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tutte insieme, democraticamente

Si dice che i tempi di crisi siano anche i tempi di maggior fecondità creativa. Forse perché laddove non arrivano soldi e potere, arrivano idee e volontà. E sarà un caso, ne ho parlato spesso in questo blog, è sempre in tempi di crisi che giunge puntuale la chiamata alle donne. Ed eccoci qui, dunque. A offrire il nostro punto di vista, ad aprire finalmente nuove prospettive. Tutto ciò ci costerà fatica, lo sappiamo. Spesso incapaci come siamo, mi ha detto recentemente un’amica, di passarci la palla, dato che nessuno ci ha insegnato a giocare a calcio. Anzi, il calcio il più delle volte lo odiamo e dovremmo chiederci il perché. In ogni caso, qualcuno ci prova. Le donne di #2eurox10leggi ci stanno provando. In fondo a questo post troverete le persone che hanno collaborato fin dall’inizio. Credo che un profondo grazie vada loro trasmesso. Prima di iniziare a dare il contributo a questo Blogging Day 11.11.11 che intende celebrare l’inizio di un percorso fatto di confronti e incontri. Tra donne e uomini, si spera. Perché, è bene sottolinerarlo, un Paese dove il talento delle donne è mortificato ogni giorno, dove metà delle persone che sono e lavorano per questo Paese non sono rappresentate, è un brutto Paese per tutti. Anche, o soprattutto dire, per gli uomini. Da parte mia, ho cercato fin dall’inizio di sottolineare l’aspetto partecipativo. Di democrazia partecipata oggi, se ne fa un gran parlare. Le esperienze non mancano: a Venezia, a Genova (fu la sindaca Marta Vincenzi a proporre lo strumento del dibattito pubblico per la Gronda di Genova, ovvero il raddoppio a monte di un tratto dell’autostrada Genova-Voltri), a Milano. Mancano però le donne che, ancora una volta, da questa evoluzione del confronto politico, sono assenti. E la conseguenza, non poteva che essere la stessa: la mancanza, nelle priorità del tavolo politico, dei temi sostenuti dalle donne. Chi vuole farsi un giro di letture tra i costruttori del pensiero della democrazia partecipata s’immerga in Locke, Montesquieu, Mill, nel fortunato La democrazia che non c’è di Paul Ginsborg, o nei tanti scritti di Luigi Bobbio. Noi, guardiamoci in faccia. E basta capi chini sulle nostre tastiere dove abbiamo ritrovato, in parte, la voglia di parlarci. Perché la democrazia partecipata passa dal web, ma è sulla realtà che deve agire. Per questo era importante definire temi concreti e chiedere conseguentemente azioni concrete. Regole e leggi. Mattoni su cui costruire un nuovo ordine di società. E mi è spiaciuto quando mi è stato detto che queste richieste valgono poco, così come il processo che le sta generando, perché sono fatte da donne non competenti. Mi spiace perché questa è un’offesa alle donne, e al loro diritto di essere cittadine (e chissà perché alle donne si chiede la competenza mentre agli uomini basta la connivenza). Di fatto, e lo scrivo a futura memoria, la democrazia partecipata è il “relazionamento tra società e istituzioni”, e non necessariamente avviene dall’alto verso il basso. Anzi. Se esiste una possibilità di aprire una crepa nel muro di gomma degli apparati burocratici e politici (quella famosa crepa di cui parla Leonard Coen “c’è una crepa in ogni cosa ed è lì che entra la luce”), quella si forma quando si riesce a far crescere la propria capacità di elaborazione, di proposta e creazione. Perché il vero potere è la consapevolezza, ed è solo più consapevoli che, insieme, si arriva alla meta, con una maggiore capacità di influenza. Le competenze, il tavolo delle sagge come lo chiamo io, arriverà. A #2eurox10leggi ci stiamo lavorando. Ma ci vuole fiducia. Bisogna avere il coraggio di riaprire il circolo virtuoso della fiducia, e d’altra parte se di fiducia ce ne fosse in chi ci rappresenta, e forse tra noi tutte, noi non saremmo qui. Noi siamo qui perché qualcosa ci è mancato e lo vogliamo ricostruire. Perché una firma, anche piccola, sul nostro futuro ce la vogliamo mettere e vogliamo sia un futuro anche a misura di donna. Tutto il resto, è solo lavoro e fatica. Un cammino lungo lastricato spesso delle spine dell’invidia, in cui chi ti sta a guardare lo fa solo nella speranza di vederti inciampare. Ma è sempre stato così, mi dicono. Per chi l’esercizio della democrazia lo vede solo nei palazzi e nelle istituzioni, per l’associazionismo da groupies, per chi pensa che l’unico atto di libertà e determinazione noi lo dobbiamo avere solo quando votiamo. E invece no. Per ora, più di 700 donne, e uomini, hanno detto no. Hanno detto: «Io sono libera ogni giorno e decido, imparo, conosco, ascolto, propongo, io offro a tutte e tutti i miei dubbi e le mie critiche, e persino le mie certezze. Perché siano distrutte e ricostruite di nuovo. E poi di nuovo ancora». Buona fortuna.

L’elendo dei blog aderenti all’iniziativa lo trovate qui

1 Comment

  1. monica says

    Buongiorno, ci sono anch'io ma onestamente non ricordo con quale blog ho sottoscritto ma ho già dato la mia disponibilità a versare i 2 € e la legge da fare è la legge elettorale, secondo me; non possiamo andare a votare in queste condizioni a meno che non siamo tutte igieniste dentali (povere le vere igieniste ce l'avranno a morte con la loro collega milanese), ciao e buona giornata

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