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Gender Pay Gap, a che punto siamo

È dal 1957 che se ne parla e, secondo le previsioni del World Economic Forum, se ne parlerà ancora per una ottantina d’anni. Il divario salariale tra uomini e donne, internazionalmente noto come gender pay gap, rischia di essere così la notizia più longeva della storia dell’informazione. Stesso lavoro, stessa qualifica e competenze, stessa produttività, ma “lei”, in Europa, guadagna in media il 17 per cento in meno e lavora gratis quindi, per circa 59 giorni l’anno. Che in Italia, e in moneta sonante, per i ruoli da dirigente significa una differenza di oltre otto mila e 500 euro (Osservatorio Job Pricing). Dati snocciolati, secondo le diverse angolature, a ogni piè sospinto, salvo poi non riuscire banalmente a sapere quanto guadagna il collega della scrivania a fianco. «Le aziende che riescono a ridurre il gap sotto il quattro per cento sono quelle che comparano i livelli retributivi; che verificano quanto un ruolo è pagato sul mercato; e che operano sui salari secondo parametri trasparenti e oggettivi» dice Anna Zattoni, direttore generale di Valore D. L’associazione …

Donne tra fiducia e rinuncia

[Pubblicato su Gioia! il 13 novembre2014] 3,3. Questo è il valore, in una scala da 1 a 7, della capacità delle donne italiane di salire fino alle posizioni di vertice. A dirlo è l’ultimo Global Gender Gap del World Economic Forum, quello che dice che sì, siamo saliti dalla 71esima alla 69esima posizione nelle pari opportunità tra 142 paesi, ma che, a guardare bene i dati, non è una buona notizia. «Abbiamo più donne nei Cda per effetto dell’obbligatorietà di legge e in politica, ma, depurati da questi dati, siamo ben lontani dal risultato di un Paese che guarda al futuro: basso il tasso di natalità e ancora alto il numero di donne che non lavora con punte, al sud, del 70 percento». Le parole sono di Claudia Parzani, presidente di ValoreD, l’associazione nata per sostenere il talento e la leadership femminile, ma che, quando si parla di donne, allarga il suo sguardo anche a chi sta fuori dalla stanza dei bottoni. La conquista di un lavoro che risponda alle reali competenze e capacità, riguarda …

2020: il futuro non è rosa

[Articolo pubblicato su LeiWeb il 5 novembre 2013] Non è facile parlare di leadership femminile e gender diversity dopo i recenti dati di Confartigianato. Lo scarso investimento nel welfare (20,3 miliardi, equivalente all’1,3 per cento del Pil, che poi sono il 39,3 per cento in meno rispetto alla media dei 27 Paesi Ue) impedisce alle famiglie di conciliare lavoro e vita privata, e alle donne, su cui ricade la maggior responsabilità dei lavori di cura, di lavorare. Eppure, in Italia, le donne imprenditrici e lavoratrici autonome sono le più numerose di tutta Europa (il 6 per cento in più rispetto alla media europea). Eppure l’Europa, il 14 ottobre, ha dichiarato in una nota che la presenza delle donne ai vertici delle società quotate in borsa è salita al 16,6 per cento: quasi un punto percentuale in più rispetto a un anno fa (qui i link dati). In quello stesso giorno, la Commissione europea ha proposto un’altra direttiva per affrontare lo squilibrio di genere nei consigli d’amministrazione. Oltre alle così dette quote rosa, e all’invito agli …