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un calcio alla violenza

Il 24 gennaio scorso Iaia Caputo aveva lanciato via Twitter una proposta «Pensate se le grandi squadre di calcio scendessero in campo con lo striscione: basta violenza sulle donne. Contro il razzismo lo hanno fatto». Ieri sera a Linea Notte ha rilanciato la stessa proposta (dal minuto 11 e dal minuto 44) che per altro aveva già scritto in  suo post sulla questione maschile già rilanciato anche da Marina Terragni. Bene, è tempo che su temi come la violenza, le donne e gli uomini, singole o in associazioni, si uniscano per combattere una vergogna comune. Io sostengo con questo post la proposta di Iaia Caputo e invito tutte e tutti a darne ampia diffusione affinché arrivi forte e non più inascoltabile un messaggio chiaro contro il femminicidio.

tratto dal post questione maschile dal blog di Iaia Caputo

Forse è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia: di imporla con forza all’ordine del giorno, ai mass media, a campagne di sensibilizzazione per farne quel che è: anche, un’emergenza sociale e non una questione privata. Innanzitutto strappandoci dai meandri della coscienza l’oscura convinzione che la violenza sia immanente al maschile e dunque immodificabile, intrasformabile, imbattibile.
E ho due proposte da fare:
La prima è quella di costituirsi parte civile , gruppi, associazioni, soggetti, il più numerosi possibile, nel processo allo stupratore della giovane donna dell’Aquila, praticamente sventrata da un oggetto appuntito nel corso della violenza, un’infamia che l’avvocato difensore del presunto colpevole continua a definire “un rapporto consenziente”. E il fatto che un simile linguaggio sia tornato possibile e pubblico, come ai tempi del massacro del Circeo, è più che preoccupante.
La seconda è una provocazione: perché non chiedere alla lega Calcio, agli “eroi” dell’epica maschile per eccellenza, di scendere in campo per tutto il prossimo campionato con un grande striscione che reciti: “Basta violenza sulle donne”? Lo hanno fatto per sostenere una giusta campagna contro il razzismo, e il femmicidio italiano quanto l’odio etnico o religioso o politico è tempo che diventi una questione che riguarda tutti, ma proprio tutti. Più che mai gli uomini.

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