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Talenti trovati e… dispersi

La domanda del momento è: chi saranno i 500 fortunati scelti dal Ministero dell’Istruzione che, tra i super bravi degli ultimi due anni delle scuole superiori, saranno finanziati per portare a compimento, tra master all’estero e formazione ad hoc, il loro piano di studi? Perché, nel Student Act inserito nella prossima legge di Bilancio del Governo Renzi, qualcosa da capire c’è. Fatto salvo che in dieci anni il nostro Paese ha visto diminuire le immatricolazioni all’Università di un 20 per cento (dati Ocse) e che quindi un problema di accompagnare allo studio esiste, restano da chiarire i criteri di selezione. I voti in pagella? La lode? Una particolare attitudine che solo un talent scout può scovare? Dal Miur rispondono che ai criteri di scelta ci devono ancora pensare, anche perché, per ora, il programma è solo su carta. Quello che invece è nella realtà sono i dati della scuola italiana. Che ha una percentuale di studenti eccellenti inferiore alla media Ocse (uno studente su quattro è un low performer nelle tre competenze di base, lettura, matematica e scienze) insieme a un tasso di dispersione scolastica del 15 per cento. E chissà se proprio tra quei ragazzi che la scuola si perde ogni anno non ci sia un talento nascosto.

«Il talento sta nella qualità delle intelligenze e non nella misurazione del quoziente. Spesso la scuola non è capace di individuare quella qualità, tanto più che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità anni fa segnalava proprio nei bambini dotati, una maggiore sofferenza emotiva», spiega Daniela Lucangeli, vicepresidente dell’Associazione Gifted and Talented Education e ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università di Padova, che continua: «Un altro errore è scambiare il talento con il bel voto: non sempre infatti c’è coincidenza; e poi credere che il talento sia un evento eccezionale. In realtà, in ogni classe ogni insegnante ha davanti a sé la stessa probabilità di avere ragazzi con difficoltà o con sensibilità cognitive preziose. Il segreto sta nel farle emergere». Cosa che, grazie al progetto Education to Talent, in Veneto, oggi tra le poche regioni con risultati in linea o superiori ai secchioni del Nord Europa, è successo. Insegnanti formati per usare sistemi inclusivi e personalizzazione didattica, per aiutare ciascun alunno ad apprendere dalle qualità dell’altro, laboratori di musica, arte, robotica a cui tutti possono partecipare, e la consapevolezza che, laddove si trova un pensiero divergente, ovvero una strategia cognitiva diversa da quella insegnata, si deve valorizzare e non omologare.

Perché come dice Raffaele Mantegazza, professore di Pedagogia Interculturale all’Università Milano Bicocca: «L’alunno eccellente è l’alunno dal pensiero critico, che ha il coraggio di rompere gli schemi: ecco perché spesso i “super-bravi” emergono comunque, ma in percorsi extrascolastici. Sarebbe allora più utile pensare a una formazione diversificata, con un anno all’estero, e magari non pensando solo alla matematica, ma anche all’arte, allo sport. O ancora, cosa che stanno facendo già alcuni licei, ripensare l’ultimo anno delle superiori dando la possibilità di ottenere crediti frequentando corsi universitari. In ogni caso, considerare i ragazzi come un cervello da performance e la scuola solo dal punto di vista cognitivo, non assicura grandi risultati. Anche i geni devono avere capacità di ascolto e relazione. Sono corpo e emozioni insomma, e per eccellere davvero c’è bisogno di crescere armonicamente». E soprattutto, si deve lavorare sodo. Nonostante il King’s College di Londra ci provi ogni tanto a dire che geni si nasce, alla fine l’aiuto del Dna equivale a poche settimane di studio. Vale ancora insomma, il detto di Thomas Edison, per cui il genio è per l’un per cento ispirazione e per il 99 sudore.

E a Milano, la Scuola della Seconda Opportunità contro la dispersione Una nuova sede presso l’Istituto di via dell’Arcadia e una collaborazione triennale con la Fondazione Bongiorno. Ecco la novità di una delle scuole gestite dalla Fondazione Sicomoro per consentire ai ragazzi dai 14 ai 17 anni di completare il loro percorso scolastico. Il successo, del 90 per cento, si ha grazie al recupero dell’autostima e della motivazione.

schermata-2016-10-17-alle-10-53-53Articolo pubblicato su Gioia! n. 40 ottobre 2016

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