All posts tagged: violenza

L’altra faccia della violenza

Articolo pubblicato su LeiWeb il 23 novembre 2012 Non c’è solo il femminicidio. La violenza è un fenomeno sottile che pervade tutti gli aspetti della vita delle donne. «La violenza fisica, quella calci e schiaffi, fino agli atti persecutori e gli abusi sessuali, è quella più semplice da riconoscere, anche da parte delle donne stesse. Ma accanto a essa c’è la violenza psicologica, le offese, le minacce e le mortificazioni di chi ti apostrofa con frasi del tipo “Tu non sai fare nulla” o “Senza di me non vali niente”. E in forte crescita è anche la violenza economica, ovvero la privazione delle risorse, l’impossibilità di gestire insieme il ménage familiare, soprusi che mettono la donna in una posizione di evidente subordinazione». A parlare èTitti Carrano, avvocata e presidentessa di Di.Re, Donne in rete contro la violenza, l’associazione che dal 2008 si occupa attivamente di prevenzione, formazione e coordinamento dei centri antiviolenza locali. Di.Re è anche punto di riferimento italiano per il Women Against Violence Europe, un network che raccoglie 45 paesi e 4000 centri antiviolenza in tutta …

violenza: la parola a Luisa Muraro

Posto oggi testo inedito di Luisa Muraro ricevuto e pubblicato nel blog di Marina Terragni. Come spesso ho scritto, riferendomi al recente libro di Iaia Caputo Il silenzio degli uomini, esiste, ed è prioritaria, una questione maschile. Che per primi gli uomini dovrebbero affrontare. Lunedì sette maggio, verso le sette del pomeriggio, sono entrata in un bar e ho ascoltato, dalla televisione accesa, la notizia di una donna uccisa dal marito in seguito a un “banale litigio”, a Napoli. Un’altra, un’altra e un’altra ancora. Nel bar è corso un brusio. Da dove nasce l’odio maschile per le donne? Che cosa nasconde? Si tratta di un odio abnorme, che tira fuori il suo muso di assassino quando, per una ragione qualsiasi, lei non sta più dentro il quadro in cui lui l’ha messa e pretende che rimanga: il quadro disegnato da un misto di oscure aspettative e di ovvie comodità. In passato, le nostre madri e antenate hanno speso tesori di pazienza e d’intelligenza per corrispondere alle esigenze maschili senza diventare sceme o pazze. Non tutte …

più notizie e meno scuse

Era depresso. Senza lavoro. Oberato dai debiti. Triste perché era stato lasciato. Esasperato perché non poteva vedre i suoi figli. Reso cieco da una lite furiosa. Da un raptus. I media, siano essi carta stampata, radio o televisione, hanno lo stesso modo per parlare di femminicidio (non sono certo la prima a dirlo, vedi, per esempio, il lavoro di Michela Murgia). Cominciano dall’autore del delitto, e ne descrivono la motivazione. Di per sé, già un errore giornalistico c’è: perché una dichiarazione così affrettata è una supposizione, e non un fatto. Ma tant’è. L’ansia del cronista nel trovare quella che a tutti gli effetti sembra un’attenuante sembra un riflesso incondizionato. Con tanto di nota pietistica per quell’assassino che magari è stato lui stesso a chiamare la Polizia e che sembra già un pentito…  Qualche esempio? dall’Ansa di oggi: «tra i due sarebbe sorto un diverbio per futili motivi. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Quando Perrotta si è reso conto di avere commesso un gesto inconsulto ha cercato di rianimare la compagna e …

femminicidio: esperienze, competenze, obiettivi

Hope&Fear di Mr Toledano C’è chi si occupa di violenza sulle donne da sempre. Da quando forse la parola femminicidio non era sulle prime pagine dei giornali. Guardare a queste esperienze non solo significa riconoscere fatica e merito al talento di una o più donne, ma fare tesoro di competenze umane e professionali che ci sono, e sono patrimonio di tutti. Donne e uomini. Troppo spesso, sull’onda del “dover esserci a tutti costi”, anche temi che dovrebbero unire come violenza e feminicidio, invece di unire dividono, generando, quel che è peggio, un immobilismo decisionale che è il padre e la madre dell’involuzione culturale del nostro Paese. Nell’immobilismo polemico si muore, questo mi pare di averlo scritto anche recentemente. Mentre chi fa, certo può incorrere in alcuni errori, ma fa un passo avanti comunque e lo fa per tutti. Marisa Guarneri è Presidente onoraria della Casa delle Donne Maltrattate di Milano. Nel 1988, stanca di attendere l’esito dell’iter della legge sulla violenza – che giungerà a destinazione nel 1996- ha condiviso con altre due donne il …

facciamoci del male

A volte, anzi spesso, penso che le donne abbiano un dono speciale a farsi male da sole. I distinguo, le precisazioni, gli attacchi personali, nati in seguito alla lettera, e atto dovuto, Mai più complici di Snoq mi hanno fatto riflettere. Leggo in alcuni forum “femministi” riflessioni sulla “distanza politica da Snoq”, sulla volontà di non “fare da megafono a Snoq”, sulla necessità di fare uscire un altro appello “ma senza Snoq”. Niente di nuovo sotto il sole mi direte. E invece no, perchè oggi, con un richiamo sulla prima pagina del Corriere della Sera, leggo un articolo di Isabella Bossi Fedrigotti che invita a non usare la parola “femminicidio”. Il motivo? Qui viene il bello: il peccato originale di questo neologismo sarebbe che contiene la parola “femmina” che noi sentiremmo, secono la Fedrigotti, «con una vaga intenzione di svilimento se non di disprezzo». Ho letto più volte per vedere se mi sbagliavo. Come mai una signora giornalista come la Fedrigotti prima di scrivere certe cose non si informa magari chiedendo una consulenza alla giovane …

dove nasce la violenza

Che cosa è la violenza? Esiste quella fisica, che lascia i segni spesso per sempre. Esiste quella intimidatoria e verbale, minacce silenziose perpetrate nel tempo, di nascosto. Ed esiste quella che non si vede, che non si sente e non ha nome, perché ad essa, abbiamo fatto l’abitudine. Ecco, di questa violenza, meno grave e quantificabile certo, di questa violenza che costruisce terreno fertile per una cultura di continua mortificazione del femminile, vorrei parlare oggi che è il Blogging Day indetto da Aied sul tema della violenza sulle donne. E lo faccio perché credo bisognerebbe cominciare a stigmatizzare, a dare l’allarme, anche sulle violenze quotidiane, quelle rubricate sotto “battute di spirito” o “ironia non moralista» (mi aspetto quindi di essere catalogata io stessa come moralista e bacchettona dell’ultima ora, se non come nazifemminista secondo la recente definizione di Tiberio Timperi). È di pochi giorni la notizia delle commesse della Rinascente di Firenze a cui la direzione del personale, e marketing, ha avuto la bella idea di far indossare una targhetta con scritto: «Facile averla, chiedimi …

un calcio alla violenza

Il 24 gennaio scorso Iaia Caputo aveva lanciato via Twitter una proposta «Pensate se le grandi squadre di calcio scendessero in campo con lo striscione: basta violenza sulle donne. Contro il razzismo lo hanno fatto». Ieri sera a Linea Notte ha rilanciato la stessa proposta (dal minuto 11 e dal minuto 44) che per altro aveva già scritto in  suo post sulla questione maschile già rilanciato anche da Marina Terragni. Bene, è tempo che su temi come la violenza, le donne e gli uomini, singole o in associazioni, si uniscano per combattere una vergogna comune. Io sostengo con questo post la proposta di Iaia Caputo e invito tutte e tutti a darne ampia diffusione affinché arrivi forte e non più inascoltabile un messaggio chiaro contro il femminicidio. tratto dal post questione maschile dal blog di Iaia Caputo Forse è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia: di imporla con forza all’ordine del giorno, ai mass media, a campagne di sensibilizzazione per farne quel che è: anche, un’emergenza sociale e non una questione …

confuse e infelici

Due sorelle che picchiano a sangue una coetanea di 14 anni rivale in amore. Una tredicenne che insulta su Facebook la compagna di scuola e poi l’aggredisce. Ragazzine che vanno in giro con tirapugni e martelli nella borsetta. Piccole bulle che durante l’ora di educazione fisica costringono la compagna a denudarsi. Altre che si coalizzano per prendere a calci e pugni una coetanea che le ha guardate troppo inistentemente. Forse, mi dico, era meglio il merletto a tombolo. Dal sud al nord del Paese questa assimilazione di un’abitudine manesca fino a qualche tempo fa ritenuta maschile è in crescita. Intervistate dalla Società Italiana di Pediatria, il 22,4 per cento delle bambine  a cui è stato chiesto se capitava loro di fare a botte, risponde di sì. E le adolescenti di oggi dimostrano di potersi, e volersi, azzuffare come, e meglio, dei loro amici maschi. Non dipende dall’estrazione sociale, dalla situazione familiare. Per le adolescenti convivere con la violenza è normale, quasi come bere un bicchier d’acqua. Ma se una zuffa tra giovanotti era quasi assimilata …

donne, repetita non iuvant

Diceva George Eliot: «È probabile che la ripetizione, come lo sfregamento, produca calore piuttosto che progresso». In termini di comunicazione, qualche anno più tardi, qualcuno avrebbe parlato di effetto saturazione. Di superamento della soglia critica oltre la quale, l’efficacia dei messaggi, il coinvolgimento emotivo, diminuisce sensibilmente. Così capita che ogni giorno, le pagine dei quotidiani si riempiano di notizie di femminicidi, l’ultimo in ordine di apparizione l’episodio di Verona. Parallelamente, ogni giorno, capita che ministri e “professionisti delle questioni femminili”, ripetano dati e studi sull’importanza della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, sul loro valore economico, e sulla necessità, fin dalla scuola primaria, di un’educazione culturale distante dal modello televisivo. L’ultima dichiarazione, in ordine di apparizione, è l’intervista a Elsa Fornero pubblicata oggi su La Stampa. I dati e i buoni propositi finiscono sulla bocca di tutti. Danno un tocco rosa contemporaneo a congressi e ritrovi economico intellettuali, rinfrescano strategie politiche di polveroso corso. Eppure la “questione femminile”, dalla violenza al problema della rappresentanza, ripetuta come un ritornello da tutti media, resta confinata al …