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difendere il lavoro, non i lavoratori

Sono in balia di una crisi di identità. Lo dico subito. Mi ero ormai abituata alla caduta del muro tra destra e sinistra, ma quello che è successo oggi mi ha destabilizzato. Sto cercando di metterla sul ridere. Qualche giorno fa, con una mia collega incontrata a una presentazione, si rifletteva sul cambiamento che sta subendo il lavoro, nostro compreso. Una crisi, si diceva, imputabile alle aziende, ma anche ai sindacati che spesso hanno difeso i lavoratori, perdendo di vista la difesa del lavoro. Capirete che, quando oggi ho visto la stessa frase sparata sull’home page del Corriere on line, ma detta da Emma Marcegaglia, ho avuto un primo momento di profonda confusione. Quasi mi vergognavo del mio pensiero chiedendomi: non è che invecchiando sto diventando una rigida reazionaria? Poi mi sono sintonizzata sul senso vero delle parole pronunciate dalla Presidente della Confindustria. Tanto simili alle invettive di brunettiana memoria, agli epiteti di Martone o Stracquadanio. Null’altro che epiteti appunto, perché nulla c’è di costruzione in quest’analisi che sa del più antico dei qualunquismi: la …

falsi miti e falsi problemi. un post scomodo

scomodità numero 1. Tanto per cominciare, il lavoro si paga. Qualunque esso sia, se lo riteniamo ben fatto, non vedo perché farci venire pruriti moralisti e sensi di colpa nel pagarlo, anche tanto. Se li vale, e in genere un professionista sa cosa e quanto può pretendere, non vedo che cosa ci sia di strano. L’anno scorso ci si scandalizzò per il compenso di Roberto Benigni che poi comunicò, in ossequio al buonismo, di devolvere tutto il suo cachet all’ospedale Meyer di Firenze (vorrei ricordare a tal proposito il meraviglioso monologo di un’ora sull’Inno di Mameli che a mio parere i 250 mila euro li valeva tutti). Quest’anno, è la volta di Adriano Celentano che ora, dice, a seguito delle polemiche, consegnerà il suo compenso pari pari all’Emergency di Gino Strada. Un falso problema dipanato con una falsa soluzione. Perché se il lavoro di Adriano Celentano valeva quei soldi, non vedo perché non darglieli. Troppi? Il valore del denaro è quel che di più relativo c’è al mondo. Una domanda: è più scandaloso, e eticamente …

parità aggiunta

Finalmente siamo uguali. Uomini e donne, tutti insieme egalitariamente, in pensione a 65 anni. Pubblico e privato. Elsa Fornero, intervistata su La Stampa da Flavia Amabile, sembra dire così. Certo, all’osservazione della giornalista sulla nota disparità di trattamento economico, carriera e tempo libero, Fornero risponde: «Lo so, però…». Quando le viene fatto notare che sono spariti i fondi per gli asili nido ammette: «Non lo so, ma…».  E all’insistenza della giornalista su perché continuare a fidarsi di queste politiche, ripete per due volte il mantra cerchiobottista «ma anche». Non che io non sia abituata a risposte evasive, ma il fatto che questa cattiva abitudine della doppia posizione, di evocare la protesta costruttiva per castrare la protesta effettiva, sia portata avanti anche dalle donne, mi preoccupa. Ecco un’altra parità di cui avrei fatto volentieri a meno. Due giorni fa avevo apprezzato la voce chiara e diretta di Susanna Camusso: si poteva non essere d’accordo con il suo pensiero, ma non si poteva che lodare la sua coerenza e il suo coraggio. Quello che non ho mai …