strano? A dire il vero, no. Il mito del secchione curvo sui libri è infatti un falso storico e, visto i dati Ocse, l’organizzazione che misura il livello di istruzione dei principali paesi industrializzati, anche contemporaneo. Con i nostri adolescenti che passano quasi il doppio del tempo dei loro coetanei d’oltreconfine a svolgere i compiti a casa e, nonostante questo, consegnano all’Italia numeri da maglia nera per abbandono scolastico (quasi il 18 per cento, primi in Europa) e tasso di laureati (il 22 per …

Del talento e della fatica

La professoressa Daniela Lucangeli è vice-presidente dell’Associazione Gifted and Talented Education e professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Padova. Con lei, in occasione di un mio articolo per Gioia, ho parlato di valorizzazione del talento e di pratiche educative nella scuola. Ecco l’intervista integrale.  Come riconoscere, e valorizzare, i bambini e le bambine ad alto potenziale? L’argomento è complesso. Anni fa l’ufficio scolastico del Veneto rilevò che quasi il 62 per cento di studenti ad alto potenziale cognitivo abbandonava la scuola dopo la terza media. Il problema, oltre che economico, era evidentemente anche etico. D’altra parte, quello che è stato rilevato in Veneto succede anche su ampia scala, tanto che è l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dire che i bambini ad alto potenziale cognitivo sono spesso segnalati tra quelli che hanno difficoltà emotive e sociali. In ogni caso, siamo in presenza di un gifted children quanto il QI supera i parametri di norma, ma l’idea non è tanto la valutazione della quantità quanto della qualità: difficilmente si hanno potenziali alti in tutte le funzioni, semmai, si …

La #buonascuola? Esiste già

La #buonascuola? In parte, c’è già ed è quella che 22 scuole capofila del movimento delle Avanguardie Educative Indire hanno iniziato dando il via a una trasformazione complessiva della scuola. Ovvero, rivedere non solo la pratica didattica quotidiana, ma anche l’organizzazione e l’uso della struttura, degli spazi, dalle le aule ai corridoi, dalle mense alle biblioteche e palestre. Questa è un’intervista con Elisabetta Mughini, dirigente di ricerca dell’area innovazione di Indire Avanguardie Innovative. Qual è l’intento di questo Movimento? Le 22 scuole non solo firmatarie del manifesto, ma sono state individuate perché esprimono già una buona pratica della trasformazione della scuola. L’intento è quello dimettere in Rete le scuole e le loro esperienze per fare da “guida” anche quelle che vogliono intraprendere la stessa trasformazione. Quante sono le scuola che vi stanno seguendo? Sono 167, di ogni ordine e grado. E possono decidere di adottare anche una sola delle dodici idee che trovano nel manifesto. È interessante notare che le capofila non sono locate in grandi centri, ma in zone della provinaci italiana dove la cura …

La chiamavano #buonascuola

Francesco Avvisati è un analista dell’Ocse, l’istituto che monitora lo stato di salute dell’istruzione a livello internazionale. Con lui ho parlato di #buonascuola, di Invalsi e di come dovrebbe essere una scuola davvero utile al futuro dei nostri ragazzi. Innanzi tutto, il tema dei voti come valutazione, con la rincorsa, tutta italiana, del 10 fin dalla prima elementare. Ma il voto è davvero funzionale alla formazione degli studenti? Ed è soprattutto un indice valutativo ancora valido? I voti sono senz’altro strumenti importanti per dare un feedback all’alunno. Quello che caratterizza il sistema italiano però sono i tanti livelli di voto, sia nella sufficienza che nella insufficienza. Nella maggior parte dei Paesi l’insufficienza è una sola. Dare 2, 3 o 4 non fa di fatto alcuna differenza a livello di informazione e rischia solo di essere causa di demotivazione e scoraggiamento. L’Italia, come la Francia, ha ancora un sistema tradizionale, che segue lo schema di una scuola elitista destinata a selezionare più che a formare, e alla fine, tutto questo si rivela troppo punitivo. Come valutare …

La scuola di Presa Diretta

Qualche riflessione conclusiva sulla puntata di ‪‎Presa Diretta‬ di ieri sera sulla ‪scuola‬ 1. Le nostre aspettative sul sistema scolastico sono talmente basse che ci riteniamo già fortunati se le finestre si chiudono e il soffitto non cade in testa. Da ciò ne consegue che il tema scuola – tema politicamente afferente a quello dello sviluppo e del futuro di un Paese – è in realtà derubricato a un problema di sicurezza di ordine pubblico…. 2. La scuola pubblica, nel senso di statale, non esiste più. È stata massacrata da anni di abbandono e ora sono i contributi dei genitori che materialmente pagano attraverso i famosi “contributi volontari obbligatori”. Pensateci la prossima volta che vi trascinano in una finta battaglia ideologica tra scuole statali e private. La scuola è TUTTA PUBBLICA (grazie Berlinguer). 3. Ogni innovazione didattica, ogni eccellenza, è affidata alla buona volontà del singolo. Non c’è una supervisione, non esiste un’idea condivisa di quello che dovrebbe essere la formazione delle conoscenze e delle competenze in questo Paese. La scuola che era nata per unire è diventata la …

Sexting e cyberbullismo. Quale legame?

Federico Tonioni, psichiatra, responsabile del primo ambulatorio italiano che si occupa di dipendenza da internet del Policlinico Gemelli di Roma, è autore del libro edito da Mondadori Cyberbullismo. Ne avevo già parlato qui ed ho avuto occasione di conversare con lui per un articolo sul sexting per il settimanale Gioia! Quella che segue è l’intervista integrale. Nel suo libro dice che la comunicazione non verbale favorisce pensieri e comportamenti disinibiti, incrementando l’aggressività e la sessualizzazione delle relazioni, lo può spiegare? L’esacerbazione degli istinti, dalla rabbia alla sessualità, è una caratteristica della comunicazione on line. Se manca il contatto fisico, il limite della dimensione del corpo, la comunicazione cambia. Basti pensare che, anche se si parla su Skype, non si diventa rossi… Parallelamente però, per i ragazzi interviene un altro tassello: la costituzione del profilo sul social network. Ora, il profilo in genere è la sede di una serie di proiezioni di una parte di sé idealizzata. A volte provocatoria. È il sogno ad occhi aperti di una volta, la parte romanzata di noi che vorremmo raccontare al mondo. La costruzione ideale dell’identità non è di per sé dannosa, ma, mentre …

Caro Gramellini, questa volta sbaglia

Caro Massimo Gramellini, leggo sempre il tuo Buongiorno, ma questa volta, permettimi, sbagli. E se non fosse perché il tuo Bambole e bambocci sarà letto da migliaia di persone, mamma e papà, non avrei sentito l’urgenza di scriverti questa lettera aperta. Essendo io stessa, prima che giornalista, genitore. Perché, lo dico subito sinteticamente, la mancanza d’amore verso la donna e il suo corpo comincia proprio dalla rappresentazione che ne viene fatta. E quest’ultima ha inizio dalla scuola. Dall’educazione. Rappresentare le bambine sempre e solo come future cuoche, addette alla cura familiare, mamme e bambole è il primo passo per mortificare il loro talento. Ed è nella mortificazione del talento, nell’idea che la donna sia solo “quella roba là” che germina, anche, il seme della violenza. Hai letto alcuni dei commenti sull’impresa di Samantha Cristoforetti? Il più carino diceva che, in fondo, sulla base spaziale, serviva qualcuno che stirava e cucinava. Che faceva la bambola insomma. Ma per uscire dalle prime pagine dei giornali e venire al quotidiano, basta avere un figlio o una figlia a scuola per …

Generazione tablet

Katia Provantini, è una psicologa esperta in problematiche evolutive con particolare riferimento alle difficoltà scolastiche e dell’apprendimento, è presidente della Cooperativa Minotauro, e autrice del libro per genitori Generazione Tablet. Ho avuto occasione di parlare con lei per un pezzo sull’adolescenza per Sette (qui il link). Quella che segue è l’intervista integrale. Perché l’adolescenza e soprattutto la preadolescenza sono diventate età così problematiche? Questo è un periodo di grandi cambiamenti sociali e i genitori di oggi non possono più usare la loro giovinezza e i loro valori di riferimento come modello di misura. Tutto ciò spaventa e per conseguenza spaventa anche l’adolescenza. Per i giovanissimi del resto, la mancanza di opportunità nel futuro si traduce in una mancanza di opportunità di diventare grandi in modo sereno. Alcuni problemi sono emersi quando i New Millennium Learners, o nativi digitali, sono diventati grandi. Non ci eravamo preparati abbastanza? Gli adulti in generale, e gli italiani in particolare se si guardano i dati, sono affascinati dalla tecnologia, ma spesso ne fanno un uso inconsapevole: pubblicano foto dei loro bambini molto piccoli e non riescono a limitarne l’uso. A tavola, per …

Undici. Del punire (a scuola) e altri luoghi

Una volta, si obbediva per paura. Paura di un paio di ceffoni, di una sonora sgridata e di alcune punizioni. Ci si levava in piedi quando il professore o la professoressa entrava, non si alzava la voce e stavi sicuro che un quattro o una nota non erano foriere di comprensione e complicità familiare, ma di una ferrea alleanza tra scuola e genitori. Oggi, invece, il genitore evoluto pretende che le regole stabilite vengano rispettate per amore. Per amore pretendiamo di essere ascoltati, rispettati, seguiti. Non che il ricatto affettivo sia più debole di quello del terrore, ma di fatto è il risultato dell’evoluzioni dei costumi e noi, ragionevolmente e giustamente, ci vantiamo di aver radialmente modificato, nel giro di una o due generazioni, il rapporto tra adulti e giovanissimi. Eppure qualche modo per punire chi non rispetta le regole bisogna pur trovarlo. Se non altro, per dare una prima mano sul che cosa sia il senso civico e il vivere insieme. Personalmente, dopo aver condiviso alcune regole (uso e tempo dei vari device, chi fa cosa e come, linguaggio), …