Donne, Me.
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violenza: la parola a Luisa Muraro

Posto oggi testo inedito di Luisa Muraro ricevuto e pubblicato nel blog di Marina Terragni. Come spesso ho scritto, riferendomi al recente libro di Iaia Caputo Il silenzio degli uomini, esiste, ed è prioritaria, una questione maschile. Che per primi gli uomini dovrebbero affrontare.

Lunedì sette maggio, verso le sette del pomeriggio, sono entrata in un bar e ho ascoltato, dalla televisione accesa, la notizia di una donna uccisa dal marito in seguito a un “banale litigio”, a Napoli. Un’altra, un’altra e un’altra ancora. Nel bar è corso un brusio. Da dove nasce l’odio maschile per le donne? Che cosa nasconde? Si tratta di un odio abnorme, che tira fuori il suo muso di assassino quando, per una ragione qualsiasi, lei non sta più dentro il quadro in cui lui l’ha messa e pretende che rimanga: il quadro disegnato da un misto di oscure aspettative e di ovvie comodità. In passato, le nostre madri e antenate hanno speso tesori di pazienza e d’intelligenza per corrispondere alle esigenze maschili senza diventare sceme o pazze. Non tutte ci sono riuscite. Oggi molte, la grande maggioranza, non ci stanno più. Si sentono libere e intendono comportarsi di conseguenza. Risultato: un crescendo di violenza maschile. Fulvia Bandoli dice la cosa giusta quando, nell’appello agli uomini del suo partito, mette sotto accusa il loro atteggiamento d’ignoranza e disattenzione verso la novità storica della libertà femminile. L’ostacolo maggiore in questo momento storico è, infatti, l’arretratezza mentale e morale di uomini che hanno usato la propria posizione privilegiata per non cambiare. Ne cito uno soltanto, il più illustre della vasta schiera: Dominique Strauss-Kahn. Che si è messo fuori gioco con i suoi stessi eccessi. I mediocri, invece, resistono incollati ai loro posti.
Quel maschio fragile che non accetta limiti s’intitola il contributo della psicanalista Massimo Recalcati per fare luce sul tema. La psicanalisi comincia dunque a registrare che gli uomini arrivano impreparati all’appunto con la libertà femminile. Si tratta, suppongo, di un contributo iniziale. Per considerarlo un inizio promettente, e non la testimonianza d’obbligo in questo momento di mobilitazione anche maschile, mancano secondo me due spunti. Primo, Recalcati non parla a partire da sé, uomo di sesso maschile. E tace ogni possibile legame tra la violenza sessista e la sessualità maschile con le sue ordinarie caratteristiche. I violenti vengono da lui compresi dentro un quadro patologico. Ma non è così. O così non risulta all’esperienza di donne che hanno conosciuto la violenza maschile. Ci sbagliamo noi o l’analista sta esorcizzando la sua propria violenza? Secondo, Recalcati ignora l’incidenza della realtà storica. Parla, per esempio della “legge della parola” che unisce gli esseri umani, ma viene calpestata dai comportamenti violenti. Non so l’origine di questa formula “legge della parola”; se l’espressione ha un senso, non può non far pensare che le donne sono state escluse per legge dalla presa di parola in pubblico, dalla scrittura e dalla lettura, dal parlamento… Con innumerevoli conseguenze ancora vive e attuali nei rapporti fra i sessi. Contro cui, temo, l’ideale legge della parola enunciata da Recalcati non ha voce. Ancor più pesa sullo stato dei rapporti fra i sessi il fatto che il cosiddetto contratto sociale, fatto per tutelare i cittadini dalle violenze dei prepotenti, non ha mai tutelato le donne dalla violenza privata maschile. Mai, in nessun paese del nostro civile Occidente. Come si possa leggere insieme, ma senza fare confusione, la realtà storica e quella soggettiva, io non so, ma che si debba tentare, non ho dubbi, perché l’una e l’altra in me sono scritte insieme, sulla stessa pagina.

7 Comments

  1. “E tace ogni possibile legame tra la violenza sessista e la sessualità maschile con le sue ordinarie caratteristiche.”

    Non capisco questo passaggio

  2. MMR says

    Credo che si capisca meglio leggendo la frase successiva: «I violenti vengono da lui compresi dentro un quadro patologico. Ma non è così…». Io ho interpretato il termine “ordinario” in questo senso: perché spesso interpretare la violenza sulle donne come patologica, come fuori dall'ordinario, è il primo passo (anche nella comunicazione abbiamo visto) per costruire una sorta di attenuante per chi commette la violenza… Chi fa violenza invece è spesso un uomo normale, magari il marito, il conoscente, il fidanzato…questo non significa che tutti gli uomini potrebbero potenzialmente essere autori di violenze, ma che nell'ordinaria e prevalente cultura maschile o meglio maschilista, la stessa che influisce anche sul modo di vivere il rapporto con l'altro sesso e quindi con la propria sessualità,questo comportamento in un certo senso è accettato….

  3. No, uccidere una donna perchè ti ha lasciato non è mai “normale”, negare il diritto di vivere a qualcuno solo perchè non vuole più stare con te non è mai normale e chi lo fa, anche se sembra “normale” all'apparenza, ha dei gravissimi problemi di relazione e credo anche mentali. se sembra un attenuante è perchè siamo abituati a pensare che chiunque abbia problemi mentali non sia responsabile delle sue azioni ma non è sempre così. Non tutti i disturbi mentali ti rendono incapace di intendere e di volere (nè voglio dire che tutti coloro che hanno problemi mentali finiranno immancabilmente per uccidere), è una questione complessa e forse manco dovrei parlarne dato che non ho titoli (non ho studiato nè medicina nè psicologia) ma un genitore che uccide suo figlio, anche se capace di intendere, non può essere “normale” stesso discorso per il femminicida. Anche se li considero responsabili dei loro atti, mi rifiuto di considerarli “sani e normali” dal punto di vista mentale…magari sbaglio ma non ce la faccio Venendo alla comunicazione: se l'assassino aveva una storia di problemi mentali, l'informazione va data nell'articolo, ma il cronista ha il dovere di non farla sembrare giustificatoria

  4. “ha dei gravissimi problemi di relazione”,bè un certo tipo di problemi; non voglio dire che chiunque abbia problemi di relazione uccida..insomma è complicato affrontare questa questione, ci provo ma mi sto convincendo che il male non possa essere spiegato ma solo raccontato. Scusate se insisto

  5. Anonymous says

    Ciao vi invito a (ri)leggere Virginia Woolf, “Una stanza tutta per sè”, dove questi argomenti vengono ben trattati, forse per la prima volta nella storia.
    E vi invito a meditare su queste bellissime parole di Adrienne Rich (poetessa femminista scomparsa di recente, anche lei aveva approfondito molto questi temi):
    “…Ecco perché voglio parlarti ora. Per dire: chi cerca di assumersi la responsabilità della propria identità non dovrebbe sentirsi solo. Dobbiamo poterci sedere e piangere fra la gente, e ciò nonostante restare guerrieri. ( Preparo per te questo strano pacchetto di rabbia e lo lego con amore) . Pensavi, credo, che un posto simile non esistesse per te, e forse allora non c’era, e forse non c’è nemmeno ora; ma dovremo costruircelo, noi che vogliamo una fine della sofferenza, noi che vogliamo cambiare le leggi della storia, se non vogliamo tradire noi stessi.”

    Dice: “noi che vogliamo cambiare le leggi della Storia”: un richiamo alla parte finale di questo post (“realtà storica e soggettiva…in me sono scritte insieme…”).

  6. MMR says

    Paolo 1984, tu stesso, nel secondo commento, ti sei accorto che qualcosa non tornava… vedi, uccidere un altro essere umano è sempre “anormale”. Eppure, se per motivi di mafia si uccidessero 50 persone in pochi mesi, sarebbe emergenza sociale, come qualcuno ha detto. Poiché si uccidono donne, e subito dopo si trova già il motivo (sentimentale).. ecco che l'emergenza sparisce insieme alla vittimaa… tuttavia confido negli uomini come te, che qualche problema se lo pongono… ieri persino la FGCI ha sentito il bisogno di dire che: “la violenza sulle donne è un prblema degli uomini». Bene, sono convinat che questa è la giusta ivoluzione culturale per andare avanti. A presto

  7. MMR says

    Grazie, rileggerò Wollf e leggero Adrienne Rich, poetessa che non conoscevo ma le cui parole mi hanno commosso… Grazie

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