Donne
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Sulla testa delle donne

Cosa hanno in comune Madame Pompadour e Amy Winehouse? Nulla, o forse, guardando le maestose capigliature che sovrastano i loro capi irrequieti, tutto. Lo capiamo leggendo il bel libro di Giulia Pivetta Ladies’Haircult (24Ore Cultura): perché in definitiva i capelli sono tutt’uno con la storia dell’emancipazione femminile; e perché, parafrasando Hofmannsthal, la profondità si nasconde in superficie. Ecco che allora, a secoli di distanza, Reinette e Amy, entrambe ragazze toste e sfrontate, con i capelli si sono fatte una corona, l’eccessivo beehive, e hanno tenuto testa ai maschi che regnano sul mondo. La verità è che non bisogna aver paura di accostare le grandi parole alle messe in piega. Il tirabaci, per esempio, ciocca ribelle sistemata a modino, sta benissimo con la parola libertà. Lo stesso dicasi per il taglio corto, che sia quello stile Giovanna d’Arco che ritorna in Jean Seberg di Fino all’ultimo respiro o nella Mia Farrow di Rosemary’s Baby; o per la chioma spericolata ma consapevole di Farrah Fawcett. E chi ha letto Chimamanda Ngozi Adichie e il suo Dovremmo essere tutti femministi, avrà intuito che le treccine, come la chioma afro da esibire senza le costrizioni della piega stirante, sono una questione di affermazione sociale. Di appartenenza orgogliosa a una comunità.

E non si provi nemmeno a svilire il ruolo del parrucchiere che ha a che fare, come ci racconteranno Beggi e Cocconi nel libro di prossima uscita Filosofia dell’acconciatore. Dialogo sui capelli e la felicità (Ed. Aliberti), con l’intimità femminile. Con uno spazio in cui esprimersi francamente e tra donne. Come insegna la storia di Rosa Parks, e delle intraprendenti beauticians che incitavano al Black Power plasmando treccine, nei saloni di bellezza può persino cominciare una rivoluzione. Ci si può liberare dalla repressione sessuale (in Caramel di Nadine Labaki), o saldare legami più forti delle avversità della vita (il Truvy di Fiori d’acciaio). Non a caso, le donne controcorrente avevano sempre in testa idee meravigliose. Di cheratina s’intende. Joséphine Baker, Louise Brooks, le flapper anni Venti, le garçonnes del Bauhaus (da Marianne Brandt a Lilly Reich). Fino alle ribelli post belliche alla Juliette Greco e alle ragazze beat. Bob, caschetti, criniere lunghissime, code e frange. Studentesse, operaie, ballerine, architette, semplicemente mondane e appassionate attiviste, scienziate e filosofe.

Poi certo c’erano, e ci sono, le donne con la testa a posto. Della buona borghesia, madri e mogli modello. I formalismi degli anni Cinquanta si riconoscono nelle chiome bionde delle pin up, quelli di un decennio più tardi, nell’ordinato bubble cut stile Barbie che impazzava nelle signore americane invaghite dei Kennedy. Ma anche la donna in carriera anni Ottanta avrà la sua criniera simbolo, opportunamente irrigidita dalla lacca alla maniera di Melanie Griffith post (il precario) frisé. Bisognerebbe sempre ricordare che Medusa, figura mitologica capace di impietrire gli uomini, ha serpi al posto dei capelli. Qualcuno anche oggi, li vorrebbe tagliare (insieme alla testa magari), o semplicemente ingabbiarli sotto un velo. Oggi che il massimo della ribellione sta nel non lavarli per settimane, i capelli, o al limite usare acqua e bicarbonato (come Adele), e che la parrucca è tornata di moda. Nascoste sotto frangia e caschetto si può diventare persino popstar all’alba dei quaranta (leggi Sia), mentre Lady Gaga ha mostrato che travestirsi è l’unico modo per essere prese sul serio. Intanto, da sempre, nell’indiano Andhra Pradesh, milioni di donne, uomini e bambini, ogni anno si recano al tempio di Sri Venkateswara, dio purificatore dei peccati, per donare quello che hanno di più prezioso: i capelli. Come hanno mostrato Brunetti e Leopardi nel docufilm Hair India, 440 chili di capelli possono essere acquistati anche a più di 100 mila dollari. Finiscono in Europa a Usa trasformati in extension e parrucche all’insaputa dei donatori che in cambio, non hanno ricevuto nulla se non la grazia.

Articolo già pubblicato su Gioia! del 26 maggio 2016.Schermata 2016-05-26 alle 11.52.49

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