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the help: la verità rende liberi

Qualcuno ha visto The Help? È ancora nelle sale e, se vi capita, andate. L’emancipazione e la conquista dei diritti civili dei neri sono quasi sempre state raccontate attraverso le lotte e la ribellione degli uomini. Certo, ci sono state Bessie Coleman, Rosa Parks e Shirley Chisholm, ma erano i maschi neri che avevano guidato la conquista della libertà. The Help ribalta invece il punto di vista. Dalla prospettiva storica a quella domestica, per provare a scoprire verità intime quanto rivoluzionarie. Che cosa voleva dire essere donna negli anni Cinquanta. Che cosa voleva dire essere donna, moglie e madre, negli anni Cinquanta. Cosa voleva dire essere donna, moglie, madre e donna nera, negli anni Cinquanta. Ognuna di queste donne ha bisogno di aiuto, in fondo. La mamma-bambina depressa. La figlia inacidita dalle manie di perfezionismo. La giovane donna che prova a diventare se stessa barcamenandosi tra razzismi quotidiani. E le cameriere tutte. Donne predestinate ad annullare se stesse per fare spazio alle vite di altre. Vedrete pochissimi uomini in questo film: sono tutti sullo sfondo. Conformisti o beoni. Traditori o violenti. E soprattutto incapaci di dire la verità (anche a se stessi probabilmente). Perché il racconto della verità è il più grande aiuto che possa venire incontro a chi sta marciando verso la libertà, personale o comune. È una cosa che mi ha fatto riflettere. Quante volte è capitato, per convenienza o diplomazia, di negare a noi stesse il racconto della verità. Una rinuncia preventiva, per non incorrere in faticosi fastidi, e perché, in alcuni casi, la verità fa male. La verità è scomoda. Ci dice di umiliazioni e sconfitte, personali e professionali, con cui è umanamente faticoso confrontarsi. Eppure questa negazione è una prigione, un confino con le nostre pigre paure, con ciò che potremmo essere e non riusciamo. La verità rende liberi, dice, a conclusione del film, Viola Davis percorrendo per l’ultima volta il vialetto alberato della villa che segna il confine tra la sua vita da serva muta a quella di donna libera. Ognuna di noi in fondo ha quel viale alberato davanti a sé. Può decidere se affrontare le proprie incombenze quotidiane in verità, o negarle, conservando in cuor proprio l’illusione che quella tolleranza del “vivi e lascia vivere” sia il modo migliore per percorrere la nostra esistenza e non il chiavistello a tre mandate della nostra gabbia dorata.

3 Comments

  1. Manuela Mimosa Ravasio says

    Hai ragione Serena.. e pensare che ero pure andata a controllare!!! Ora correggo e grazie.. mi piace quando chi legge mi corregge… vuol dire che l'ha fatto!

  2. Anonymous says

    Bell'articolo! Ma attenta, a percorrere la strada non è Octavia Spencer, ma Viola Davis 🙂

    Serena

  3. Anonymous says

    Era la prima volta che venivo su questo blog, complimenti, è molto interessante!

    Serena

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