Donne
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Vicky Noble: le donne sono dee

Articolo pubblicato su LeiWeb il 6 giugno 2012

Il posto al sole nelle prime pagine dei giornali, almeno quello, le donne l’hanno già conquistato. Womenomics, democrazia paritaria, quote rosa, sono temi che ormai condizionano la costituzione di Cda e giunte, e non passa giorno in cui studi economici o ricerche scientifiche non ricordino la necessità delle qualità femminili: ultimi la Banca d’Italia che, nella sua relazione annuale presentata il 31 maggio , dedica per la prima volta un intero capitolo al ruolo delle donne nell’economia italiana affermando che: «a una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici corrispondono livelli di corruzione più bassi», e lo Wall Street Journal, dalle cui pagine Paul Zak, pioniere della neuroeconomics, anticipa i risultati della ricerca su quella che lui chiama la “molecola della moralità” ovvero l’ossitocina, ormone che le donne producono in maggior quantità. Nessun successo però è veramente acquisito se non si è sovrane di se stesse, o almeno questo è ciò che sostiene Vicki Noble, americana, scrittrice, studiosa delle culture matrifocali e docente di Women’s Spirituality Masters all’ITP di Palo Alto. Noble sarà a Pienza il prossimo 24 giugno in occasione del Festival Aurora proprio per parlare del ruolo delle donne in questo momento storico. E per dimostrare che diventare maggiormente consapevoli di se stesse e del proprio femminile è la strada maestra per diventare padrone della propria vita e soggetti attivi del cambiamento. Un punto di vista radicale, ma che offre diversi, e interessanti, spunti di riflessione.

Partiamo da lontano, da quel principio universale femminile che, secondo lei, è alla base della nostra identità. Qualcosa che ci lega profondamente alla Natura attribuendoci un ruolo importante… 
«Le donne sono biologicamente connesse ai cicli della Terra: basti pensare al mestruo, un ciclo in sincronia con quello della Luna. È questa profonda comunanza che ha consentito quel salto evolutivo che ha segnato il nostro distacco dagli scimpanzé o dai bonobo e da cui dipende l’intera condizione della Vita sul Pianeta. Questo stesso ciclo ha poi segnato l’inizio del Tempo, tanto che i primi calendari erano basati sui cicli mestruali. Solo le donne e la Madre Terra hanno la capacità di dare vita. Ciò detto, non credo che vi sia un intento comune tra le donne. Esse pensano diversamente le une dalle altre e non necessariamente condividono valori comuni».

Eppure lei continua a insegnare alle donne a ritrovare in se stesse quell’antico legame. Un legame che hanno sciolto al fine di soddisfare le pressanti richieste della modernità: è evidente che lo ritiene importante. 
«Le donne del moderno Occidente hanno perso il contatto con il loro potere primordiale e il governo del Pianeta che da esso derivava. Un potere originario che non solo significava piena sovranità personale, ma anche un ruolo da leader nella società. E questo perché, come spiega la paleoantropologa Nancy Tanner, grazie alla relazione madre-figlio, le donne hanno sviluppato delle sinergie intelligenti – tra raccolta del cibo, condivisione di esso e fabbricazione degli utensili – che stanno alla base dell’evoluzione della specie. Ancora oggi, ci sono scienziati come Taylor Shelly che spiegano con la maggior presenza dell’ormone dell’ossitocina i modelli comportamentali adottati dalle donne nelle situazioni di pericolo o di stress. Modelli imperniati sulla cooperazione anziché sulla competizione e l’aggressività (tipicamente maschili) e quindi più efficaci».

Molto spesso però le donne che diventano protagoniste lo fanno ricalcando modelli maschili. È così difficile trovare un’alternativa? 
«È vero, molte delle donne che arrivano a occupare posizioni di potere fanno proprimodelli maschili. Purtroppo per loro però, questa è e rimane una cultura patriarcale e così facendo non potranno agire in nessun modo sul cambiamento. Le donne che si piegano a valori maschili rimangono doppiamente isolate, visto che anche le altre donne non si riconosceranno più in esse. Ma d’altra parte, perché avrebbero dovuto comportarsi diversamente? Viviamo in una cultura in cui Dio è concepito come maschio e quindi, ricordando l’affermazione della teologa americana Mary Daly: “Se Dio è maschio, allora il maschio è Dio”. Esiste, certo, un valore ancestrale femminile a cui guardare. Un’alternativa. Per me è la Madre, o la Dea. Ma le donne occidentali per prime ci hanno insegnato a odiare le nostre stesse madri e ad ammirare i padri, cercando sempre la loro approvazione: è così che abbiamo perso il nostro legame con la Dea».

Riallacciare l’antico legame è quindi la chiave per accedere alla forza femminile. Una ricerca che parte da dentro di se per arrivare, da protagoniste, al mondo esterno. Com’è concretamente possibile? 
«Sono convinta che le donne di oggi abbiano bisogno di ricercare se stesse. Chiedersi: “Chi sono io? Che cosa ci faccio qui?”. Le donne devono imparare a smontare quel castello di falsi valori costruito da una società patriarcale e a risvegliare ciò che, per secoli, hanno sepolto dentro di sé. Secoli in cui hanno perso la fiducia in se stesse, accettato compromessi e dimenticato ogni autostima. Nella mia pratica io invito a visualizzare Vajrayogini, la regina delle Dakini, le donne che camminano nel cielo, e l’emblema per eccellenza della consapevolezza e dell’illuminazione spirituale per i buddisti tibetani. Cantando il suo mantra, cominciamo a immaginare noi stesse come lei. E studiando la vita di due maestre di yoga tibetane, Yeshe Tsogyal (757-817) e Machig Lapdron (1055-1149), possiamo iniziare a identificarci con una stirpe di donne sacre. È così che recuperiamo il nostro “centro” femminile, o matriarcale, e modifichiamo la nostra postura verso il mondo, il nostro pensiero e il nostro agire».

In quest’ottica bisogna forse anche rivedere il senso del potere femminile così come è richiesto e auspicato oggi in ogni ambito della nostra vita, dall’economia alla politica. 
«Il potere femminile di cui si parla di non è un “potere sulle cose”, ma piuttosto è un“potere dentro le cose”. E meglio ancora, è un “potere con le cose”. È bene ricordare che le donne tendono a cooperare e collaborare per natura, in base alla loro costituzione biologica e ormonale. Da sempre nelle società matriarcali le decisioni sono prese con il consenso di tutti. Ogni voce viene ascoltata. Tutti partecipano a questa pratica collettiva, uomini compresi, ma senza dominare. Il potere femminile non è dominio, è partecipazione».

Nel seminario di Pienza lei discuterà del ruolo delle donne in questo momento di transizione per la Terra. Puoi anticipare alcuni dei suoi pensieri? 
«Personalmente vedo non uno, ma molti ruoli per le donne in questa fase storica, anche perché si tratta evidentemente di una fase di transizione verso un modo più femminile di porsi in relazione al Pianeta e alla Natura. C’è un ritorno a valori che dispensano vita, piuttosto che morte, e a metodologie tipicamente matriarcali piuttosto che patriarcali (un approccio che ha quasi distrutto il pianeta). Le donne quindi devono accettare l’invito ad assumere ruoli di leadership nella comunità superando ogni timidezza e abnegazione, mentre gli uomini devono essere pronti a fare un passo indietro aprendo la strada all’equilibrio di genere. A questo punto il problema più spinoso resta ancora tutto dentro il femminile ed è il modo in cui ancora tante donne si contendono l’approvazione del potere maschile. Donne che mettono a tacere se stesse e si allontanano dalle loro responsabilità. Ecco perché con il mio lavoro mi impegno ad aiutarle a ritrovare dentro di sé il loro “centro femminile”, il legame con un potere sacro e millenario. Questo è un dono nostro, della femmina, un nostro diritto di nascita, ed è arrivato il momento di agire per conto della Madre Terra e tutte le sue creature».

Lei ha vissuto in prima persona il femminismo negli anni Settanta e oggi assiste, in tutto il mondo, Italia compresa, a una sorta di risorgimento delle istanze femminili. Anche per questo ha una sua interpretazione personale? 
«Negli anni Settanta, il femminismo e molti altri movimenti del periodo, erano il risultato di potenti forze astrologiche, soprattutto della rara congiunzione di Urano e Plutone. Oggi, per la prima volta da allora, ci troviamo nella stessa e particolare condizione: con Urano, pianeta delle spinte libertarie, e Plutone, l’astro che governa i cicli di morte e rinascita, che formeranno un quadrato esatto proprio il 25 giugno di questo anno tanto atteso, il 2012. È l’Universo tutto che asseconda e promuove gli stessi impulsi di quasi 50 anni fa, ma ora è il momento di far tesoro di quelle esperienze e crescere ulteriormente. Come individui e come società».

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