Month: Febbraio 2021

Venti anni di junkspace

Quello che segue è un articolo dal titolo Junkspace pubblicato ben venti anni fa, precisamente nel numero di febbraio 2001 del mensile Gulliver. Mi è capitato sotto gli occhi facendo pulizia sul Mac e i vari dischi esterni. Non credo che oggi nessuna rivista di così detti viaggi pubblicherebbe una cosa simile. Eppure, se c’è un viaggio che abbiamo fatto, è quello indicato in queste righe. Non mete, ma emozioni, desideri, persino paure. Oggi si parla tanto di storytelling, dell’egemonia delle storie, e io mi chiedo se ci vuole solo un po’ più coraggio. Dopo il cibo, anche lo spazio. Tossico, manipolato, alterato. E, come si conviene, consumato in fretta. Tra un aeroporto e un altro, tra i labirinti umidi della metropolitana e quelli affollati di un centro commerciale, tra il caos asfissiante di una tangenziale e il silenzio profumato d’incenso di un tempio buddista ricavato in un garage. Sovrapposizioni casuali, che sfuggono a ogni regolamentazione urbanistica, e che pure costituiscono l’anima, il senso, e le contraddizioni di una città contemporanea. L’olandese Rem Koolhaas, uno …

Sostenibilità. Ditelo con un fiore, anzi uno slow flower

Vi siete mai chiesti da dove vengono i fiori che avete sistemato nel vaso in ingresso? La strada che hanno fatto rose o peonie prima di finire nel solito chiosco all’angolo da cui vi rifornite? Perché ormai sappiamo tutto sull’origine dei grani del nostro pane, di come sono allevati polli e salmoni, e a ragione vogliamo conoscere chi cuce, e dove, i nostri abiti, ma dei fiori, di quello scampolo profumato di natura che durante il lockdown, tutti ad abbellire balconi e giardini, ha registrato una rigogliosa rinascita, sui fiori appunto, nulla. Eppure, dovremmo sapere che quei boccioli perfetti che la stessa Emily Dickinson scriveva fossero più celesti che terreni, nel 90 per cento dei casi hanno viaggiato fino a trentasei ore, sono stati conservati in celle frigorifere per giorni, e infine trattati con agenti chimici per bloccarne lo sviluppo. Senza menzionare l’acqua sottratta all’agricoltura in Paesi come il Kenya o Etiopia, già sofferenti di siccità endemica, o lo sfruttamento di donne e bambini… Ammettiamolo, raccontata così, anche il più innocuo dei mazzolini perde tutta …

Migrazioni Verticali. La prima su ClubHouse

Su ClubHouse, il nuovo social di cui tutti parlano, non si può registrare (sarebbe meglio usare il condizionale ma vabbè), ma disperdere certe parole al vento, almeno per me, è uno spreco. Tanto più se queste parole sono su una (mia amata) montagna che si pone come un laboratorio di un’altra economia possibile, fatta di imprese giovani e innovative capaci di rivitalizzare un territorio, dal turismo all’agricoltura, ma anche il luogo dove più di ogni altro si deve vincere la sfida più importante: quella della sostenibilità. MigrazioniVerticali™ ha debuttato nella stanza che tengo su ClubHouse insieme a Guendalina Perelli CITTADIN@ NEL MONDO. Nuovi modi di viaggiare, vivere, lavorare, abitare. Una ‘stanza’ che si propone di raccontare come “stare al mondo” in modo ethically minded, e in cui la montagna e le migrazioni verticali, non potevano non avere un posto speciale. Ma è proprio per contribuire a una cultura del vivere il territorio in modo più consapevole e umanamente ricco (ricordo il mio pensiero su identità persone e turismo) che desidero che delle parole di alcuni tra …

Nuova filantropia: la rivoluzione generosa

«Gentilissimo operatore, la ringrazio molto per quello che ha fatto. Per lei è lavoro, ma per una donna di 90 anni come me, vedere persone che svolgono il lavoro con gentilezza è davvero apprezzabile, e io l’ho apprezzato molto…. Come il sale rende più gradevole un buon piatto, così le persone gentili rendono più piacevole la giornata di una persona sola, lei lo ha fatto con me, e sono sicura con altri». Concetta P. aspettava Ugo, l’operatore, ogni giorno verso l’ora di pranzo. Lui saliva con l’ascensore, le lasciava il pasto davanti l’ingresso, ma invece di andarsene subito, si tratteneva a fare due chiacchere con quell’anziana signora che lo guardava dallo spiraglio della porta a distanza di sicurezza. Quando Concetta ha ripreso a uscire, ha mandato a quel volontario di 53 anni del Gruppo L’Impronta che per settimane, ogni giorno, si è presentato davanti la sua porta, questa lettera. Era per dire grazie. Grazie a chi, con l’iniziativa Il Dono di un Pasto a Casa, solo nel mese di dicembre ha consegnato a Milano più …

Dal bleisure al workation. Quando il lavoro a distanza cambia il turismo rurale

Era il febbraio 2016 quando scrivevo, e non per la prima volta, di bleisure , neologismo coniato dall’unione di business + leisure e dato per una delle tendenze più importanti di quell’anno. Si parlava di tecnologia, di sconfinamento dei tempi della vita privata in quelli del lavoro, di nuove possibilità di ospitalità in hotel e agriturismi. Fino a oggi. In un mondo che sembra lontanissimo rispetto a quello di cinque anni fa, e in cui quel bleisure si è trasformato in workcation o per i più workation, ancora un neologismo, nato questa volta dall’unione di working on vacation. Che sia solo per amor di cronaca dei travel trend (che non c’è), poco importa, mentre è interessante vedere cosa si muove intorno a questo supposto fenomeno cucito addosso alla crescita esponenziale dello smartworking, o meglio del lavoro da remoto. Si è parlato molto della possibilità offerta dai più popolari sogni esotici, di trasferirsi in mondi cartolina per alcuni mesi per continuare a lavorare a distanza. A Barbados con Barbados Welcome Stamp; a Bermuda con il visto di un anno Work …

Cosa resta del turismo in un mondo immobile? Forse, le persone

In questi miei primi tre giorni in ClubHouse mi sono concentrata sulle stanze dedicate al turismo. Praticamente, un esercizio di futurologia, essendo, tra i tutti settori investiti da questa incertezza radicale, quello più colpito e per cui,  qualunque cosa si dica, a parte i dati, si deve necessariamente iniziare con se, ma, forse… Eppure, gli interventi sono stati interessanti (quelli organizzati da Roberta Milano per esempio), e specchio di un settore che sta facendo ogni sforzo per trovare una via di uscita da quello che sembra un vicolo buio e cieco. Parlare o scrivere di turismo, quando di turismo praticamente non ce n’è, è un esercizio disperato. Chi sta nelle redazioni dei magazine di viaggi, gli stessi in cui io sono stata per anni, mi racconta delle difficoltà organizzative per portare a casa un reportage, decidere le mete… Tutti d’altra parte lamentiamo di essere “immobili” da mesi e mesi. Volendo aggiungere un aneddoto personale, l’altro giorno, ho letto del progetto del Reina Sofia sul Rethinking Guernica che permette di vedere tutti i dettagli del capolavoro …

Bivacchi alpini: l’ultima frontiera dell’accoglienza in alta quota

È un’architettura estrema, ridotta al minimo eppure resistente a condizioni meteorologiche limite, sbalzi di temperatura radicali, neve e terreni accidentati, quella dei bivacchi di alpini. Un’architettura elementare, che riconduce alla necessità primordiale dell’essere umano di proteggersi dalla natura. «Ci sono i bivacchi storici che resistono, come la capanna Resegotti, a 3624 m. sulla Punta Parrot, a dominare l’alta Val Sesia, ma negli ultimi anni, anche per la necessaria sostituzione di alcuni ormai inagibili, sono molti gli architetti che si sono confrontati con l’existenz minimum, uno spazio minimo a misura d’Uomo, a metà tra esercizio stilistico e pratica ingegneristica in quota» dice Aldo Faleri, docente di Design Alpino alla Scuola di Design del Politecnico di Milano e curatore di mostre e incontri sul tema. Senza fuochi, senza acqua, senza i confort a cui ci hanno abituato i classici rifugi, il bivacco è anche l’occasione per sperimentare nuovi moduli abitativi prefabbricati. Ad aprire questa via Stefano Testa e Luca Gentilcore di LEAPfactory (Living Ecological Alpine Pod) con l’ormai noto bivacco Gervasutti sul Monte Bianco, una sorta di …