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5/20 orario continuato

Poco più di tre minuti di servizio al TG3 di questa sera. Il tempo per insinuare un dubbio, per avvertire qualcosa che non torna, un pericolo che si avvicina, ma non sai da quale parte. Vedo, e sento, donne che raccontano di alzarsi alle 4 e mezza per iniziare a lavorare alle 5. L’azienda, la Luxottica, ha consentito loro di scegliere il turno dalle 5 alle 13, e tante di loro l’hanno fatto, perché uscite da lì avevano il pomeriggio per occuparsi della casa, dei figli. Ascolto, donne stanche, donne che alle 20 crollano sul divano. Fino al mattino dopo. La notizia dell’accordo Luxottica era stata salutata come una ventata di modernità anche da Dario di Vico sul Corriere della Sera in un articolo del 15 gennaio. Allora non si faceva menzione del fatto che il costo maggiore di questa illuminata consultazione condivisa lo avrebbero pagato le donne. In un articolo di Cinzia Sasso apparso su DRepubblica qualche giorno fa invece, il sindacalista (maschio) Nicola Brancher, arriva persino a dire (e copio/incollo dall’articolo): «Chi fa il turno delle cinque del mattino sa che ha tutto il pomeriggio libero e per molte donne questa è stata la chiave per conciliare la famiglia e il lavoro». Come se fare il doppio lavoro significasse conciliazione. Bravo, il sindacalista illuminato. Eppure stridono queste descrizioni della fabbrica perfetta con i racconti delle persone. Persone che sono sparite da tutti gli articoli che salutano come una conquista questo “orario continuato”. Preferivate che andassimo a produrre in Cina? No, per carità, meglio che la Cina venga da noi. Almeno ci si risparmia il viaggio. Stiamo parlando di un’azienda che nel 2011 ha registrato un fatturato record di 6,2 miliardi di euro, aumentato del per 7,3 cento rispetto all’anno precedente. Stiamo parlando di un fiore all’occhiello del Made in Italy. Eppure questo fiore all’occhiello del made in Italy non ha pensato che, visto che si chiedevano sacrifici, gli stessi dovevano essere spalmati equamente, tra uomini e donne. Equamente e, oserei dire, obbligatoriamente. Sappiamo tutti che la scelta, in determinate condizioni, quando si fa di tutto per tenersi il lavoro, e permettetemi anche per tenersi la vita, è molto condizionata. Perché non inserire allora dei criteri di equità alla base della nuova organizzazione? Io me li immagino questi workshop tenuti a gruppi di 40 in cui è andata in scena la consultazione aziendale. Management e sindacatilisti, tutti uomini (sono pronta a una felice smentita). Uomini per cui il pomeriggio libero è libero pomeriggio. Che non sono costretti a scegliere il turno per avere più tempo per casa e famiglia. Così, mi prendo questa libertà, e cambio il titolo dell’articolo di Cinzia Sasso, che è sbagliato, ed è per questo che l’ho ripetuto nel mio post correggendolo: l’orario continuato è dalle 5 alle 20. Alle 12 c’è solo il cambio turno.

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