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una buona letizia

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Francamente, non vedo l’ora di arrivare a lunedì sera. E scommetto che questa urgenza emotiva accompagni anche i sonni, e le veglie, della Signora Letizia Moratti. Ieri sera l’ha mollata pure Gigi D’Alessio. Dopo buona parte della città, metà del mondo cattolico, i leghisti, i cognati, i giornali di partito, e persino quello che ci aveva messo la faccia per sostenerla. È debole, ha detto. Ad alcuni commentatori donna Letizia comincia pure a suscitare compassione. Lasciata sola nel momento più difficile, perfetto esempio da manuale del Glass Cliff. Credo invece che dalla parabola di Letizia Brichetto Arnaboldi, meglio conosciuta, e non a caso, con il nome del marito, Moratti, noi donne dovremmo tutte imparare qualcosa. Una cosa che Ipazia che aveva già detto qualche decina di secoli fa. Per chi rinnega se stessa non ci sarà posto nel mondo. Certo si potrà, per qualche istante, che può anche arrivare a buona parte della nostra (breve) permanenza su questa terra, conquistare qualche poltrona (generalmente però per noi solo sedie). Spartirsi una fetta di potere. Ma di noi, donne, non rimarrà nulla. Io non so come andrà questa seconda tornata elettorale. Certo è che, anche se per qualche perversa congiunzione astrale Letizia riuscisse a strappare un 51 per cento, non sarebbe una vittoria. Non per lei. Perché chi perde se stessa nelle strade dell’esibizione muscolare del potere, chi baratta il dono femminile per una ribalta arrogante e maschilista, fa molta fatica a ritrovarsi. Chi si perde, insomma, è destinato a perdere. Ecco la lezione. Ipazia non lo fece e rimase nella storia. Ora pare che Letizia tirerà fuori dal cilindro qualche donna per riconquistare il suo lato femminile (soprattutto elettorale). Confermando ancora una volta di non aver capito nulla del ruolo delle donne oggi. Non un ornamento per raccattare voti, non un propagandistico effetto speciale, ma una quotidianità seria, una normale ricchezza. Che cosa rimarrà di Letizia e delle altre donne che si sono annullate per rincorrere l’altra metà del cielo lo vediamo tutti i giorni. Nulla. Perché i veri campioni, uomini e donne, sanno che nella vita si può fare molto di più che vincere. Ed è proprio quando capisci questo che il tuo orizzonte si apre verso il vero trionfo. Ed è la volta buona che vinci davvero.

2 Comments

  1. Anonymous says

    Veramente bello questo pezzetto, condivido pienamente. Entrare nella vita pubblica e rimanerci come donne, con tutta la propria capacità di essere empatiche, accoglienti, emotive, fantasiose. Questa è la sfida. Ad esserci come maschi ci sono già riuscite in tante; amputando una parte di noi stesse probabilmente ci saremmo riuscite anche noi. Abbiamo scelto di non farlo, ne abbiamo pagato e ne stiamo pagando i costi in termini di discriminazione e basso status sociale, ma per la dea, noi siamo noi stesse, non la caricatura di un maschio di successo!. Grazie Manuela Mimosa!Elisabetta Addis

  2. Bello sentire che c'è chi, come voi , con ottimismo e “letizia” , non smette di crederci. E' dura esserci come donne, perchè il POTERE è maschio, da sempre, trama e ordito, anche nelle donne.
    Sarà dura finche'ci affannermo a RINCORRERE. Credo che la chiave stia nel PRECEDERE. Nell'assumere una nuova tipologia politica , che non giri sui cardini del PO-TERE ma del PO-R-TARE.
    Il PORTARE è femmina, anche nell'uomo.
    Da Firenze un augurio a Milano perchè scardini il mascolino POTERE di donna e si apra ad un femminile PORTARE di uomo.

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