All posts tagged: sportxsignorine

Lo sport e le donne

Uno dei miei sogni da adulta è quello di realizzare un sito di sport per donne. Nonostante l’abbia proposto a “gente-che-ci-capisce” la cosa non è mai andata in porto. Poche le donne che praticano sport, che lo tifano, che lo leggono… dicono. Io invece ho sempre pensato che l’ingresso del punto di vista femminile nello sport abbia portato a un felice rinnovamento nel linguaggio (che ce n’è un gran bisogno) e nel modo di raccontare lo sport tutto. Basta pensare al lavoro di Emanuela Audisio o a Simona Ercolani, la giornalista che ha ideato Sfide. Ecco cosa sono capaci di fare le donne quando raccontano lo sport. Lo tolgono dal tifo da stadio, dagli ammiccamenti maschilisti, dalle battute da spogliatoio, e gli restituiscono la sua dimensione epica e sociale, la sua memoria collettiva. Uno sport dove vincere è solo una parte della battaglia, poi ci sono le storie, le fatiche, gli uomini e le donne. Che ci sia bisogno di recuperare questa dimensione è ormai chiaro a tutti e la tristezza  del caso Tavecchio non è che l’ultima conferma. Qualche settimana fa, un’amica mi segnalò …

Doppio fondo

  [Articolo pubblicato su Sette il 3 febbraio 2014] Sarà perché lo sci da discesa non è mai stato uno sport per tutte le tasche. Sarà per il desiderio di lentezza e ossigeno che ci prende quando arriviamo in alta quota, ma i dati dell’Osservatorio Turistico della Montagna Italiana, che raccoglie ed elabora statistiche sulle 56 destinazioni sciistiche di 13 regioni italiane, parlano chiaro. La montagna piace slow. E free. E se, per il terzo anno consecutivo, lo snowboard perde consensi (quasi meno 4 per cento) mentre la sciata competitiva pare in stand by, ecco che discipline più rilassate come sci da fondo o ciaspole (vero boom bianco con una crescita del 10 per cento), attraggono sempre più seguaci. Con buona pace di skipass costosi o maestri a perenne disposizione. Strano ma vero infatti, sulle piste da fondo si cominciano a vedere anche i bambini italiani, tanto che i soliti attenti altoatesini hanno approntato pacchetti vacanza dedicati. A Fiè allo Sciliar, paesino ai piedi dell’Alpe di Siusi, l’Hotel Emmy Family Resort mette a disposizione per due …

Take your time

Take your time, Andy. Prenditi il tempo che ti serve per lasciare che le lacrime vadano, per far passare dolore e delusione, e togliere quel peso che ti stringe la gola e china il capo. Prenditi il tempo che ti serve per capire dove sei. Davanti allo smarrimento a singhiozzi del perdente di Wimbledon, mi ha stupito questa frase della giornalista che stava facendo gli onori di casa. Take your time. Non perché si tratta delle lacrime di un uomo, né perché son lacrime. Ma il tempo che ci sta in mezzo, inutile e vuoto, concesso a piacere, questo sì che mi ha obbligato a una sospensione del pensiero. Non so se è capitato anche a voi. Perchè c’era poco di spettacolare in quello che stava accadendo e molto di interrogativo. Noi che non ci fermiamo mai, che raramente sappiamo che cosa contiene quell’intermezzo di tempo che sta tra il prima e il dopo, noi ormai bulimici e quindi privati di ogni gusto. Ecco che cosa c’è in quel Take your time, c’è il gusto, …

Gràcies Pep

Non l’avevo ancora fatto e solo per mancanza di tempo. Ma eccomi qua. La conferenza stampa di addio al Barça di Pep Guardiola l’ho vista in diretta. Prima le scuse (l’incertezza), poi la riconoscenza (la mia casa), quindi il dono (cerco di spiegare come mi sento). Mi sono presa qualche appunto. Perché poteva sembrare strano che un uomo che aveva vinto di tutto cercasse di spiegare la sua debolezza. La sua stanchezza. Il suo deficit di energia. Percepire di non aver più nulla da dare. L’alzarsi la mattina e sentire che aveva bisogno del tempo che non c’era. Aspettare la mattina dopo e accorgersi che era lo stesso. La nostalgia per un calcio che non sia un pazzo circo. Ha sentito il dovere di spiegarlo a tutti, lui. Di condividere una parte di quello spogliatoio che in questo Paese non concede ai veri maschi simili comportamenti. Scusate, non ce la faccio più. Non è colpa di nessuno, solo un limite dell’essere umano. E Pep Guardiola è un essere umano. Che dice che l’importante non sono …

Il pantano

Alla fine anche il calcio è, in Italia, solo una storia italiana. Gol a insaputa degli arbitri, partite vendute, qualche arresto (forse). Ma anche, ed è il migliori dei casi, difesa del pantano. Quando una settimana fa guardavo Milan-Barcellona mi tornavano in mente le parole che una volta mi disse Arrigo Sacchi: «L’ultima volta che l’Italia è andata all’attacco è stato al tempo dei romani. Poi ha sempre giocato in rimessa e avuto paura dell’eccellenza». La riflessione può essere estesa anche al di fuori dell’ambito calcistico. E, d’altra parte, anche il calcio può essere assunto a metafora di questo Paese. Il Milan per pareggiare con il Barcellona non ha usato il bel gioco o il talento, ma ha (semplicemente) impedito che il gioco, e il talento altrui, si liberasse. Pensate a quante volte avete visto mettere in pratica questa strategia nelle Università o nei luoghi di lavoro. La mediocrazia vince in questo modo. Ho usato “vince” non a caso, perché la vittoria ha in sé un suo valore e va riconosciuto. Dico solo che per …

Ibrahimovic e l’educazione

Lo svedese Zlatan Ibrahimović è alto 1 metro e 95. Pesa, leggo, 95 chili (di muscoli). Guadagna piuttosto bene, fa un lavoro che gli piace. Smetterà quando avrà ancora tutta la vita davanti a sé per potersi divertire. Per viaggiare, chessò, aprire e chiudere librerie e ristoranti, ridurre il buco dell’ozono, rimpolpare l’Amazzonia, fare campi da golf nel Sahara, darsi all’ippica. Lancio qualche idea. Ieri sera Zlatan Ibrahimović ha insultato una giornalista di Sky, Vera Spadini, e le ha tirato dietro il suo fermacapelli (perché Ibra ha anche un sacco di capelli): aveva fatto le domande sbagliate. Leggo anche che, ai tempi in cui stava nel Barça, alle croniste spagnole che commettevano lo stesso errore, faceva goliardiche osservazioni sulle sorelle (dal Barça se ne è andato, ci tengo a precisare: non andava d’accordo con Pep Guardiola che probisce ai giocatori di arrivare all’allenamento in Ferrari o Porsche.. tanto per capire) . Resto dell’idea che l’episodio di qualche setimana fa a Milanello , quando scappando in auto, ha colpito una giovane cronista, fosse un errore, anche …

Perché mi piace El Barça

Ma davvero fa così impressione? Anche ieri qualcuno si è sorpreso del mio tifo blaugrana. Mi piace il Barça. Da morire. L’anno scorso, il 29 maggio, il solito gruppo di amiche social-impegnate mi aveva piazzato la prima di uno spettacolo teatrale di un’altra amica comune.. «Non se ne parla nemmeno», ho detto io. «Perché?». «Perché c’è la finale di Champions!». Mi hanno guardata come un’extraterrestre. Eppure, è così. Un po’ di tifo dovrebbero imparare a farlo anche le femmine. È un luogo emotivo generoso di indulgenze e molto incline a un certo permissivismo. Il tifo (ci) perdona. Certo, io scelgo il Barça perché è més que un club. E perché, per dirla tuta, l’appellativo Real non l’ha mai voluto. È un’icona della partecipazione popolare, dello sport concepito come educazione alla vita, del senso del noi che vince sull’individualismo, e il suo presidente se lo elegge per suffragio universale. In fondo, il Barça fa molto di più che vincere. Ed è per questo che piace, a me e ad altre molte donne. Lo guardi e ti …