Donne
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Dedicato a lei. Ovvero la scoperta del target #womenonly

Una lista d’attesa di mesi e l’annuncio di nuove sedi (Washington DC, Brooklyn, Soho) . The Wing (nella foto sopra), il coworking e community space tutto al femminile di New York, è davvero sulla bocca di tutti. Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Anzi, nelle intenzioni della sua fondatrice, l’ex consulente politico Audrey Gelman, c’è la volontà di rendere omaggio alla storia dei club riservati alle donne, a cominciare dal quel Sorosis fondato da Fanny Fern che, dopo essere stata invitata a origliare da una porta le conversazioni di una cena in onore di Charles Dickens organizzato da un club ad alto tasso di testosterone, decise di fare altrettanto. Ora, se tante donne, imprenditrici, impiegate o libere professioniste, sono disposte a sborsare 2.350 dollari l’anno per avere un luogo tutto per loro per parlare di libri e sesso, incontrare esperti di salute o giardinaggio, e collezionare spille con i volti di Mata Hari o Siouxie Sioux, significa che un certo desiderio di stare (solo) tra femmine esiste.

In Italia, dove il modello anglosassone sembra lontano, e le proiezioni cinematografiche bandite ai maschi pura fantasia, le palestre in rosa sono invece una realtà. Mrs. Sporty, Curves, Fit for Lady, Lei in Fit, Fit Girl… un fenomeno nato in sordina e che ora registra una vera esplosione. «Le scelgono perché bastano trenta minuti per essere in forma, per liberarsi da uno sguardo che pesa, e spesso perché rappresenta anche un’opportunità di lavoro » dice Susanna Pizzamiglio, fondatrice di Moves, “muoviti” in dialetto valtellinese, che dopo due anni dalla nascita conta sei club sparsi per la Lombardia aperti in franchising. Le donne, del resto, che in tempo di crisi hanno ridisegnato le strategie per far quadrare il bilancio familiare, sono oggi quelle che guidano la crescita delle nuove imprese (il triplo rispetto alla media secondo il Censis); quelle che da sempre hanno maggior istruzione (53,8 per cento di diplomi o lauree contro il 49,2 degli uomini); e pur avendo meno tempo libero, in potere d’acquisto un po’ hanno guadagnato.

Per anni ignorate da alcuni settori del mercato che sotto la dicitura unisex celavano prodotti con un design pensato in vero per i colleghi uomini, si prendono la rivincita. Si pensi, per esempio, alle bici da corsa, da sempre adattate dai modelli maschili e ora con taglie e componenti progettati appositamente per il corpo femminile. Lo ha fatto Bianchi con la linea Dama Bianca, ogni riferimento all’altra metà di Fausto Coppi è voluto; e lo ha fatto Giant, leader nelle MTB, creando Liv, il primo marchio dedicato esclusivamente alle donne cicliste. Che, sia chiaro, sono sempre di più. Come sono sempre di più le viaggiatrici, in compagnia o sole. Più 9,3 per cento secondo una recente ricerca di JFC, generando un volume di affari, per i soli week end, di quasi cento milioni di euro. Naturalmente in crescita.

Il che spiega perché anche l’industria alberghiera cerchi in ogni modo di adeguarsi, con camere “solo per lei”, come quelle proposte da Inc Hotels Group (in Italia le W Rooms si trovano al Best Western Farnese di Parma); o come le Ladies Room del nuovo (apertura a novembre) JW Marriott Singapore South Beach che, alle signore riserva un intero piano con servizi ed esperienze dedicate. E non certo per confino o separazione, ma perché al target “women only” non si può essere indifferenti. Con un occhio ai miti da sfatare. A ottobre, nei saloni Renault torna il remake de La Parisienne, una versione di city car accessoriata ad hoc nel 1963 già proposta sulla Renault R4 e oggi su Twingo. Del resto, dicono alla casa francese, le donne per questo mercato costituiscono il 70 per cento della clientela. A buon intenditore…

Articolo già pubblicato su laRepubblica 20 settembre 2017

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