Donne
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Una donna è una donna è una donna

Dopo il colpaccio di un ministero doppio in cui si abbinano, per manifesta e logica contiguità, sport e pari opportunità affidato a Josefa Idem ecco l’altrettanto logica nomina di una sottosegretaria con i fiocchi: Michaela-con-la-acca Biancofiore. Non mi dilungherò sulle posizioni politiche dell’espondente del Pdl, sulle sue dichiarazioni sui maschi forti alla Mussolini o Berlusconi, sui suoi insulti sessisti e i suoi dubbi etici sull’omosessualità: per chi volesse sentire con le proprie orecchie, basta infatti una full immersion con i vari video di You Tube. Vorrei invece provare a riflettere su come si sia potute arrivare alla nomina di una donna che, di politiche di Pari Opportunità, non ha competenze né ideali. E vorrei anche scivolare, è bastato un tweet, sul fatto che, finché saranno le logiche maschili di occupazione del potere a governare le nomine, il risultato non potrà che essere questo. Forse, è arrivato il momento di prenderci le nostre responsabilità. E la responsabilità più grande se la deve prendere chi, in questi mesi, ha continuato a proporre, dovunque e comunque, un donna. Una qualsiasi donna. Una donna purchè sia. Come se le differenze personali, le dignità individuali, fossero un privilegio esistenziale del maschio. Per noi, invece, carne indistinta e genere diffuso, basta una donna per definirle tutte. Di questa massificazione, di questa perdita di significato, e valore, della singolarità, uno dei principali responsabili, lo dico chiaramente, è Snoq (Se non ora quando). Non l’unico, ma poichè è senza dubbio il movimento mediaticamente più presente, è anche quello che forse dovrebbe iniziare una profonda riflessione sui rischi, di cui spesso ho parlato in questo blog, di confondere trasversalità e qualunquismo. Le donne non sono tutte uguali. E sostenerlo pubblicamente rifiutandosi di dare nomi e cognomi, di ammettere che ci sono anche donne da cui non vorremmo mai essere rappresentate, è una disonestà intellettuale che stiamo pagando cara. E che, soprattutto, ci spinge ancora più indietro nel tempo di quanto non lo siamo già. Perchè, diciamolo francamente, le nostre richieste, le richieste di Pari Opportunità di cui fanno parte per esempio la pari rappresentanza e presenza anche nel mondo del lavoro, in confronto alle politiche e alla cultura delle Pari Opportunità di altri Paesi europei, fanno sorridere. Soluzioni che nascono già vecchie per problemi ancora più datati: uno dei tanti specchi dell’arretratezza italiana. Eppure siamo ancora qui. A farci rappresentare da chi è stata complice e fan devota di una cultura che ha umiliato le donne di questo Paese per vent’anni. No, mi spiace, una donna non è semplicemente un donna. Scommetto che lo sanno anche molti uomini. Quelli per cui l’altro sesso non è un “tanto al chilo” purché, magari, sia bionda e di bell’aspetto. Altrimenti, come diceva un arguto @Larsaan su Twitter, potremmo intraprendere una lotta di principio sul fatto che le donne brune non vengano equamente rappresentate. Perché no, se il livello è questo.

7 Comments

  1. MMR says

    Grazie Giuliana per il commento, non so come funzioni Snoq, non era questo il tema del post. Il tema era della responsabilità culturale e sociale del messaggio che movimenti diffusi e popolari come Snoq mandano. Il messaggio generico “una donna” a mio parere è stato fallimentare e dannoso soprattutto perché fatto qui, in questo Paese, e ora, ovvero ora che questo Paese aveva bisogno di chiarezza e di definire bene che cosa sono le politiche di Pari Opportunità. Generare confusione in un tema su cui siamo già a digiuno e ignoranti è grave.. questa, almeno, è la mia opinione

  2. giuliana brega says

    in questo articolo si parla di disonestà… trovo altrettanto disonesto fare di tutta l'erba un fascio, legittimando un 'direttivo' che non esiste, ignorando la molteplicità delle opinioni all'interno del movimento e l'ampio dibattito che ha portato dopo mesi di discussioni a preferire il termine 'pluralismo' a quello di trasversalità. Trovo poco rispettoso questo modo di affrontare i problemi, volto solo a distruggere e non a tentare di creare, poco rispettoso nei confronti di tutte le donne, quelle che si battono per una agenda politica piena e articolata proprio all'interno di snoq e quelle che sono state escluse per secoli dalla vita e dalla politica e per le quali c'era bisogno di una spinta 'assolutista' che non solo questo articolo ma molte altre prese di posizione sembrano volere ignorare. Ma trovo anche che articoli come questo sottolineino la necessità impellente di definire a chi stia essere ikl megafono della voce del movimento, voce che troppo spesso è stata agita da un piccolo gruppo di donne slegate dalle realtà dei territori e dal dibattito nazionale.

  3. Sono d'accordo con quanto scrivi. Con tutto il rispetto per le donne attive in Snoq “dal basso”, che hanno trovato in Snoq una motivazione per quella che una volta si sarebbe chiamata militanza femminista (oggi brutte parole così non si possono più dire), ciò che trovo gravemente problematico in Snoq è la sua posizione teorica, precisamente il suo “DONNISMO”: un principio secondo la cui logica adesso dovremmo essere felici che Biancofiore stia lì perché dotata di utero. Fikasicula e i blog Femminismo a Sud e Abbatto i Muri denunciano questa pericolosa deriva essenzialista già da molto tempo.

    A proposito di essenzialismo, forse è un po' contraddittorio che nell'articolo si definiscano con tanta naturalezza “maschili” le “logiche di occupazione del potere”. Purtroppo è già evidente che queste logiche non sono connaturate biologicamente al maschile, sono logiche di cui si sono appropriate tranquillamente molte donne in politica, e non certo da oggi (esempio banale: Thatcher). Logiche che una cultura minoritaria di maschi (i “disertori del patriarcato”, maschile plurale) invece rifiuta. Io avrei scritto semplicemente “logiche di occupazione del potere”.

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