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Generazione YouTube

[Pubblicato su Gioia! settembre 2015] Se lo dice Susan Wojcicki, madre di cinque figli, a capo di YouTube dal febbraio 2014, e lo dice dalle pagine del Time, c’è da crederci. Il più grosso incremento tra il “pubblico” del terzo sito più visitato al mondo e su cui, ogni minuto, vengono caricate 400 ore di video (65 anni al giorno!), è tra i ragazzi dai sei ai diciassette anni, con il 66 percento, dai sei ai dodici, che vi naviga tutti i giorni. Boom. Negli Usa si grida già al fenomeno e si va avanti, al solito, tra studi sociologici, nuove pianificazioni e revisione dei contenuti tra cui, appunto, il lancio di YouTube Kids, un luogo virtuale dove i più piccoli, per ora solo negli Stati Uniti, possono navigare senza il rischio di inciampare in materiale non adeguato.

Ma YouTube è più di una televisione. È una community, un luogo di sperimentazione e rappresentazione di sé, e la verità è che chi pensa di trovarsi di fronte a una generazione video dipendente, o compulsivamente votata al live streaming, si troverebbe inevitabilmente sulla strada sbagliata. Certo, bisogna dribblare i facili sogni di gloria somministrati dalle sempre più giovanissime star di YouTube, e persino andare oltre le lusinghe della così detta Creators Academy, una sorta di scuola delle meraviglie per gli aspiranti Youtuber che svelerebbe i segreti per “diventare il successo di domani”, ma alla fine, dopo cotanto marketing, conosceremmo davvero loro, i ragazzi. Loro che ascoltano con interesse le lezioni su come realizzare un banner e un trailer di presentazione efficaci, che si applicano per organizzare al meglio i contenuti, usare social network e playlist; loro che prendono appunti per riuscire a creare tag e messaggi immediatamente comprensibili e far lievitare gli iscritti ai canali.

Sono ragazzini e ragazzine che non sembrano aver timore di mettersi alla prova. «Da quando Lorenzo ha cominciato a gestire il suo canale è diventato più spigliato ed è senza dubbio cresciuto in consapevolezza e capacità di creare sequenze logiche nel racconto. E poi, ha imparato a usare alcuni programmi per girare e montare video: è diventato il regista della scuola!» dice il papà di Lollo_RePlay. Quattordici anni, dopo aver seguito on line star del gaming come FavJ, Bstaard e Vegas, si è aperto un account tutto suo: «Non mi piace la tv. Ho sempre preferito YouTube, che è quando vuoi e come vuoi», racconta, alla stregua di molti suoi coetanei, Lorenzo. Sarà per questo che, come ha rivelato Lisa Utzschneider, Chief Revenue Officer di Yahoo, più del 90 per cento dei videospettatori guardano contenuti di media e lunga durata. E sarà per questo che le star di YouTube sono ormai diventate più famose di quelle del piccolo schermo. «Piacciono perché si presentano come persone spontanee e perché c’è modo di interagire con loro direttamente. Anche quando la loro popolarità esce da YouTube, e magari fanno libri o partecipano a film, il dialogo diretto viene mantenuto vivo con post regolari e risposte ai commenti» dice Simona Panseri, direttore comunicazione Google Sud Europa. E, anche in questo caso, il fenomeno non è solo americano.

Se Forbes ha infatti consacrato Andrea Russett, un’adolescente seguita da più di due milioni di giovanissimi, guru della comunicazione digitale, in Francia, le pagine delle riviste per teenager si sprecano per Danae Bessin, e il suo canale Danaëmakeup. In Italia, Sofia Viscardi, ora 17enne, in due anni ha postato più di 100 video che parlano della sua vita di adolescente, del rapporto con i genitori, con i ragazzi. Anche lei, è passata da spettatrice a protagonista, da 15enne che faceva prove con luci e video con lo smartphone, a icona di una generazione che va e viene da sfide on line stile “rischia il gusto”, all’intervista con Roberto Saviano o a uno speech alla Festa della Rete di Rimini. Una complessità, che piaccia o meno, da considerare. A sua volta Viscardi ha “generato” canali gestiti da giovanissimi come AnnavsLuca e Aury&Rebby. Tredici anni e terza media, alla sede milanese di YouTube, invitate con una mail mandata a un centinaio di ragazzi che sembravano interessati a fare un percorso di crescita sulla piattaforma web, sono venute accompagnate da mamma Silvia. Sono iscritte a 135 canali (tra cui quello di Viscardi), e postano video che mostrano ai loro coetanei quante scarpe riescono a provare in un negozio cinese o come si fanno, espressi, i biscotti cocco e Nutella. La madre di Aurora dice di aver visionato lei stessa le prime “produzioni”, e ora che ne ha verificato il contenuto, le lascia operare in autonomia. Come molti altri.

Capaci di scattarsi ottanta foto prima di scegliere quella perfetta da postare su Instagram. Capaci di usare gli studi di registrazione messi a disposizione gratuitamente (per i partner con più di mille iscritti al canale) a Londra e Berlino dalla piattaforma di Google, di organizzare livestream con Facecam… Il che dovrebbe, almeno, farci riflettere sul potenziale di questi ragazzi e ragazze. Non di quello “economico”, già fiutato dai colossi digitali come, oltre a YouTube, Amazon o Netflix che stanno aumentando in modo costante la percentuale dei contenuti riservati ai giovanissimi (se non altro perché sono loro che governano la fedeltà al servizio streaming pagato dai genitori). Ma di quello creativo. Della loro capacità di assorbire, comunicare, inventare. Qualità che forse dovremmo, da genitori, per primi custodire e, perché no, capire. Che, magari, oltre al numero di visualizzazioni e i “like”, c’è pure di più.

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