Comunicazione - Communis Agere
Leave a comment

2020. Le parole per dirlo.

Ieri l’account Twitter ha lanciato un suo tweet chiedendo di descrivere il 2020 in una parola (2020 in on word). Le risposte sono per lo più immaginabili. Io stessa ho risposto non con una parola, ma con un numero (and counting), quello dei morti totali nel mondo per COVID-19. Le parole che usiamo sono specchio della nostra società e dei suoi cambiamenti, ma come ha rilevato l’Oxford Languages, questa nostra ipervelocità di comunicazione ha fatto sì che le parole nuove si diffondessero in una quantità e velocità sorprendente. Senza precedenti. Come si legge nel rapporto Words 2020 an unprecedented year, già ad aprile la frequenza della parola coronavirus aveva superato uno dei sostantivi più usati in lingua inglese, ovvero time.

Siamo stati travolti dagli eventi e insieme da una quantità di parole nuove. Altre, come ho avuto già occasione di scrivere, hanno cambiato parte del significato a loro attribuito, essendo cambiata l’esperienza che abbiamo avuto di esse. Un cambiamento registrato da Oxford Languages quasi in diretta, costretto come era ad aggiornare il lessico quotidiano con termini prima specifici del vocabolario medico ed epidemiologico. Che si conosca l’esatto significato di parole come Rt, risposta immunitaria, trasmissione, pandemia, infodemia… queste parole ormai sono riconosciute. Senza contare che abbiamo usato abbondantemente parole mai usate prima come lockdown, social distancing, assembramento, allontanamento, quarantena,  isolamento…

Leggendo il rapporto Words 2020 an unprecedented year, la cosa che colpisce di più è che, tra le altre espressioni entrate nel fiume in piena del linguaggio quotidiano, una volta abbassato l’allarme, sono espressioni come Black Lives Matter, Cancel Culture, systemic racism a segnalare intorno a quali temi si è ritenuto urgente concentrarsi. Anche scuola, educazione, istruzione sono parole che sempre più spesso entrano nelle nostre conversazioni. E forse è persino interessante sapere a scapito di cosa. Di quali parole abbiamo lasciato indietro. Nel 2019 l’aggettivo remote era stato affiancato a parole come village, island, control, location, monitoring, nel 2020 per remote si intende invece learning, working, workforce, instruction, monitoring con un incremento per altro del 300 per cento. Lo stesso con zoom, nel 2019 associato a 10x, optical, 5x, lens, e nel 2020, a via, meetings, conferencing… e noi tutti e tutte sappiamo perché.

La parola dell’anno 2019 era stata climate emergency e per buona parte del 2020, anche incantati da quella natura che sembrava riprendersi il suo spazio, del clima, del surriscaldamento globale, dell’impronta ambientale, ce ne siamo dimenticati. Il vocabolario pandemico si è portato via pure quella …

 

 

0 0 votes
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments