All posts tagged: sessismo

il linguaggio è un’abitudine

Questa mattina sono andata dalla mia medico generica per farmi prescrivere degli esami. Lei era in vacanza così c’era un giovane sostituto. Quando mi ha chiesto degli esami precedenti, al momento di ricordare la terapia che mi avevano prescritto, mi ha detto: «Lei si ricorda se lo specialista, o la specialista, le aveva per caso…». Un piccolo sussulto. Era la prima volta che, in modo così ovvio, veniva esplicitata una possibilità. Ovvero la possibilità, per la verità statisticamente superiore al 50 per cento, che il medico che mi aveva in cura fosse una donna. Che oltre al sostantivo maschile, ci fosse, in parallelo e a parimerito, quello femminile. In Italia il 60 per cento dei laureati è donna e solo il 40 per cento è uomo. E le donne sono quasi il 52 per cento della popolazione italiana. Si vede che il giovane medico se lo è ricordato. Si sarà ricordato anche delle sue tante compagne di studi, e non avrà voluto cancellarle con l’abuso di una sola parola (sempre la stessa che finisce per …

quella sporca dozzina

Sporco popolo di sinistra. Ecco, ci siamo arrivati all’essenza della più alta dissertazione politica. Dopo mesi e mesi, anni di storia repubblicana (150 per l’esattezza) ecco il linguaggio più alto che la nostra  classe dirigente può manifestare.  La massima espressione del dibattito e delle argomentazioni per cercare di caricare, alla grossa, più voti. Echissenegrega. Siamo alla violenza pura. Violenza verbale che mi spaventa ancora di più se a promuoverla è una donna, Letizia Moratti, che aspetta l’ultimo secondo, quello che per regolamento non dà diritto di replica per affondare un colpo basso. Basso perché è pura insinuazione, basso perché parla alla pancia, basso perché non è nel suo scopo informare, chiarire, confrontarsi, ma solo colpire e far male. Quelli di sinistra puzzano, come i poveri e i “negri”. Al contrario, i soldi, i milioni di euro che la stessa signora ha speso per ricomprarsi porta a porta i voti di Milano, no. Pecunia non olent, si sa. Anche se nessuno ci dice da che parte vengano, tutti questi soldi. La violenza è un virus che …

vuoi qualcosa? basta chiedere

Ieri sera durante una bella riunione milanese di partito,  una modella violinista, tale Charlotte Crona, è uscita fuori da un gigantesco uovo di Pasqua: era un regalo, gradito, per voi-sapete-chi. Un addio al celibato fuori tempo (e anche fuori luogo per la verità) a cui ha assistito anche la nostra sindachessa milanese, Letizia Moratti, la quale, davanti all’ennesimo show volgare e maschilista, non ha mosso ciglio. Le elezioni comunali milanesi si avvicinano e molte delle liste che si presenteranno sono imbottite, fino al 50 per cento, di candidate donne. Il che non significa, sia chiaro, che sarà il 50 per cento delle donne che prenderà poltrone e posti di comando. Avete letto il mio post L’immagine e la piazza? Beh, fatte le debite proporzioni, la situazione è un po’ quella, e cioè che, di questi tempi, chi immagina una rivoluzione rischia di diventare solo, e suo malgrado, l’immagine della rivoluzione. Che esca da un uovo di Pasqua o da una lista elettorale altrettanto ben confezionata. Non accaponate la pelle, c’è poco da fare dei distinguo …

il tempo della mela

Leggo sulla prefazione del libro Una mela è una mela? di Giandomenico Semeraro, «Una rosa, è una rosa, è una rosa…, ha detto Gertrude Stein. Questa non è una pipa, ha dipinto René Magritte». Che poi alle mele ci si è anche dedicato. Ma anch’esse appunto, non erano mele. O meglio, parevano. Perché tutto può diventare soggetto per diverse rappresentazioni, tutto è simbolo, strumento, servo muto. La Grande Mela, Cogli la prima mela… Il tempo delle mele… e delle mele marce… que me la pongo, que me la pongo.. yeah… Anni fa vidi un bel corto dell’iraniana Samira Makhmalbaf e si intitolava La mela. Raccontava la storia (vera) di due bambine rinchiuse dalla nascita. Con una madre cieca, un padre integralista islamico, e una famiglia che si batte per salvarle. Così la mela era la speranza, come la gioia della scoperta di chi morde per la prima volta la vita. Ora, io mi sono riproposta in questo blog di non nominarlo mai. E non lo farò ora. Ma il fatto è che se io volessi …

red-scili-pepper

Il titolo l’ho rubato all’edizione di ieri sera di Blob su Rai 3. Ma ho proprio voglia di concentrarmi sulla bruttezza fisica dell’onorevole Scilipoti. E scivolare in una  feroce critica sessista senza alcun riguardo per il politically correct.  Sulla sua statura etica e morale è già stato detto ampiamente di tutto. Su quella reale, no. Quanto sarà alto Scilipoti? Forse 1,60, visto che è l’unico che sembra più basso anche del suo nuovo padrone. Discretamente pingue, pinguamente stempiato, il suo sito un’ora dopo la votazione di fiducia titolava: «Io stò con gli italiani». Da notare lo “stò” con l’accento. Il giorno dopo è stato saggiamente rimosso e corretto. Mi scuserà, l’onorevole Scilipoti, ma tutte le volte che vedo la Camera così infarcita dei suoi colleghi non posso trattenermi dall’osservare la diffusa e ostentata bruttezza. Ce ne fosse uno!.. dico. E anche con Scili, l’uomo del momento, Madre Natura non è stata gentile. Affatto. Chissà se se lo dice guardandosi allo specchio. Oppure crederà di essere un bell’ometto, e insieme ai suoi colleghi del Bar Mario …

altezza mezza bellezza

donna Padaung Ci sono tanti  blog sulle donne. C’è quello bellissimo di Lorella Zanardo e Il Corpo delle Donne, c’è quello serio e super informato di Womenomics e davvero io mi sento un poco in imbarazzo. Il rischio di essere dei banali doppioni c’è. Quello che vorrei fare è cercare di portare nella semplice (si fa per dire) realtà quotidiana i grandi temi sul ruolo della donna nella società di oggi (assertività femmnile, quote rosa, womenomics appunto etc..). Talvolta ho l’impressione che piovano regole schematiche e astratte su come combattere l’eccesso di machismo italiota, o che ci sia una sorta di autoreferenzialità nelle analisi dell’universo femminile. Certo, parole come Womenomics, Quote Rosa… fanno una bella figura sui titoli dei giornali, ma alla fine ognuna di noi si trova a combattere con delle atroci banalità quotidiane. Qualche giorno fa, per esempio, ho fatto un colloquio con il capo del personale della mia azienda. Una conversazione franca e piacevole ma, alla fine, dopo avermi detto che aveva voluto conoscermi perché molti gli avevano parlato di me, se …