All posts tagged: tennis

Sessismo: game, set, match.

Ho preso la mia prima racchetta in mano all’età di 10 anni. Una Slazenger formato mini che ho poi sostituito con una Wilson dei primi modelli post legno. In televisione, ancora quella pubblica, guardavo McEnroe e Borg. Poi Lendl e Becker. C’erano anche Navratilova, Graf, e poi Seles, che evidentemente doveva avere convinto qualcuno a farmi provare il dritto a due mani, ma, nonostante queste talentuose giovani donne, era attorno al mito dei tennisti che costruivo la passione per il tennis. Non so se il motivo va ricercato nel fatto che, in quella cittadina di provincia, mi ritrovavo a essere l’unica femmina del corso, quella che raramente trovava una compagna per farsi un’ora extra visto che, nonostante ci provassi, le altre ragazzine si presentavano con il collettino inamidato, ma certo è che, volendo scambiare due parole oltre che le palline, era difficile parlare di qualcosa che non fosse condiviso anche dai miei compagni, maschi. Eppure erano i tempi in cui gli US Open avevano già ripartirono in parti uguali il prize money. Billie Jean King, …

L’ultima volta di Lleyton Hewitt

Ecco, qui di scommesse, insulti, svendite della sportività, non si parla. Qui si parla di Lleyton Hewitt, ex e più giovane numero 1 del circuito ATP (nel 2001 a 20 anni), vincitore di un memorabile UsOpen contro Pete Sampras nello stesso anno, e del torneo di Wimbledon nel 2002. Qui si parla di uno che, questa mattina, a 34 anni, ha giocato la sua ultima partita a casa sua, all’Australian Open, contro David Ferrer. Un match tra due autentici lottatori, tra due tennisti ruvidi che per questo sport, hanno dato sempre tutto quello che avevano. Lo Wall Street Journal ha scritto che Hewitt ha messo i semi per un nuovo modo di giocare a tennis. Ha mostrato ai futuri Federer, Nadal e Djokovic, la strada per trasformare la posizione difensiva da fondocampo in un gioco d’attacco. Qui però, in queste poche righe, le imprese, i dati tecnici e statistici, sono solo il contorno. Quando ha messo per l’ultima volta piede nella Rod Laver Arena, quello che tutti si sono chiesti è che cosa abbia provato Rusty, il soprannome che porta scritto …

Del tifo del tennis e di altre evoluzioni

Prima palla del match e primo “falco” chiesto da Novak Djokovic. Dalla O2 Arena di Londra dove si stanno giocando le  ATPFinals si alzano i fischi. Comincia male Nole, molto male. Fortunatamente il pubblico, che è inglese, si ricompone e assume, nella sua pur sfacciata adorazione per Roger Federer, una postura quanto meno civile. Non era stato così alla finale degli UsOpen dove sembrava di essere a una finale Davis in scena nella stessa Basilea, tanto che alla fine Novak, pur ritirando la meritata Coppa, era visibilmente giù di tono e frustrato. Mi sono chiesta, uscendo dalle solite dinamiche che contrappongono al migliore di tutti i tempi il più forte di questi tempi, se stesse cambiando qualcosa nel dna del tifo tennistico. Che è sempre stato capace di rispettare silenzio, attese, pause, sconfitte e vittorie. Che mai si dimostra per quello che è in pancia (anche se una pancia c’è), e che di questo aristocratico distacco quasi se ne fa un vanto. Perché il tennis è soprattutto competizione di stile, e di muscolo sì, ma il muscolo più …

Il tennis ha un problema. Djokovic.

La finale di Shanghai è appena terminata e il numero 1 del mondo Novak Djokovic se l’è portata a casa come bersi un bicchier d’acqua. Il secondo, dopo quello buttato giù in poco più di un’ora nella semifinale con Andy Murray. Con più di sei mila punti che ormai lo distanziano dal secondo della classifica ATP, Nole potrà stare al sicuro per almeno un paio di anni, ma il tennis? Il tennis è al sicuro?  I primi turni di Shanghai si sono giocati nel vuoto siderale. A parte quando è sceso in campo Roger Federer, s’intende. Lì, per quella fugace apparizione che a Roger è costata mille punti, lo stadio si è riempito, poi persino la partita più bella del torneo, quel  Tomic vs Gasquet (6-3, 6-71, 6-4), è andata in scena tra pochi intimi. Ma tornando a Djokovic, tornando al numero 1, è evidente (e lo avevo già scritto qui) che non ci sia nessuno in grado di dare vita, insieme a lui, a un’altra “era tennistica” del fascino, e della qualità di gioco, espressa dall’era Fedal, ovvero …

Siamo tutti dilettanti

Perché parlare di “dilettantismo” come problema solo femminile fa male alle donne, allo sport, all’informazione e non aiuta nemmeno a risolvere il problema vero. Il prossimo 26 settembre ci sarà a Roma il Meeting Nazionale dello Sport Femminile e le recenti vittorie di Roberta Vinci e Flavia Pennetta hanno riportato alla ribalta il fatto che le donne sportive sono tutte “dilettanti”…. Strano per una che si è intascata in diretta un assegno di 3,3 milioni di dollari. Ma poi, è davvero così? Sono solo le donne a essere le vittime della fantomatica legge 91 del 1981? Perché, a informarsi meglio, anche Fognini non se la passa poi così bene… Avvocato Lina Musumarra*, inquadriamo donne e sport dal punto di vista normativo, il vero problema è davvero la legge 91 del 1981? Sì, la legge del 1981 è molto datata, direi obsoleta e non conforme ai principi di diritto dell’Unione europea. Ma ciò che determina l’anomalia italiana è anche il fatto che il Coni, attraverso i Principi Fondamentali degli Statuti Federali, ha rimesso alle singole Federazioni …

Cercasi avversario disperatamente

Nel suo libro You cannot be serious (in italiano Sul Serio) John McEnroe scrive che uno dei momenti più tristi della sua carriera è stato quando il suo eterno rivale Björn Borg ha lasciato il tennis uscendo una sera dal campo di Flushing Meadows e non tornando mai più (o quasi). Forse Borg aveva capito che, se a lui bruciava essere il numero Due, anche essere il numero Uno, senza un secondo che tenesse ancora più in alto il podio, non doveva essere una grande soddisfazione. Le epopee del tennis, e dei suoi protagonisti, sono scandite da grandi rivalità. Roger Federer (l’immenso, l’inarrivabile) non potrebbe essere così grande senza la sua nemesi Rafa Nadal, che infatti l’ha battuto più volte, e pure con una certa costanza, senza per altro scalfire la convinzione che era l’altro, lo sconfitto, il più grande di sempre. E poi Sampras e Agassi, Chris Evert e Martina Navratilova, Becker e Lendl.. che sono quelle che io ricordo. Ora, dopo la finale persa a Madrid da Rafa, appare chiaro che il tempo ci sta sottraendo …

Lo sport e le donne

Uno dei miei sogni da adulta è quello di realizzare un sito di sport per donne. Nonostante l’abbia proposto a “gente-che-ci-capisce” la cosa non è mai andata in porto. Poche le donne che praticano sport, che lo tifano, che lo leggono… dicono. Io invece ho sempre pensato che l’ingresso del punto di vista femminile nello sport abbia portato a un felice rinnovamento nel linguaggio (che ce n’è un gran bisogno) e nel modo di raccontare lo sport tutto. Basta pensare al lavoro di Emanuela Audisio o a Simona Ercolani, la giornalista che ha ideato Sfide. Ecco cosa sono capaci di fare le donne quando raccontano lo sport. Lo tolgono dal tifo da stadio, dagli ammiccamenti maschilisti, dalle battute da spogliatoio, e gli restituiscono la sua dimensione epica e sociale, la sua memoria collettiva. Uno sport dove vincere è solo una parte della battaglia, poi ci sono le storie, le fatiche, gli uomini e le donne. Che ci sia bisogno di recuperare questa dimensione è ormai chiaro a tutti e la tristezza  del caso Tavecchio non è che l’ultima conferma. Qualche settimana fa, un’amica mi segnalò …

Wimbledon: l’altra finale

Ho guardato e riguardato l’ultimo set, della finale di Wimbledon una decina di volte solo per fermare questo frame. La faccia impietrita di Roger Federer, statica e quasi bidimensionale, vagamente pre ellenistica. Ha appena sistemato asciugamani e magliette. Si è sistemato il ciuffo bruno con la mano sinistra. Nole è salito a grandi falcate al suo box, abbraccia Boris Becker e il clan e ora ridiscende nel Centre Court: i ragazzi sono tutti in fila, sistemati dietro la rete. Nole ripone dentro la borsa le sue racchette, beve un sorso d’acqua. È quasi tutto pronto per la premiazione. Entrano i fotografi, e lui, Lui, ha ancora quella faccia. La abbassa un poco dopo che le gemelline, in completo a fiori Oscar de la Renta collezione estate 2014, vengono sedute a cavalcioni sul box della famiglia reale (quale del vero Re dell’erba di casa). Poi entra Edward George, Sua Altezza Reale il duca di Kent, si ferma prima a sinistra con un giovane uomo, poi a destra, con una giovane donna e lui, Lui, ha ancora quella faccia. La stessa inclinazione. …

Il talento e il drago

Durante la finale del Roland Garros, più o meno a metà del secondo set, quando l’autismo agonistico di Rafael Nadal stava alzandosi implacabile come il sole ogni mattina, mio figlio mi chiede: «Ma ci si deve allenare tanto per diventare campioni?». Parrebbe una domanda ingenua, ma all’età di 11 anni, quando stai per crescere sotto il segno del talent nella costellazione dello show, mi è sembrata una buona occasione per avventurarmi in un sacrosanto elogio del farsi il mazzo. Sono convinta che l’ideologia dell’immediatezza del talento abbia consegnato  all’insoddisfazione almeno una generazione. E che non si debbano nascondere la fatica, il sacrificio, talvolta le rinunce, che si celano dietro il perseguimento di un sogno o di una passione. Lo so che vedi una demi volée di Roger Federer, che raramente persino suda, e sembra che venga tutto facile. Lo so che Maria Sharapova la fotografano sempre modello sfilata e non mentre si spacca la schiena in palestra, ma la fatica è, in vero, la cosa più nobile che esista. Non so come invece, o se per una sorta di …

Take your time

Take your time, Andy. Prenditi il tempo che ti serve per lasciare che le lacrime vadano, per far passare dolore e delusione, e togliere quel peso che ti stringe la gola e china il capo. Prenditi il tempo che ti serve per capire dove sei. Davanti allo smarrimento a singhiozzi del perdente di Wimbledon, mi ha stupito questa frase della giornalista che stava facendo gli onori di casa. Take your time. Non perché si tratta delle lacrime di un uomo, né perché son lacrime. Ma il tempo che ci sta in mezzo, inutile e vuoto, concesso a piacere, questo sì che mi ha obbligato a una sospensione del pensiero. Non so se è capitato anche a voi. Perchè c’era poco di spettacolare in quello che stava accadendo e molto di interrogativo. Noi che non ci fermiamo mai, che raramente sappiamo che cosa contiene quell’intermezzo di tempo che sta tra il prima e il dopo, noi ormai bulimici e quindi privati di ogni gusto. Ecco che cosa c’è in quel Take your time, c’è il gusto, …