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Overtourism, quando il turismo fa male

L’ultima, per ora, è la proposta del sindaco di Venezia che vorrebbe imporre a chi osa rifocillarsi seduto in strada o sui gradini multe da 50 a 500 euro. Ma ad agosto la mozione anti panino c’era stata anche a Firenze, che la folla ammassata in via Borgunto, così come i fiorentini chiamano via de’ Neri, a fare la coda per un boccone da L’Antico Vinaio (al top di tutte le recensioni di TripAdvisor & Co.), era diventata insostenibile per chiasso e resti alimentari sparsi ovunque. Non che si sia risolto molto, visto che i turisti armati di schiacciata e finocchiona si sono spostati nelle vicine piazza San Firenze e Loggia dei Lanzi. Il sovraffollamento turistico, battezzato overtourism dagli esperti, non è di fatto fenomeno che si disinnesca con un’ordinanza. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, la marea di viaggiatori di oltre un miliardo e 300 milioni in giro per il pianeta, arriverà nel 2030 a due miliardi, in aumento costante da otto anni. Una vera invasione transnazionale alimentata da voli low cost, crociere, ma anche da …

C’era una volta il campeggio

È dai tempi del Giovane Holden che “quei campeggi di casette di legno o posti così” sono l’idea di un’avventura a portata di mano (e di portafoglio). I ragazzi impazziscono. Lo concepiscono come un mondo di massima libertà, un gioco che non finisce mai, nemmeno quando si mangia o si va a dormire. A storcere un po’ il naso, se mai, sono gli adulti. Spesso alla ricerca di un confort totale, nei servizi e negli spazi, e propensi più alla privacy assoluta che all’ospitalità modalità comune anni Settanta… Ma i tempi cambiano, il campeggio si adegua e soprattutto, il glampling, neologismo nato dall’unione di glamour più camping, è di moda. Il che significa stare in tenda sì, ma stile safari di lusso, con bagno privato e vasca free standing da esploratore, letti a baldacchino e magari con vista su cielo stellato o mare. A Il Campeggio di Capalbio, sistemati a pochi metri dalla spiaggia, tra i pini marittimi e i profumi della macchia mediterranea, le dune che si spingono fino all’Oasi del WWF del lago …

Passeggiata in Fondazione Cini

[Articolo pubblicato su Sette/Corriere della Sera il 25 aprile 2014] Poco più che la replica di un illustre spettacolo. Questo pare, dalla riva di San Giorgio Maggiore, piazza San Marco. E questo è, il primo privilegio di cui gode la piccola isola affidata nel 982 dal Doge Tribuno Memmo al monaco benedettino Giovanni Morosini ancora oggi unico bene demaniale in laguna. Un punto di vista aristocratico, nel suo geografico distacco, un’isola nell’isola, che nei secoli ha mantenuto la sua indipendenza dagli obblighi, ieri dogali e ora turistici, di Venezia. Una condizione di naturale libertà di cui bisogna avere consapevolezza anche quando si varca il cancello del vecchio monastero benedettino, oggi Fondazione Giorgio Cini. Discreto e indifferente ai più, esso protegge un tesoro dietro un campanello di ottone. Ma, appunto, ciò non sarebbe possibile se quei vincoli, religiosi, culturali o amministrativi, non fossero stati rimossi dalla Storia. Come ama ripetere Pasquale Gagliardi, segretario della Fondazione nonché promotore delle importanti trasformazioni che l’hanno interessata negli ultimi anni: «Noi siamo qui e, allo stesso tempo, non siamo. Il nostro …

Enrica Rocca, Venezia è un piatto

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di Lei Foodie] «A Venezia, tutti prendono e nessuno dà, così ho voluto fare un omaggio alla mia città unendo due eccellenze che rischiano di morire da troppe contraffazioni: il vetro e il cibo». Chi parla è Enrica Rocca, Maestra di cucina, The Cooking Countess secondo il Financial Times, perché, invece di somministrare menù di tre portate ai suoi allievi, insegna a sfruttare il 100 per cento degli ingredienti ripescando ricette della tradizione lagunare. Dalla sua filosofia è nato il libro, in uscita in questi giorni, Venezia nel piatto…ma che piatto! (Marsilio ed.) in cui 65 diverse ricette della tradizione enogastronomica veneziana sono ritratte nei vetri delle celebri manifatture muranesi, come Barovier & Toso, Carlo Moretti o Venini, dal fotografo belga Jean Pierre Gabriel. È un libro particolare quello di Rocca. E non solo perché si tratta di un vero ricettario glam impreziosito dall’introduzione di Pierre Rosenberg, direttore del Musée du Louvre, ma perché restituisce un senso etico ed estetico all’ars culinaria. «Mi accorgo sempre più spesso che la gente ha smarrito il contatto con il mondo del cibo. …