All posts tagged: Se non ora quando

chi paga la piazza

Non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Più cieco di chi ha gli occhi foderati di prosciutto. Era dura non accorgersi di quello che stava succedendo nel Paese da un anno a questa parte, eppure c’è chi c’è riuscito. Sono rimasta attonita dalla corrispondenza che ha seguito la Lettera per la Mobilitazione dell’11 dicembre di Snoq. Su 19 commenti, che sono comunque pochi per il sito di un movimento che ha portato in piazza milioni di donne, pochi erano quelli di condivisione. Lascio a voi la lettura, soprattutto delle lettere lasciate dal Comitato Toscano e da Paola M, illuminanti. Ma soprattutto, nulla che non fosse già stato detto, e chiesto, prima. Chi siete. Come decidete. Cosa volete fare. Chi volete rappresentare. Quali sono gli obiettivi. Ancora oggi Snoq ci dice chi non è («Non essendo SNOQ né un partito né un’associazione formalmente costituita non è nei nostri poteri né nei nostri desideri decidere noi per tutte), ma si guarda bene di dirci chi è. Ci dice che cosa propone per sé («Quella in …

tempo scaduto

Ieri sera, durante una piacevole conversazione tra donne, una cara amica scrittrice mi ha pungolato con un’acuta riflessione. «Ma siamo sicure che ci sia ancora il tempo per una politica tra donne?». Le lotte del femminismo storico italiano sappiamo come sono finite, i nostri rapporti femminili, personali e lavorativi, sono fiaccati dalla scarsa, se non nulla, abitudine a gestire le relazioni di e nel potere, e la rinascita del femminismo 2.0 è scemata ancor prima di darsi nomi e programmi. È una domanda leggittima, dico io. Se non doverosa. In queste ore stiamo colando a picco verso il baratro.  Nella testa delle italiane e degli italiani scommetto che gli ultimi pensieri vanno a temi come la democrazia paritaria, il lavoro delle donne, la distribuzione equa nei salari e nella qualifiche di tutti i lavori, compresi quelli di cura. Il tempo è scaduto, ecco. E non solo quello di questo governo. È scaduto il tempo dei quarantenni e giù di lì, a cui non è stata data la possibilità di esprimersi, sacrificati sull’altare di una gerontocrazia …

giù il cappello

Mesi fa scrissi un post dal titolo il richiamo del padrone. Registravo l’incapacità di costruire una leadership attraverso processi trasparenti e la tendenza a rincorrere figure carismatiche capaci di raccogliere facili consensi. Una politica da groupies insomma, figlia della cronica e italica propensione a cercare le soluzioni non dentro, ma fuori di noi. Diciamocelo, ci piace farci mettere un cappello (metterselo da soli è già troppo faticoso), e se poi questo cappello è così altro-da-noi da farci dimenticare le nostre carenze, meglio ancora. Commissariati, contenti e con un pensiero in meno, come a Pompei. Eppure, se qualcosa c’è stato di positivo nelle recenti vicende politiche, ciò è accaduto quando uomini e donne si sono presentati all’appuntamento con l’azione politica senza alcun cappello. Che si sia trattato di referendum o della scelta dell’amministrazione cittadina, erano le volontà e gli obiettivi comuni a costituire la vera leadership attorno la quale riunirsi, con buona pace di slogan o di proclami ideologici. Era stato così anche il 13 febbraio. La maggiorparte delle donne scese in piazza non lo avevano …

è la sinistra, bellezza!

Finalmente una buona notizia. Ci sono voluti un poco di anni e qualche batosta elettorale, ma poi anche Letizia Moratti l’ha capita, la crescita del Paese passa attraverso una maggiore, e migliore, occupazione delle donne (pensate ci sono dati internazionali!). Ancora, il nostro Paese deve scoprire una cultura al femminile, anche bipartisan. E poi, welfare, conciliazione, flessibilità… musica per le mie orecchie! Non ci credete? Andatevi a vedere i video su YouTube che raccontano quello che è stato definito Il Ritorno di Letizia Moratti o il comunicato stampa sull’apposita pagina FB dal significativo titolo Con le donne per crescere. Non ha perso tempo donna Letizia. Dimostrando un vero fiuto politico, la donna che non ha mai messo una donna in un consiglio di amministrazione è diventata paladina delle questioni femminili. Con tanto di tavoli tematici, dalla salute alla meritocrazia (e smettiamola con queste prestazioni sessuali che ti garantiscono il posto da assessore o ministro!) che saranno sviluppati dalle donne in Rete. Che dire… benvenuta! D’altra parte, che le quote di potere siano ancora più importanti delle quote …

se non ora, quando? domani… forse

Sarà perché io le vacanze le ho fatte a giugno, ma questa mi è sembrata proprio una lunga estate calda. Un’estate in cui le cose dette e messe sul fuoco sono state tante, anche per le donne. Francamente mi ha un poco preoccupato la voce bassa, se non il timido silenzio, di Se non ora, quando?. Passino i tonfi in borsa, passi la crisi mondiale e la paura di recessione globale, ma arrivate all’11 agosto, giorno della drammatica Riunione alla Commissione Bilancio della camera, con l’esemplare intervento di Giovanni Reguzzoni, ancora nulla e allora ho inviato il mio post alla loro pagina FB e al sito. Ne è seguito (solo temporalmente) un post-comunicato a cui rispondevano molti commenti di donne che chiedevano una posizione più esplicita e ferma da parte del movimento. Poi, evidentemente, il caldo ha rispedito tutte sotto l’ombrellone finché il 17 agosto arriva la lettera di Letizia Moratti al Corriere della Sera, a cui è seguita quella di Chicca Olivetti (che di Moratti era a fianco anche durante la campagna milanese) e, dulcis in fundo, …

il richiamo del padrone

Sarà anche una non notizia, ma il fatto che Urso, Ronchi e Scalia abbiano lasciato Fli per tornare nelle braccia del padrone, mi ha, almeno, mosso il sopracciglio. Non che io mi stupisca degli andirivieni della politica (con la “p” minuscola), piuttosto mi rassegno allo sconcerto che sempre mi provoca una così diffusa incapacità di disubbidienza. Come presi da un innato istinto all’omologazione, dovunque mi giri, sarà mai possibile che sia così difficile avere il coraggio di intraprendere una strada nuova? Di gridare, come dicevo qualche post fa, fuori dal coro? Qualcuno mi ha detto che è puro calcolo politico. Sarà. Io credo piuttosto che uno degli effetti devastanti della cultura degli ultimi decenni (berlusconismo?) sia quello di aver accarezzato, e nutrito, una delle nostre patologie endemiche: quella di avere una certa tendenza alla dottrina secondo cui si sta tutti e tutte, acriticamente, o da una parte o dall’altra e, va da sé, con una smaccata preferenza per il carro più affollato, esattamente come si tifa di più per la squadra che ha più trofei. …

se i sogni son desideri

Sono in viaggio e volutamente senza connessione. Ma qua e là, di tanto in tanto, il vento delle news arriva anche a me. Un po’ in ritardo forse, ma arriva. Così ho visto solo ora gli spot che annunciano l’evento di Siena di SeNonOraQuando. Forse mi sbaglio, ma ne ho letto solo commenti entusiasti che esaltano l’ironia, la leggerezza, la gioia per quel mondo buono che vi è rappresentato. Il mondo che vorrebbe, e idealmente sogna, SNOQ. Tutte felici e contente, a quanto pare. Ma la voce di Ipazia è, per natura, fuori dal coro. Anzi, più il coro canta compatto e ubbidiente, maggiori sono le sue spinte radicali. Perché io non riesco proprio ad essere contenta se una donna che si appresta ad affrontare il periodo di maternità si ritrova circondata da generosi colleghi disposti a dividersi tra loro il suo carico di lavoro. Come non riesco a felicitarmi se la stessa donna con passeggino, davanti a un’insormontabile scalinata, viene aiutata da una folla gonfia di compassione. Sarà perché nel mio sogno di mondo …

tutte a Siena, se non ora quando?

Questa mattina mi sono presa 10 minuti multitasking per guardare la video intervista di Cristina Comencini e Serena Sapegno su Repubblica Tv.Mi hanno molto colpito alcune considerazioni e frasi che condivido con voi: «Se le donne, tutte le donne, non hanno spazio in un Paese, allora quel Paese è vecchio». «La nostra è stata una manifestazione di popolo intorno alle donne, una manifestazione in cui c’era piena inclusione e nessuna esclusione» «Non è da sole che si risolvono i problemi. Negli anni ci siamo accorte che si era perso il senso del noi… stiamo cercando di recuperare una cultura del fare insieme che si oppone alla cultura dell’ognuno gioca per sé.. questo per noi è fondamentale».   Credo che sia il migliore augurio e auspicio a chi si accinge a partecipare, come me, alla due giorni di Siena prevista il 9 e 10 luglio prossimi. Fino ad allora questo blog manterrà il logo della manifestazione fatto da Maddalena Fragnito sulla home page.   Questo il comunicato che trovate anche su Facebook:   Il 13 febbraio …

volere o volare

Ecco una buona notizia. Questo mi sono detta quando ieri ho letto il post (ripreso da un articolo di Laura Cimino ne L’Unità del 10 marzo) del blog Senonoraqunado sugli Stati Generali delle Donne. Ecco un’occasione per passare dallo spazio del sogno a quello del progetto. Dalla speranza alla volontà (La speranza ha fatto il suo tempo: ora vogliamo che sia femmina, Ipazia docet). Perché, se migliaia di donne sono scese in piazza, non l’hanno certo fatto per prendere un tè con le amiche. O per un pic-nic sociologico. L’hanno fatto per esprimere un bisogno, e anche l’urgenza di ricevere delle risposte concrete da una politica sempre più lontana dalla società civile. Il mondo va avanti, nonostante noi, è evidente. Così le famiglie di oggi se ne fregano se si sono dimenticati i Pacs o di Dico. Se ne fregano se la coppia dei loro amici omosessuali non ha gli stessi diritti di assistenza. Se ne fregano se per adottare un bambino devi far finta di adottare, invece, il modello Mulino Bianco. Se ne fregano …

e adesso? la lista della spesa…

Chi decide di aprire un blog lo fa di solito per una propria necessità: la mia era quella di dare forma, di mettere nero su bianco, un disagio soggettivo che ormai avvertivo sempre più forte quando mi confrontavo, in quanto donna, con il mio ruolo nella società o nel mondo lavoro. Quando avvertivo, in modo sempre più netto, il gap tra talento, capacità dimostrata, energie profuse, e riconoscimenti professionali. Non meno importante era anche l’esigenza di comunicare, nel senso di mettere in comunione, riflessioni che altrimenti sarebbero state sterili elucubrazioni. Del resto, l’affermazione di volontà l’ho subito chiarita nel sottotitolo del mio blog: La speranza ha fatto il suo tempo, ora vogliamo che sia femmina. Dopo la giornata di ieri, ma già da alcune settimane, questo senso di solitudine si è colmato. Mi sono ritrovata con altre donne, diverse, più giovani o più vecchie, professioniste e casalinghe, che in comunione non hanno messo solo il disagio, ma un proposito di cambiamento. Mi spiace per le ridicole critiche che ne sono seguite, soprattutto da parte di …