All posts tagged: violenza

Violenza donne: dove sono finiti i soldi?

25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. A pranzo si parlava con delle colleghe di quanto, innanzi tutto, sia difficile farla percepire come tale, la violenza. Dalla famiglia alle istituzioni. In entrami i casi, ancora troppo spesso, la violenza sulle donne è un affare di famiglia, una cosa che accade tra le mura domestiche ed è quindi lì che deve essere risolta. Ciò porta le donne spesso a non denunciare, le forze dell’ordine a sottovalutare, il contesto sociale a condannare. Una bella frittata, no? Poi certo, c’è quella che quell’uomo riesce a lasciarlo e se ne trova un altro quasi uguale. «Beh, allora se le cerca però», incalza la collega davanti all’insalata. Ecco, giusto di questo si stava parlando. E se lo dici tu, che sei informata, sensibilizzata sul fenomeno, figurati cosa dicono gli altri. Dicono che se lo merita, ecco la risposta. Per nessun essere vivente, se non per le donne, la violenza è meritata. Pensateci. Ora certo, se ne scrive di più, di anno in anno. Nella speranza che questo non sia …

Caro Gramellini, questa volta sbaglia

Caro Massimo Gramellini, leggo sempre il tuo Buongiorno, ma questa volta, permettimi, sbagli. E se non fosse perché il tuo Bambole e bambocci sarà letto da migliaia di persone, mamma e papà, non avrei sentito l’urgenza di scriverti questa lettera aperta. Essendo io stessa, prima che giornalista, genitore. Perché, lo dico subito sinteticamente, la mancanza d’amore verso la donna e il suo corpo comincia proprio dalla rappresentazione che ne viene fatta. E quest’ultima ha inizio dalla scuola. Dall’educazione. Rappresentare le bambine sempre e solo come future cuoche, addette alla cura familiare, mamme e bambole è il primo passo per mortificare il loro talento. Ed è nella mortificazione del talento, nell’idea che la donna sia solo “quella roba là” che germina, anche, il seme della violenza. Hai letto alcuni dei commenti sull’impresa di Samantha Cristoforetti? Il più carino diceva che, in fondo, sulla base spaziale, serviva qualcuno che stirava e cucinava. Che faceva la bambola insomma. Ma per uscire dalle prime pagine dei giornali e venire al quotidiano, basta avere un figlio o una figlia a scuola per …

Archibugi: un corto contro la violenza

[Articolo pubblicato su Lei Web il 25 novembre 2013] Con È stata lei la regista romana entra dentro un carcere e ritrae la vita e i pensieri di un uomo violento. Un cortometraggio che pone domande scomode, ma capace di regalarci, alla fine, persino un sorriso e una speranza È il secondo anno, dopo Giulia ha picchiato Filippo, che partecipa alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Puoi spiegarci che significato ha per lei il 25 novembre? Le commemorazioni hanno sempre una faccia bifronte. Si caricano di retorica e il rischio è che in un solo giorno si esaurisca un dibattito che andrebbe fatto tutto l’anno. D’altra parte però, questo coinvolge tante energie che altrimenti andrebbero disperse. Così, anche se mi sia stato chiesto poco tempo fa, e nonostante io stia preparando un documentario per il Festival di Torino, ho accettato volentieri. È stata lei parla di violenza sulle donne dal punto di vista degli uomini. Perché è necessario parlare di questione maschile quando si discute di violenza? Femminicidio è ormai una parola abusata. Se ne …

#tisaluto

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni. Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio. In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto. A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto. Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa. L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo. L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai …

Dire, fare, raccontare

Ormai, si dice, non ci sono più notizie. O meglio, la notizia, come racconto di qualcosa di nuovo, di buona o cattiva novella, non ha più valore. I social media stanno surclassando in tempestività, immediatezza, e talvolta anche in freschezza e autenticità delle fonti, persino le versione on line dei principali quotidiani italiani. Che, guarda il caso, fanno gli strilli dell’home page, quando non la prima pagina della versione cartacea, citando Twitter. Eppure, qualche settimana fa, parlando con Riccado Iacona per un’intervista che ho fatto per LeiWeb, mi sono trovata a riflettere sull’importanza del racconto. Quello semplice della cronaca delle cose che accadono, senza fronzoli o commenti. Quello che dice, volendo mostrare senza dimostrare nulla se non il fatto. Anche perché di commenti e di punti di vista (compresi quelli di questo blog da cui infatti latito, non senza qualche imbarazzo, da un po’ di tempo), di battute ironiche e di intellettuali freddure, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. I social network, d’altra parte, servono a questo: divulgare a un pubblico più ampio possibile la propria …

Riccardo Iacona: se questi sono gli uomini

Articolo pubblicato su LeiWeb il 19 novembre 2012 Un anno di femminicidi attraverso le testimonianze dirette. Perché ha deciso di raccontare in questo modo la violenza sulle donne? «Perché in Italia manca la dimensione del racconto vero. Ogni volta che si parla di queste vicende, lo si fa riducendo tutto a una degenerazione di liti in famiglia o di storie d’amore finite male, relegando la violenza sulle donne alla dimensione del privato. Ma non è così. La violenza sulle donne è una questione nazionale che riguarda tutti, donne e uomini. Come riguardano tutti problemi emergenziali come i morti della criminalità organizzata o quelli sul lavoro». Pensa che gli uomini siano pronti a riflettere su se stessi come chiede il suo libro?  «Certo. Molti uomini che lo hanno fatto mi hanno scritto per ringraziarmi. Qui non stiamo raccontando la solita storia delle povere vittime piena di particolari scabrosi. Stiamo ponendo la questione: chi sono gli uomini in Italia?». Bene, chi sono? Magari si potrebbe cominciare a riflettere sulle parole che usano. Parole che tornano spesso nel suo …

L’altra faccia della violenza

Articolo pubblicato su LeiWeb il 23 novembre 2012 Non c’è solo il femminicidio. La violenza è un fenomeno sottile che pervade tutti gli aspetti della vita delle donne. «La violenza fisica, quella calci e schiaffi, fino agli atti persecutori e gli abusi sessuali, è quella più semplice da riconoscere, anche da parte delle donne stesse. Ma accanto a essa c’è la violenza psicologica, le offese, le minacce e le mortificazioni di chi ti apostrofa con frasi del tipo “Tu non sai fare nulla” o “Senza di me non vali niente”. E in forte crescita è anche la violenza economica, ovvero la privazione delle risorse, l’impossibilità di gestire insieme il ménage familiare, soprusi che mettono la donna in una posizione di evidente subordinazione». A parlare èTitti Carrano, avvocata e presidentessa di Di.Re, Donne in rete contro la violenza, l’associazione che dal 2008 si occupa attivamente di prevenzione, formazione e coordinamento dei centri antiviolenza locali. Di.Re è anche punto di riferimento italiano per il Women Against Violence Europe, un network che raccoglie 45 paesi e 4000 centri antiviolenza in tutta …

violenza: la parola a Luisa Muraro

Posto oggi testo inedito di Luisa Muraro ricevuto e pubblicato nel blog di Marina Terragni. Come spesso ho scritto, riferendomi al recente libro di Iaia Caputo Il silenzio degli uomini, esiste, ed è prioritaria, una questione maschile. Che per primi gli uomini dovrebbero affrontare. Lunedì sette maggio, verso le sette del pomeriggio, sono entrata in un bar e ho ascoltato, dalla televisione accesa, la notizia di una donna uccisa dal marito in seguito a un “banale litigio”, a Napoli. Un’altra, un’altra e un’altra ancora. Nel bar è corso un brusio. Da dove nasce l’odio maschile per le donne? Che cosa nasconde? Si tratta di un odio abnorme, che tira fuori il suo muso di assassino quando, per una ragione qualsiasi, lei non sta più dentro il quadro in cui lui l’ha messa e pretende che rimanga: il quadro disegnato da un misto di oscure aspettative e di ovvie comodità. In passato, le nostre madri e antenate hanno speso tesori di pazienza e d’intelligenza per corrispondere alle esigenze maschili senza diventare sceme o pazze. Non tutte …

più notizie e meno scuse

Era depresso. Senza lavoro. Oberato dai debiti. Triste perché era stato lasciato. Esasperato perché non poteva vedre i suoi figli. Reso cieco da una lite furiosa. Da un raptus. I media, siano essi carta stampata, radio o televisione, hanno lo stesso modo per parlare di femminicidio (non sono certo la prima a dirlo, vedi, per esempio, il lavoro di Michela Murgia). Cominciano dall’autore del delitto, e ne descrivono la motivazione. Di per sé, già un errore giornalistico c’è: perché una dichiarazione così affrettata è una supposizione, e non un fatto. Ma tant’è. L’ansia del cronista nel trovare quella che a tutti gli effetti sembra un’attenuante sembra un riflesso incondizionato. Con tanto di nota pietistica per quell’assassino che magari è stato lui stesso a chiamare la Polizia e che sembra già un pentito…  Qualche esempio? dall’Ansa di oggi: «tra i due sarebbe sorto un diverbio per futili motivi. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Quando Perrotta si è reso conto di avere commesso un gesto inconsulto ha cercato di rianimare la compagna e …

femminicidio: esperienze, competenze, obiettivi

Hope&Fear di Mr Toledano C’è chi si occupa di violenza sulle donne da sempre. Da quando forse la parola femminicidio non era sulle prime pagine dei giornali. Guardare a queste esperienze non solo significa riconoscere fatica e merito al talento di una o più donne, ma fare tesoro di competenze umane e professionali che ci sono, e sono patrimonio di tutti. Donne e uomini. Troppo spesso, sull’onda del “dover esserci a tutti costi”, anche temi che dovrebbero unire come violenza e feminicidio, invece di unire dividono, generando, quel che è peggio, un immobilismo decisionale che è il padre e la madre dell’involuzione culturale del nostro Paese. Nell’immobilismo polemico si muore, questo mi pare di averlo scritto anche recentemente. Mentre chi fa, certo può incorrere in alcuni errori, ma fa un passo avanti comunque e lo fa per tutti. Marisa Guarneri è Presidente onoraria della Casa delle Donne Maltrattate di Milano. Nel 1988, stanca di attendere l’esito dell’iter della legge sulla violenza – che giungerà a destinazione nel 1996- ha condiviso con altre due donne il …