Educazione
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Abbandono di minori

Ho fatto un sogno. Mi sono sognata che i presidi delle scuole secondarie si mettevano d’accordo e disobbedivano all’imposizione della DaD. Aprivano le scuole. Aprivano le classi, i laboratori e gli auditori. C’erano i ragazzi e le ragazze tutti e tutte. C’era pure il gatto, ma credo sia una digressione onirica. E poi sono arrivati a portarli via. Uno dopo l’altra, che non si capiva dove andassero e come. Uno alla volta, lontani.

In Italia, prima in Europa, il 22,2 per cento dei giovani compresi tra i 15 e i 29 anni non lavora e non studia. Sono 2 milioni di Neet. (dati Istat).

In Italia, abbiamo solo il 61 per cento di diplomati (media EU 78) e il 19 per cento di laureati (media EU 32,3). Come sempre, fanalino di coda.

In Italia, la percentuale di abbandono nella scuola secondaria di II grado è pari al 4 per cento secondo il MIUR, ma secondo i dati di  Eurostat, che considera in modo più complesso la mancata frequenza della scuola, il 14,5 (media europea del 10,6) .

In Italia, la spesa nell’Istruzione è inferiore agli altri Paesi europei, sia in rapporto al Pil che alla spesa pubblica totale. Ultimi in graduatoria. In particolare se per l’istruzione pre-primaria e primaria ci conformiamo alla media europea, per l’istruzione secondaria e quindi la terziaria (università) siamo decisamente insufficienti (sta scritto tutto qui e qui).

In Italia, nei prossimi dieci anni si rischia di perdere un milione di studenti. E le conseguenze dell’epidemia che stiamo vivendo potrebbero ridurre le immatricolazioni di circa 35 mila studenti ( dati qui).

Ma noi chiudiamo la scuola. E quando scrivo chiudiamo la scuola, comprendo anche la soluzione DaD ora ribattezzata DDI, decisa da regioni come la Lombardia. Come scrissi a marzo, era di primaria importanza prestare attenzione a “come” e “se”, la DaD sarebbe stata inserita nelle agende politiche. Cosa si faceva per evitarla, a trovare strategie e soluzioni (non i banchi a rotelle) per garantire un diritto fondamentale come quello dell’istruzione. Non si è fatto nulla. Per mesi i sabato sera gremiti (e non solo quelli) sono stati garantiti, le vacanze e le discoteche, mentre le scuole erano lì a trovare ingressi alternativi, riprogettare flussi, smembrare classi e alternare turni. Erano già sole e abbandonate allora. Avremmo forse dovuto accorgercene e immaginare come sarebbe andata a finire. Non abbiamo vigilato. Sulla Dad, che era la scappatoia a portata di mano, una scappatoia che noi abbiano lasciato.

Questa mattina il sindaco di Milano Beppe Sala ha fatto una parziale marcia indietro. Ha detto che lui sulla DaD non è d’accordo. Chiudere i ragazzi in casa e via libera all’aperitivo, in effetti potrebbe risultare vergognoso. Poi ha citato la mamma e la sua chat di classe. Che è esattamente il motivo per cui oggi si può pensare di chiudere le scuole secondarie solo perché i ragazzi “sono grandi” e possono stare a casa da soli. È quella che ho sempre chiamato “la scuola delle mamme”. Una scuola pensata non per rispondere ai bisogni e ai diritti cognitivi e formativi di bambini e bambine, ma come forma di welfare alle famiglie. Una visione superata dall’inizio del Novecento, quando Maria Montessori parva sì gli asili e i nidi per le mamme lavoratrici, ma nel contempo diceva che il neonato aveva una sua esigenza specifica di apprendimento. Ma tant’è, la “scuola delle mamme ha vinto e non so quanto inconsapevolmente abbia dato un assist a chi di scuola da decenni non se ne vuole occupare (vedi sopra). E che ora può chiuderla che tanto le mamme hanno i bambini e bambini all’asilo e alla materna.

A causa della pandemia alcuni studi hanno visto che gli studenti potevano perdere  il 32-37 per cento di competenze per la lettura e del 50-63 per cento per la matematica (leggi qui)

Sull’effetto sui guadagni e sul lavoro in relazione alla frequenza scolastica e al danno che l’assenza da scuola porterà ai giovani in termini di consumi e lavoro rimando alle analisi super documentate di Fabio Sabatini dell’Università Sapienza.

In Italia se ci si laurea in ingegneria o nel campo delle tecnologie informatiche il tasso di impiego va ben oltre l’80 per cento. Ma noi non abbiamo abbastanza laureati e laureate in discipline scientifiche (Education at Glance 2020)

C’è una chiara relazione in termini di titolo di studio e occupazione, tra livello di istruzione e ritorno occupazionale (dati Istat)

Mi chiedo se mai questo Paese sarà in grado di affrontare temi come scuola e istruzione in modo meno retorico. Se ce la faranno anche i genitori, dico, ad avere il coraggio di guardare con il rispetto che merita questa istituzione. Questa è la conferma di un pensiero che mi gira in testa da tempo: e cioè che siamo del tutto inetti nel nostro ruolo di garanti del futuro delle prossime generazioni. Che poi sarebbe la ragione per cui siamo qui, su questa Terra ricevuta in prestito (cito il Papa). Abbiamo perso, punto. E non perché i giovani sono venuti “fuori male”, ma perché siamo noi a non essere capaci. Tecnicamente tutto questo si configura come abbandono di minori. Un furto immondo di futuro, certo, ma ora, è abbandono di minori. Abbiamo portato la nave in un abisso, e ora stiamo rubando le ultime scialuppe per scendere a terra. A bordo, ci lasciamo loro. I nostri figli. Questo siamo.

Nella foto Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya

 

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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