All posts tagged: sharing economy

Qualcosa in comune…

Sarà la comune del XXI secolo. Il Patrick Henry Village alla periferia di Heidelberg, fiorente cittadina industriale del Baden-Württemberg nota per accogliere, oltre alla più antica università tedesca, tra i più prestigiosi istituti di ricerca al mondo come il Max Planck e l’European Molecular Biology Laboratory, diventerà un inno architettonico alla cultura della condivisione, alla sharing culture insomma, con tutto il portato economico e sociale che si tira dietro. «Le comuni sono sempre state il luogo ideale per sperimentare pratiche e comportamenti lungimiranti, ma oggi l’idea della comune ha preso significati nuovi grazie alle dinamiche della Rete. Non sono soltanto gli spazi a essere condivisi, ma soprattutto i servizi, le idee. Perché la comune contemporanea non è più una comunità chiusa su se stessa, bensì un luogo inclusivo che sa dialogare con il resto della città e della società. Un luogo in cui le relazioni si formano in modo dinamico, sia nello spazio fisico che in quello digitale». Parole di Carlo Ratti, docente presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston e socio fondatore del …

Facciamoci un dono

C’è un’antica fiaba africana in cui una madre regala ai suoi due figli due bellissimi uccelli dalle piume rosso e oro. È un dono magnifico e inaspettato, ma poiché ognuno dei regali ne fa quello che gli pare, mentre un figlio se lo mangia, l’altro lo usa per conquistare una principessa. E nel frattempo, anche per aiutare pescatori, tagliatori di canne, raccoglitori di grano e persino un grosso baobab. Se c’è una cosa che abbiamo imparato dall’antropologo francese Marcel Mauss, che sul dono ha scritto nel 1923 uno dei libri ancora oggi di riferimento (Saggio sul dono, ripubblicato anni fa da Einaudi con la prefazione di Marco Aime), è che la virtù del dono non sta tanto nel suo valore intrinseco, quanto nella sua capacità di creare relazioni umane. Una relazione che si articola in tre momenti, dare – ricevere – contraccambiare, e che, se non viene esercitata, se non si alimenta nella sua circolarità, semplicemente si spezza. E insieme a essa, il senso profondo del dono. Il che, proprio nel mese di diversi ed …

Dalla sharing economy al platform capitalism

Oggi si è aperta la due giorni di Sharitaly all’interno della Collaborative Week milanese. La sociologa Ivana Pais e Marta Mainieri di Collaboriamo sono arrivate alla terza edizione di questo evento, il primo sull’economia collaborativa in Italia (ne avevo già parlato qui), e all’ex Ansaldo di Milano si godono folla e i meritati riconoscimenti. La Sharing Economy è ormai raccontata come fenomeno mainstream ed è giunto quindi il momento di esercitare l’arte del dubbio, così come il professor Henri Broch ha definito la zetetica. È giusto farsi domande concrete, parlare di prospettive, e soprattutto togliere dalla sharing economy quell’aurea salvifica affibbiatale dalla comunicazione. Perché collaborazione, condivisione, bene comune, ritorno alla cooperazione sono parole belle e piene di speranza, poi però bisogna fare i conti. E vedere se i conti tornano. Sui dati della sharing economy italiana e in specifico delle piattaforme crowdfunding ha ben riferito Ivana Pais (il report lo trovate qui). In sintesi, cresce tutto, passando da 138 a 186 piattaforme sharing e da 41 a 69 per il crowdfunding. La maggiorparte riguardano turismo (17 per cento), …

Viaggiare peer to peer

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 21 novembre 2014] Siamo la maggioranza, il 60 per cento secondo lo studio di Think with Bit, la Borsa Internazionale del Turismo, e facciamo due vacanze l’anno. Nel Bel Paese e all’estero, come tradizione. Ma quello che sta cambiando, è il nostro modo di viaggiare. Dall’organizzazione al ritorno a casa, racconto delle avventure compreso. Un po’ per istintiva attrazione verso il nuovo (che altrimenti che viaggio sarebbe), un po’ per necessità (leggi tempi di crisi), sta di fatto che, come dirà in anteprima alla Bit2015 Chris Fair, fondatore di Resonance Consultancy, analista leader nel marketing turistico, il conspicuous leisure sta ormai scalzando il conspicuous consumption: ovvero, meno beni di lusso e più lusso del piacere. Della cultura, della conoscenza, della condivisione di gusti, tradizioni, percorsi. È la nascita del turismo esperienziale, con un occhio ai Millennials (i nati a fine secolo scorso che saranno il 60 per cento dei viaggiatori nei prossimi 5 anni), e un altro ai soliti Baby Boomers, ancora attivi e soprattutto padroni di due variabili importanti: tempo …

I ragazzi di Matera

Non ci puoi capitare per caso, e questo è già un punto a suo favore. A Matera ci devi andare, anche se sei in Salento e dici: «Quasi quasi, passo di lì…». No, non è un tappa, una sosta estemporanea. Matera è un viaggio punto a capo. Una meta scelta, una destinazione voluta. Poi una volta arrivati, al centro dico, ai Sassi, dopo aver superato campagne di un oro silenzioso, calcato stradine che paiono portarti da nessuna parte, superato la folla e la paura della delusione inflitta dalla Matera nuova; una volta arrivati dicevo, ci sono i gradoni, tanti, da fare con lo zaino in spalla o le valige trascinate con violenza per arrivare alla casa di pochi giorni. Stare leggeri quindi. Che poi, quello che serve è poco. E sempre di meno di quello che comunque ci si è portati. Perdersi è consigliato. Lasciarsi vagare nei vicoli del Sasso Caveoso fino al Convicinio di Sant’Antonio per vedere ancora le poche case abbandonate. Risalire, anche un po’ a caso, sedersi in piazza del Sedile e poi ricominciare. Direi che Matera è un’esperienza, …

Il futuro? È nelle nostre mani

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 18 luglio 2014] Dino Campagni, nella sua Cronica fiorentina, quella della Firenze di Dante per intenderci, annoverava la lavorazione del cuoio tra le dodici arti maggiori. Fu Cosimo I de’ Medici a istituire l’Università dei Maestri di Cuoiame, ma le botteghe, a causa delle esalazioni, furono relegate nelle vicinanze di Piazza Santa Croce dove, ancora oggi, tra le via delle Conce e dei Conciatori, si vanno a comprare sandali e borse. La zona di Santa Croce sull’Arno invece (dieci chilometri tra i comuni di Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno, Santa Croce, Santa Maria a Monte e San Miniato), produce ancora il 60 per cento delle suole in cuoio naturale di tutta Europa. La Cina si è appropriata della produzione delle calzature di massa ma, secondo il rapporto 2014 dell’Osservatorio Nazionale dei distretti italiani, è quello della Val d’Arno a registrare, nei primi mesi di quest’anno, una crescita del 6,4 per cento. Poco distante, a Scandicci, l’Alta Scuola di Pelletteria Italiana forma, ogni anno, quattrocento professionisti e tecnici specializzati. Spaccare, scarnire e tagliare …

Design: oltre il mobile c’è di più

[Articolo pubblicato su Sette il 4 aprile 2014] Parafrasando Gertrude Stein si potrebbe dire: una sedia è una sedia, è una sedia. La ragione di un oggetto non è altro che l’oggetto stesso, oppure, per una sorta di moltiplicazione dei significati, una sedia è anche il nostro modo di abitare, di tessere relazioni, la nostra postura nel mondo. Il fatto è che, facile considerazione, di sedie ce ne sono fin troppe. Così, mentre fare il designer sta diventano un mestiere sempre meno pagato, mentre nonostante le esportazioni il fatturato totale del settore registra un calo del 12 per cento e la chiusura, solo nel 2013, di 2 mila 400 aziende, mettere sul mercato un altro prodotto industriale, se pur il più connotato, il più complesso e il più significativo – per usare le parole di Alessandro Mendini che per la verità di sedie ne ha disegnate tante ma mai per starvici comodi – rischia di essere l’ennesimo esercizio stilistico, l’ennesima “merce senza impegno” in un mondo che, al contrario, è alla ricerca di un nuovo senso. …

Bene comune

[Articolo pubblicato sul mensile Amica di marzo 2014] Seduti al caffè della piazza del Duomo di Matera, la Terra dei Sassi si stende immobile davanti alla civita, la Città Vecchia. Dietro l’arco di tufo si nasconde il Recinto, una corte su cui si arrampicano le case di pietra che una volta ospitavano le monache. I materani la chiamano il vicinato perché è qui che, da sempre, si ritrovavano insieme ai compaesani. Siamo nel cuore della comunità materana e, da qualche mese, anche di Casa Netural, un luogo di co-working rurale e co-living che accoglie innovatori sociali desiderosi di scambiare spazio, tempo e idee con il prossimo. Andrea Paoletti, il fondatore, la chiama la comunità del fare, l’incubatore di sogni, una domus per lo scambio di saperi. Lui abita nel mezzanino, gli ospiti, a turno per tre settimane, nell’open space arredato con mobili di recupero. Prima si presentano al resto della compagnia, lavorano insieme, poi, la domenica, gita di gruppo nelle terre della Basilicata. Aglianico e progetti, senza nessun obiettivo perché in comunità, dice lui, «Si …