Controbalzo, Me.
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Take your time


Take your time, Andy. Prenditi il tempo che ti serve per lasciare che le lacrime vadano, per far passare dolore e delusione, e togliere quel peso che ti stringe la gola e china il capo. Prenditi il tempo che ti serve per capire dove sei. Davanti allo smarrimento a singhiozzi del perdente di Wimbledon, mi ha stupito questa frase della giornalista che stava facendo gli onori di casa. Take your time. Non perché si tratta delle lacrime di un uomo, né perché son lacrime. Ma il tempo che ci sta in mezzo, inutile e vuoto, concesso a piacere, questo sì che mi ha obbligato a una sospensione del pensiero. Non so se è capitato anche a voi. Perchè c’era poco di spettacolare in quello che stava accadendo e molto di interrogativo. Noi che non ci fermiamo mai, che raramente sappiamo che cosa contiene quell’intermezzo di tempo che sta tra il prima e il dopo, noi ormai bulimici e quindi privati di ogni gusto. Ecco che cosa c’è in quel Take your time, c’è il gusto, il senso, il sapore di ogni giorno. E quindi oggi, questo l’augurio che (mi) faccio: take your time. Le lacrime non contano.

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